L'assessur Polotti, il sindaco d'Agosto

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Maurizio Polotti Froiio

2009 L Saggi L'assessur Polotti, sindaco d'Agosto Intestazione 14 aprile 2008 25% Saggi

EPUB silk icon.svg EPUB  Mobi icon.svg MOBI  Pdf by mimooh.svg PDF  Farm-Fresh file extension rtf.png RTF  Text-txt.svg TXT


L’assessur Polotti, il sindaco d’Agosto, che si teneva in contatto con i cittadini parlando in milanese dai microfoni di Radio Meneghina.



Nel ricostruire l’attività politica svolta a livello milanese da Giulio Polotti, non si può non partire dal curioso appellativo con cui venne soprannominato dalla stampa dell’epoca:” Il sindaco d’agosto”.

Questo ruolo di “Supplente” del sindaco nel mese più caldo dell’anno, per la sua suggestione si è fissato nell’immaginario collettivo e individuale dei milanesi. ”Il suo regno dura solo lo spazio di un mese, fino a quando il primo cittadino ritornerà dalle ferie” si legge in un articolo/intervista del quotidiano Avvenire dell’Agosto 1984 Tralasciando il fatto che l’accostamento dell’appellativo di una carica al mese in cui è stata ricoperta ha come illustre precedente il soprannome di Umberto II « Il re di Maggio», non si può non ricordare un’espressione molto in voga negli anni dell’attività politica di Polotti: “Il governo balneare”.

L’estate, infatti è la stagione della calma politica, della quiete che si contrappone al momento delle lotte sindacali, della concertazione, all’«Autunno caldo» appunto.

Battute a parte, Polotti ebbe un compito delicato: se è vero che gli abitanti di una città “Che sta mai con mann in mann” nel mese di Agosto, si prendono le meritate ferie, è altresì vero che le persone più fragili, come gli anziani, i malati e i disabili nei mesi estivi, per via della chiusura di negozi o servizi pubblici, vedono aumentare ancora di più i loro problemi. “Inanzitutto il dramma degli anziani. In estate la loro solitudine diventa immensa, totale- con queste parole Giulio Polotti rispose alla domanda, del cronista de La Repubblica , su quali fossero gli aspetti e i problemi della Milano d’agosto che l’avessero più colpito, -è in questo periodo che si rivela come, nonostante il molto già fatto, l’amministrazione debba fare ancora molto. Occorrono strutture, case, circoli.Qui invece non c’è nemmeno un campo di bocce”.

Ma Polotti, ebbe l’intuizione che la città e le relative strade vuote, potevano rappresentare un’ottima occasione per svolgere interventi di manutenzione, ordinaria o straordinaria, riducendo i disagi che tali lavori comportano alla popolazione.

”Quando nel 1978 diventò assessore ai lavori pubblici Giulio Polotti- scrive Letizia Mozzi in un articolo pubblicato su “Il Giornale”- come prima cosa varò il sistema “Strade: Maggio-Settembre”. Decise cioè di ricoprire le buche dell’asfalto, di cambiare i marciapiedi e di scavare con le ruspe soltanto nei mesi estivi perché con il caldo si lavora meglio (teoricamente) e la città è semivuota.

L’importante - dichiarò Polotti durante un’intervista rilasciata significativamente il 20 Giugno 1984- è che tutti i lavori sono stati programmati e concentrati nel periodo estivo, in modo che da Ottobre ad Aprile non ve ne debbano essere.

Ugo Tramballi, giornalista del quotidiano di via Solferino, in un articolo pubblicato il 31 Luglio 1983 arrivò a scrivere “C’è qualcuno a Milano che si augura un esodo massiccio dalla città, che spera che qui, ad agosto, ci sia il deserto. E’ Giulio Polotti, assessore comunale ai Lavori Pubblici sotto la cui responsabilità si stanno sbancando le strade di Milano.”

In un’intervista pubblicata nel 1984 su “Repubblica” nel giorno di Ferragosto, a proposito della sua abitudine di trascorrere le ferie in città dichiarò col suo solito tono pragmatico e deciso “Sto qui e sorveglio, controllo di persona. Sa, Sono tutti bravi, ma un occhio per sorvegliare e qualche frase per sollecitare non guastano mai…”

Tuttavia Polotti nelle afose giornate agostane, non deve solo occuparsi di coordinare e controllare l’esecuzione delle opere realizzate nei mesi estivi, come scrisse Claudio Schirinzi in un articolo per il Corriere della Sera dal significativo titolo “Rimane solo il governatore” infatti “Ha pieni poteri normalmente esercitati dal sindaco. Tognoli prima di partire gli ha lasciato la cosiddetta “delega generale”. Perché proprio a Polotti? La risposta è semplice: perché è l’unico assessore che quest’anno resta sempre a Milano ed è reperibile 24 ore su 24 (il sindaco Tognoli va e viene: oggi ad esempio sarà a palazzo Marino per il ricevimento offerto agli anziani: il vicesindaco Quercioli, deputato è stato tutta la settimana a Roma per i lavori parlamentari: gli altri assessori alternano presenze e assenze secondo un programma di ferie più o meno scaglionate )

«Il sindaco d’agosto», «Il sindaco del «Nost Sahara», «Il governatore estivo», «Il sindaco di mezza estate» saranno solo alcuni dei soprannomi coniati da giornalisti, personaggi politici e semplici cittadini, che saranno riferiti a Polotti, nelle numerose interviste curiosamente pubblicate proprio in piena estate: Il quotidiano La Repubblica del giorno di Ferragosto del 1984 arriverà addirittura a scrivere “Per molti a Palazzo Marino è il sindaco d’agosto, e c’è anche chi in agosto lo chiama sindaco”.

E il quotidiano del pomeriggio “La Notte” del 4 Agosto 1984 , concluderà un articolo in cui si comunica che “Polotti sarà ancora una volta «Sindaco d’Agosto»” con “Ricordiamo che il nome di Polotti, socialista, venne fatto anche, con altri, quando si parlò di una possibile successione di Tognoli non soltanto d’Agosto”.

E, sempre secondo La Notte , questo ruolo di “governatore estivo” farà sì che Giulio Polotti, risulti nella rosa finale delle tre persone “papabili” per la successione di Carlo Tognoli a sindaco di Milano; in fondo secondo il quotidiano del pomeriggio “la scorsa estate fece un periodo di rodaggio a Palazzo Marino sostituendo il sindaco Tognoli recatosi in vacanza”. La Milano ferragostana amministrata da Polotti, rivela a giudizio della stampa dell’epoca un’insolita efficienza, in alcuni casi ritenuta migliore del solito“Comunque lui in competizione con Tognoli proprio non ci vuole entrare- scrive a questo proposito il quotidiano Avvenire , prima di riportare un commento sull’argomento proprio dello stesso “sindaco d’agosto” «Come si fa a fare dei paragoni? La mia è un’attività limitata, devo portare a termine i lavori in corso e garantire la normale amministrazione: un anno è diverso da venti giorni di una città in ferie» “Politici in ferie? Cose dell’altro mondo” - commenterà nel 1995 in un’intervista al Corriere della Sera, una decina di anni e una “Repubblica“ dopo l’ultimo incarico ricoperto da assessore, i problemi estivi della allora giunta leghista:-Le ferie! Creano sempre dei problemi... Anche ai miei tempi era la stessa cosa. Però non ci sono santi: se sei stato eletto, prima di tutto sei al servizio della città Tutto il resto viene dopo. Ora che un sindaco possa essere in difficoltà perché due del suo gruppo si stanno abbronzando, mi sembrano cose dell’ altro mondo...".

Nella stessa intervista affermò di non essersi pentito di aver saltato per tanti anni le ferie: nella sua permanenza agostana all’ombra della madonnina, Polotti, era solito frequentare, come tanti milanesi, le nuove iniziative, ricreative come spettacoli di musica, cinema e teatro, che in quegli anni il comune di Milano idea, assieme anche a curiose iniziative sportive, per chi non va in ferie, come il progetto “Vacanze a Milano ”, o “Estate a Milano”: “In piazza della Scala dove decine di persone prendono il fresco giocando col cane o chiacchierando sedute in crocchio, c’è anche l’assessore Giulio Polotti, facente funzione di sindaco in questo intermezzo tra una stagione politica e l’altra: è in maniche di camicia anche lui con cane lupo al seguito” si legge nella cronaca de Il Giornale su come i milanesi abbiano trascorso il ferragosto del 1985. Il “Primo cittadino di Ferragosto”, oltre a recarsi a vedere gli spettacoli teatrali in dialetto meneghino organizzati dalle rassegne estive patrocinate dal comune, era solito consumare quotidianamente i suoi pasti al ristorante all’aperto allestito al parco Sempione dal settore refezione scolastica del comune .

Nell’agosto 1976, il servizio refezione del comune di Milano allestì infatti un grande ristorante con menù a prezzi popolari, sia per offrire un’alternativa a chi rimaneva in città (in particolare gli anziani), sia per creare un’occasione di socializzazione. Alla sera infatti si tenevano spettacoli musicali sul palcoscenico di Burri (successivamente demolito). Migliaia di persone frequentarono il ristorante del Comune che utilizzava il personale della refezione scolastica, inattivo per i tre mesi di chiusura delle scuole. Negli anni successivi furono aperti analoghi punti di ristoro nei parchi Forlanini e Trenno .

Nel 1984, il quotidiano “La Repubblica” presentando la nona edizione di “Vacanze a Milano”, sottolinea l’importanza dell’iniziativa di ristoro messa a punto dal Comune arrivando a scrivere “Clou della manifestazione come sempre la possibilità di mangiare all’aperto (tutte le sere, il sabato e la domenica anche a mezzogiorno) al prezzo di 5.500 lire. Trenta cuochi della refezione scolastica sono già mobilitati per affrontare le diecimila e più richieste quotidiane che da oggi pioveranno ai parchi Sempione, Trenno e Forlanini.”

Iniziative come «Vacanze a Milano» o «Estate a Milano», ebbero l’indubbio merito di contribuire a modificare il rapporto tra cittadini e istituzioni: dopo la contestazione del 1977 l’indirizzo della giunta comunale fu proprio quello di offrire nuovi servizi alla cittadinanza, in un’ottica completamente diversa dalla precedente concezione di intervento sociale. In quest’ottica si spiegano le numerose attività per il tempo libero ( volte quindi non solo al soddisfacimento di bisogni primari dell’individuo) proposte, ai milanesi negli anni ottanta; questo indirizzo di intervento del comune avrà ripercussioni, come vedremo anche sull’urbanistica e in particolare sulla progettazione degli spazi di verde pubblico. (Il parco di Trenno, in cui si svolsero molte delle iniziative estive organizzate dal comune, fu realizzato proprio alla fine degli anni settanta, su un’area fino ad allora utilizzata come terreni agricoli.)

Nella memoria di chi allora era bambino o giovane, rimane vivo il ricordo di curiose iniziative di carattere sportivo, mai più replicate, come le lezioni di Windsurf alla darsena o nel laghetto del parco Forlanini, o le lezioni di canoa negli stagni del parco Sempione.

Per gli anziani furono previsti invece, oltre che numerosi spettacoli teatrali, molti dei quali in milanese, lezioni e tornei di bridge e scacchi.

Il 14 Agosto del 1985, si organizzò all’aperto al Parco Sempione, alla presenza di oltre diecimila persone, un’eccezionale puntata del Maurizio Costanzo Show , durante il quale fu intervistato Giulio Polotti, che illustrò i nuovi progetti in ambito teatrale del Comune di Milano, in primis, la costruzione della nuova sede del Piccolo Teatro.

Da questa particolare attenzione per lo sviluppo culturale in direzione di un contatto diretto con la cittadinanza milanese, nacque l’iniziativa “Milano per voi”, forse il vero fiore all’occhiello della politica culturale promossa dalla Giunta di sinistra.Ogni sabato pomeriggio e domenica mattina, quasi in parallelo con il calendario scolastico, furono organizzati incontri gratuiti di approfondimento sugli argomenti più disparati, dalla medicina all’urbanistica, passando per la geografia, la letteratura, e molto altro, in collaborazione con il Circolo Filologico, La Scala e gli atenei milanesi [Landoni 53]

«Questa proposta della giunta- ricorda sempre Landoni[87] a proposito di “Milano per voi”, era stata avanzata nell’ottica di favorire un innalzamento dei livelli qualitativi di vita sociale ed un nuovo utilizzo delle zone centrali della città, che nelle ore serali e soprattutto il sabato erano spesso teatro di manifestazioni e cortei che non di rado si caratterizzavano per un esito violento. Anche per questa ragione la cittadinanza non godeva della piena fruibilità degli spazi urbani, specie nella gestione del tempo libero e dunque il Sindaco propose di impedire, il sabato pomeriggio, l’uso del centro storico come luogo di ritrovo per l’organizzazione e lo svolgimento di iniziative politiche, raccogliendo il plauso dello stesso prefetto Amari».

Proprio da questa tendenza a “Snellire il rapporto tra cittadino e comune”, per usare proprio le parole con cui fu definita da Giulio Polotti, deriva anche la politica del decentramento che almeno nelle intenzioni iniziali dei promotori, tra cui ebbe un ruolo di primo piano proprio Polotti, sarebbe dovuto essere non solo amministrativo ma anche culturale, con l’organizzazione di eventi per il tempo libero in varie zone della città, soprattutto nelle periferie.

«I consigli di zona hanno senso se diventano uno strumento di alleggerimento della macchina comunale- dichiarò Polotti in un’intervista al quotidiano di via Solferino - il decentramento deve portare a una burocratizzazione del rapporto fra cittadino e Comune, se invece si trasformasse in un duplicato, in un doppione allora sarebbe il fallimento»

Simboli tangibili e al tempo stesso “Totem” di questo politica furono proprio i “Centri civici” strutture polifunzionali che vennero aperti in ogni circoscrizione in cui era stata divisa la città.

«Vogliamo dare- dichiarò Giulio Polotti in un’intervista del 1976 a L’Unità - ad ogni zona un”centro” che sia veramente tale come dislocazione e per i servizi che ad esso devono poter far capo, in previsione anche del decentramento, sia pur graduale della macchina comunale». Infatti vennero realizzate molte nuove sedi del decentramento amministrativo con tutti i servizi burocratici ma anche con teatri, sale per conferenze che offrivano luoghi per attività culturali , ludiche e sociali. E’ un cambiamento epocale;come viene sottolineato dalle parole dei giornalisti del quotidiano di Via Solferino infatti “Palazzo Marino che fin dal 1848, all’indomani delle Cinque Giornate , è sede della città, manterrà il suo ruolo centrale. Ma dovrà cedere spazio al decentramento amministrativo che si è fatto via via sempre più concreto. E proprio di questa concretezza sono espressione le nuove sedi dei consigli di zona: non più semplici uffici burocratici ma centri vivi di attività e punti di riferimento per chi abita nel quartiere. Per ospitare queste nuove strutture, definite “Municipi”, da un lato il comune sceglie di costruire edifici ex novo, con ampio ricorso all’uso di cemento armato, come si usava negli anni ottanta, come per il caso del centro civico del Gallaratese, di via Oglio al Corvetto e del Ticinese, dall’altro si sceglie di salvare dal degrado, restaurandole e riutilizzandole le vecchie cascine rurali di periferia, come Cascina Monastero, Cascina Monluè, Cascina Biblioteca, Cascina S.Romano, Cascina Bellaria, Cascina Anna) «Sono veri e propri municipi- dichiara Giulio Polotti, nello stesso articolo del Corriere della Sera appena citato- ospiteranno infatti oltre agli uffici del consiglio di zona, anche la vigilanza urbana, i servizi dell’anagrafe e dell’assistenza e sicurezza sociale, la biblioteca, le sedi decentrate dell’assessorato all’igiene e alla sanità e, per uno o due di essi, anche la Farmacia»

Per quanto riguarda invece le sedi dei consigli di zona che vengono ospitate in edifici preesistenti di proprietà comunale, opportunamente ristrutturati, significativo può essere il caso di Villa Passerini a Niguarda, una costruzione settecentesca di notevole pregio architettonico che il comune ha deliberato di ristrutturare realizzando per la zona 9, come dichiarerà orgogliosamente Giulio Polotti, nel 1980, nel presentare il bilancio dei lavori svolti , anche un centro culturale, una biblioteca, una sezione staccata degli uffici anagrafe, e un comando della vigilanza urbana

Un’altra villa storica sarà destinata a sede del consiglio di zona: è il caso della zona 7, dove Villa Hanau, edifico classicheggiante sito in via Guerzoni 38, successivamente utilizzato come nosocomio durante l’epidemia di vaiolo del 1883, ospita anche un centro sociale e una biblioteca rionale .

Per la sede del consiglio di zona 18, si sceglie invece di ristrutturare la cascina Monastero del ‘300, così chiamata perché era un antico convento degli Olivetani, che furono costretti ad abbandonarla durante la dominazione austriaca. Anche in questo caso è previsto oltre alla sede del consiglio di zona Baggio che la struttura accolga il centro civico, manifestazioni culturali e la sede dei vigili della zona .

«Passo dopo passo, insieme ai consigli di zona, riusciremo a costruire una gestione del patrimonio comunale razionale, giusta, aderente alle necessità della città”» dichiarerà Polotti concludendo un’intervista relativa proprio alla valorizzazione degli immobili del comune, presenti nelle varie zone della città.

E tutti i presidenti dei Consigli di zona cittadini, alla fine del mandato di Assessore, di Giulio Polotti, saranno firmatari di una sentita lettera di ringraziamento [Riportare Lettera pag 31 rosso]

I presidenti dei consigli di zona cittadini, riunitisi il giorno 14 Gennaio ’87, presso la sala commissioni di Palazzo Marino, su convocazione dell’assessore Ursini, espongono all’assessore uscente Giulio Polotti, il loro vivo ringraziamento per l’operato svolto durante il suo mandato a favore del decentramento e per l’ampliamento delle deleghe alle circoscrizioni. Auspicano la continuazione dell’impegno in tal senso e sono certi che dai banchi del consiglio comunale l’on. Polotti, non mancherà si essere al loro fianco.

La ristrutturazione delle Cascine presenti sul territorio comunale non si limita a quelle che possono essere destinate a sede di consigli di zona: le vecchie strutture agricole, vengono riutilizzate , anche mediante l’affidamento a associazioni di volontariato, per offrire servizi di importanza sociale, molto innovativi per l’epoca contribuendo al tempo stesso a vivacizzare le zone periferiche in cui sono ubicate, integrandole dove possibile con i vicini parchi cittadini. E’ il caso, ad esempio della Cascina Biblioteca, situata tra il Parco Lambro e la zona di Milano2, tipico esempio di “cascina della bassa”, con un complesso caratterizzato da una grande corte centrale di forma rettangolare attorno alla quale sono disposti i fabbricati, che viene data in concessione all’associazione nazionale fanciulli subnormali, e che tutt’ora è utilizzata per iniziative di ippoterapia o attività a favore di persone diversamente abili.

La quattrocentesca Cascina San Romano, sita in via Novara, invece diventa il nucleo di “Bosco in città”, l’innovativo esperimento di “forestazione urbana” realizzato dall’associazione Italia Nostra. Gli ampi locali della cascina del 1400, che sorge proprio al centro dell’oasi di verde, realizzata dai volontari, aperta quotidianamente come un normale parco pubblico, vengono utilizzati oltre che per iniziative didattiche per le numerose scuole che organizzano uscite didattiche alla struttura, anche per ospitare una foresteria, per gruppi di Boy Scout in visita a Milano.

I caratteristici ampi portici coperti utilizzati per far essiccare il fieno, vengono trasformati in ampie e comode zone Pic-Nic, ombreggiate d’estate e riparate dalla pioggia. Vicinissima a Bosco in Città sorge la cascina Bellaria, anch’essa utilizzata per scopi didattici. Come ricorda Leonida Villani a pag. 76 del libro “Per una Grande Milano”, ‘’le scolaresche vi possono infatti apprendere com’è organizzata un’azienda agricola e visitare un piccolo allevamento di animali’’.

Analizzando a distanza di decenni, gli interventi urbanistici che vennero realizzati, non può non sorprendere come si riuscì a coniugare assieme la salvaguardia del valore storico degli edifici, a un’efficace funzionalità per progetti, come l’ippoterapia per gli invalidi, che tutt’oggi anche a distanza di decenni appaiono essere ancora innovativi. Non bisogna dimenticarsi inoltre, e questo vale anche nei casi in cui si trattò di costruire edifici ex novo con innovative soluzioni architettoniche, che tali interventi portarono una riqualificazione delle zone. Fu ad esempio il caso, nel popolare quartiere Corvetto, del centro civico di Via Oglio, al cui interno, oltre a una biblioteca e a un commissariato dei vigili urbani, si trova anche un teatro con oltre 600 posti, che Giulio Polotti, intervistato dal Corriere della Sera , definì divertito “Uno e trino:”Sul lato opposto a quello del palcoscenico ci sono due piattaforme circolari e girevoli che, ruotando, creano due salette isolate rispetto alla sala più grande.Completa l’opera un parcheggio sotterraneo capace di ospitare su più piani 200 auto.

Ma il centro civico, che i cittadini milanesi, anche se residenti in altre zone conoscono meglio è quello del quartiere Gallaratese. Tale struttura, è oggi inglobata all’interno del centro commerciale Bonola, uno dei primissimi ipermercati aperti in Italia, e tutt’ora uno dei pochi esperimenti riusciti di integrazione di strutture commerciali di grande distribuzione con strutture sociali di pubblica utilità come appunto la sede del consiglio di zona, la biblioteca e il comando di polizia municipale.


Mentre il centro civico del Gallaratese era ancora in costruzione, nel 1983, fu oggetto, della prima visita di un pontefice a Milano dopo 500 anni. Papa Giovanni Paolo II, infatti celebrò messa, su un grande palco allestito proprio affianco al centro civico in costruzione.

Il consiglio di zona 19, per cui fu costruito il centro civico del Gallaratese, riveste un particolare interesse, non solo da un punto di vista architettonico\urbanistico, perché alla fine degli anni settanta riuscì a realizzare un interessante esperimento di coinvolgimento dei cittadini, nelle decisioni su come completare lo sviluppo urbanistico del quartiere, rimasto fino ad allora senza servizi pubblici.

A Milano negli anni settanta si sviluppa l’utilizzo da parte dei cittadini delle petizioni al consiglio di zona, che altro non sono che documenti elaborati dai cittadini del quartiere che avanzano assieme a pareri e opinioni, anche concrete proposte per risolvere i problemi della comunità locale.

La città reagì in modo vivace alle proposte urbanistiche della Giunta che finì per raccogliere più di millequattrocento osservazioni, e coinvolse nel processo decisionale moltissime associazioni di base, e soprattutto i Consigli di Zona, che furono definiti come degli “importanti laboratori di sperimentazione e partecipazione politica, grazie al cui contributo l’Amministrazione Comunale era riuscita ad intervenire risolvendo taluni gravi problemi di rioni periferici Proprio a proposito dell’attività dei Consigli di Circoscrizione, la Giunta di sinistra iniziò a lavorare alacremente nella direzione della valorizzazione del decentramento amministrativo [Landoni, 49]

E in un’intervista rilasciata nel 1984 al mensile “La voce dei vigili urbani”, Giulio Polotti sintetizzerà con queste parole la sua attenzione al decentramento amministrativo e alle periferie ”Guardare alla città partendo dal confine comunale verso il centro, avere sempre una visione completa della città facendo in modo di recuperare gli eventuali ritardi tenuti nei confronti della periferia, mi ribello a pensare a Milano come solo Piazza del Duomo” Fu appunto il consiglio di zona 19, la prima circoscrizione a muoversi con convinzione in questa direzione negli anni settanta impegnandosi ripetutamente a perseguire una politica tendente al soddisfacimento delle istanze degli abitanti del quartiere, in particolare per quanto riguarda l’interramento della metropolitana e la tutela delle aree non ancora edificate al fine di una loro utilizzazione per servizi collettivi mancanti alla comunità del Gallaratese-San Leonardo. Fu proprio ascoltando le lamentele dei cittadini per l’assoluta mancanza di negozi e supermercati nella zona, che si decise di inglobare nel centro civico, un centro commerciale. E questo quartiere, negli anni in cui Giulio Polotti ricopriva le cariche di assessore, venne considerato come “Una delle realtà periferiche milanesi più interessanti e vivaci per via del contributo di diverse associazioni e comitati di base operanti nella zona. Anche grazie al loro impegno, l’assetto urbanistico di questo quartiere migliorò notevolmente tra gli anni Settanta e Ottanta e si arrivò all’apice della sua trasformazione e del suo sviluppo con l’approdo della linea metropolitana uno e la realizzazione delle fermate Lampugnano, Uruguay, Bonola, San Leonardo e Molino Dorino


Con queste istanze della popolazione, antesignane per certi sensi degli odierni comitati “Not in my back yard”, non nel mio cortile, dovrà confrontarsi Giulio Polotti, nello svolgimento del suo mandato, che decide di svolgere non dall’altro di una scrivania, ma cercando di creare un filo diretto con i cittadini per ascoltare i problemi del loro vissuto quotidiano: in questo senso si spiega la sua partecipazione, spesso parlando in dialetto milanese, alle trasmissioni di Radio Meneghina, dove i cittadini, via telefono possono esprimere le loro osservazioni e lamentele. A testimonianza dell’impegno profuso da Polotti, nell’ascoltare le necessità di singoli cittadini e/o organizzazioni di base, associazioni o enti, rimangono oggi, le lettere di ringraziamento rivolte dopo che grazie al suo interessamento, sono stati ultimati lavori pubblici bloccati da tempo o trovate soluzioni concrete a problematiche che si trascinavano da anni.

Sfogliando oggi queste lettere di ringraziamento, si trovano, accanto a comunicazioni ufficiali su carta intestata di istituzioni quali la Corte di appello di Milano, o di personalità milanesi, come il presidente dell’Inter, dediche e poesie in dialetto milanese, scritti da una semplice abitanti come una poesia in rima dal significativo titolo “Mi Me pias el Polotti..” e numerosissime lettere scritte a mano, sia dalle mani tremolanti di pensionati che ringraziano per l’installazione di panchine in piazza Tirana, sia quelle con incerta calligrafia infantile, su fogli di carta a quadretti staccati dai quaderni dei compiti, da parte di bambini delle scuole elementari: è questo ad esempio il caso del toccante biglietto di auguri, con tanto di disegno con le matite colorate, realizzato a mano dai bambini della scuola elementare di via Scrosati:

“Caro Assessore Polotti,

Noi scolari della scuola elementare di via Scrosati non ci siamo dimenticati di Lei.

Al contrario, abbiamo solo aspettato il Santo Natale per poterla ringraziare, con tutto il cuore, per quanto ha fatto per la nostra “Scuola” che è diventata grazie al suo aiuto, bella, accogliente, confortevole.

Nelle classi possiamo lavorare senza stancare troppo i nostri occhi perché sono luminose e pulite. Vorremmo dirle tante cose in questa lettera, ringraziarla ma ci sembra poco. Così abbiamo pensato di fare per lei qualcosa di più sentito. In questo periodo di Natale Gesù esaudisce i desideri dei bambini che lo pregano, noi siamo certi che ci ascolterai. Infatti per lei abbiamo chiesto una vita lunga, tanta salute, tante soddisfazioni nel suo lavoro e mille gioie nella sua famiglia.

Nella speranza che, nel futuro, Lei possa aiutare noi e altri bambini che verranno, nella nostra scuola, La ringraziamo di cuore e le porgiamo i nostri più affettuosi auguri di Buon Natale e un….felice 1985.

La invitiamo a visitare la nostra scuola. Così potrà osservare da vicino i tanti lavori eseguiti. Ci troverà felici e sereni in questo ambiente confortevole.

Gli scolari tutti della Scuola elementare Scrosati.

E sarà proprio la partecipazione a trasmissioni “a telefono aperto” di Radio Meneghina a procurargli molta notorietà e ammirazione tra i milanesi: Ada Vera Bonifazio, una radioascoltatrice che si autodefinisce“Una vera Milanesa”(assai probabile corrispondente meneghino dell’idealtipica “Casalinga di Voghera”), scriverà quella che lei stessa definisce “Vers de poca spesa”, ossia una poesia in rima in dialetto milanese, dal titolo “Mi me pias el Polotti..” per poter dire “ Grazie Assesor, a nomm de tutt Milan!”

“Mi me pias el Polotti in trasmission,
quando col Barbato (on alter de me gust)
gh’ann con la gent on scambi de opinion,
e se cascen di robb che hinn minca giust.”

Si può tranquillamente considerare i «dialoghi» di Polotti in dialetto milanese, da un lato come gli antesignani dei contenitori di informazione politica con telefono aperto, tutt’ora in onda sulle emittenti televisive locali lombarde, e dall’altro come una filiazione diretta della trasmissione Portobello, che proprio in quegli anni, aveva fatto intervenire in prima persona personaggi politici per rispondere alle lamentele di semplici cittadini per malfunzionamenti dei servizi pubblici. Il caso paradigmatico riguardò proprio il Comune di Milano, allorquando, una signora novantenne Maria Turba, ospite in una casa di riposo del capoluogo lombardo, si rivolse a Portobello per lamentarsi della qualità dell’assistenza ricevuta.

Sfogliando le lettere e i biglietti di ringraziamento inviati dai radioascoltatori a Giulio Polotti, traspare quella che il noto critico televisivo Aldo Grasso, riferendosi proprio al pubblico della trasmissione di Enzo Tortora definì “L’Italia del sommerso (pre-Lega lombarda) che interviene per «mettere le cose a posto», nel tentativo di «dare una scossa» al grigiore del quotidiano”

Su questo punto, proprio a proposito della partecipazione di Giulio Polotti alle trasmissioni di Radio Meneghina, è interessante leggere le parole di Giorgio Bocca su Repubblica “…i semafori, le strade, il nuovo tronco del metrò, il cinema a riduzione per i sessantenni, i certificati in tre minuti, le mostre degne di Milano.Le parole della concretezza dette praticamente alla televisioni e alle radio private, il mezzo principe per arrivare alla borghesia meneghina che non va nelle sezioni, che ignora i comizi, che non legge i giornali di partito «ti faccio il caso di Polotti» mi dice Umberto Dragone «quando diventa assessore le strade di Milano sono un disastro, le banche hanno stretto il credito, non accettano più le obbligazioni del comune, bisogna tagliare le spese. Ebbene Polotti capisce questo: se alla gente non puoi dare una cosa spiegale almeno il perché. Polotti si è fatto tutte le strade disastrate, ha parlato alla gente e poi quando ha potuto ha fatto i lavori. E gli hanno dato una valangata di voti»

“Ascolto qualche volta, quanto posso la sua trasmissione, l’è l’assessur Polotti, el mago di stradd, quell che l’è dre fa sti miracul”, -scrive una radioascoltatrice in una lettera manoscritta-“E allora grazie assessore per la sua attività, per le sue premure, per la sua energia. Se tutti gli assessori fossero del suo calibro, in tutti i campi, parrebbe di tornare alla vecchia Milano, quando si poteva parlare con i nostri amministratori come con uno di famiglia. Fa bene ad andare di presenza sui posti, la gente si commuove, si entusiasma.E’ un po’ il sistema americano, ma quello è solo si sorrisi e strette di mano. Il suo, di fatti. Perché non prende nota esattamente di tutti i lavori fatti e un giorno ce li legge tutti? Prima delle elezioni sarà una bomba e tutti parleranno dell’assessore Polotti. A proposito, auguri Assesur e lunga vita assessoriale e me raccumand sempre tanti fatti e poche parole..”(cfr pag 15 rosso )

A questo proposito però Polotti, a pochi mesi dall’appuntamento alle urne con gli elettori, dichiarò al quotidiano La Repubblica “Se davvero fossi così attento alla promotion, avrei costruito qualche asilo in meno e organizzato delle belle inaugurazioni ufficiale.Invece mi faccio cento, centocinquanta chilometri al girono insieme al Mantovani (l’autista n.d.r.), per seguire da vicino tutti i cantieri, anche i più piccoli”. Checchè ne dica- si legge sempre nello stesso articolo de La Repubblica- Polotti è un ottimo promoter della giunta e di sé (ha una seguitissima rubrica settimanale a Radio Meneghina e nel bagaglio dell’Alfetta grigia tiene i calendari ’85 con le foto di quanto è stato fatto l’anno passato: il Mantovani li distribuisce ai guardiani dei cantieri e ai muratori delle cooperative edilizie)

Nella continua attenzione prestata da Giulio Polotti a quelli che, in una certa ottica potrebbero sembrare piccoli problemi futili (un semaforo che manca, una buca scoperta, un cantiere che divide in due un quartiere, un giardino senza panchine) ma che vengono invece sentiti come grandi disservizi dai cittadini in particolare, emerge la sua origine di sindacalista. Nella classica visione del mondo del lavoro, infatti, ci si può rivolgere al collega delegato sindacale in maniera paritaria, per esporre quello che agli occhi della dirigenza potrebbe sembrare un piccolo problema, tanto da venir trascurato, ma che invece crea gravi disservizi. «La politica è la politica, ma bisogna ricordarsi anche che bisogna amministrare», dichiarò Polotti nel 1976 in una delle prime interviste rilasciate da assessore al demanio, «Anche se io ritengo che chi amministra una città è sopra tutto un politico-commentò sempre a questo proposito nel 1983- perché in ogni caso scelte e decisioni sono dettata da una visione politica.Quando decido di illuminare la periferia, faccio una scelta politica; se decido di illuminare solo piazza del Duomo decido di fare un’altra scelta politica».

Spesso i cittadini, considerano i loro rappresentanti politici come “sordi” rispetto alle loro necessità, o sanno che è assai difficile esporre attraverso i normali canali burocratici una propria necessità, riguardo un “piccolo problema”. «Purtroppo spesso si preferisce parlare dei grandi problemi e poi si trascurano quelli più facilmente accessibili la cui risoluzione fa, però meno rumore» commenterà amaramente in un’intervista rilasciata al Corriere d’Informazione nel 1976 Polotti, valorizzando questa capacità acquisita in molti anni di esperienza sindacale, stabilisce invece, per primo a livello meneghino, una “bidirezionalità” nella comunicazione politica: Tu cittadino provi disagio per una buca per strada non riparata, o vorresti l’installazione di un semaforo in un incrocio che ritieni pericoloso? Bene, dimmelo di persona, magari anche in dialetto, sintonizzati su Radio Meneghina e prova a chiamarmi, se riuscirai a prendere la linea, mi esporrai il problema, e vedrò di risolverlo, e se non ci riesco ti spiegherò il perché. ”Io ho un rapporto stretto con i cittadini- dichiarò Polotti in un’intervista a un giornale di zona. - Chiunque può parlare con me, telefonarmi, scrivermi, oppure contattarmi a Radio Meneghina, dove mi intrattengo a colloquio con gli ascoltatori ogni 15 giorni.Questo perché ritengo che il cittadino, essendo uno che paga le tasse, ha il diritto di sapere i perché di certe decisioni dei suoi amministratori. Sono convinto dell’utilità dello scambio reciproco fra amministrazione e cittadinanza visto che unica è la finalità: voler bene a Milano”

E al cronista del quotidiano Il Giorno , che si mostra sorpreso per la mole delle nuove realizzazioni e degli interventi di manutenzione svolti dall’assessorato ai lavori pubblici sotto la sua direzione, risponderà semplicemente: «Ho fatto tante cose, perché vado di persona a vedere i lavori e non mi tranquillizzo finché non faccio fare agli ingegneri quello che sta a cuore ai cittadini».

«Assessore di lei di dice che sia inarrestabile come i potenti bulldozers che fanno le sue strade..» - si legge in un’intervista al mensile “La voce di vigili urbani -«Considerandolo un apprezzamento devo dire che il mio portare avanti le cose è legato alla formazione mentale della mia giovinezza vissuta nella Resistenza.Il non fare poteva costare la vita.Devo essere prima di tutto convinto di quello che faccio, per le cose in cui credo mi ci butto dentro». Anche Il forte sostegno di Giulio Polotti alla politica del decentramento, lo si può spiegare proprio in quest’ottica, da lui più volte perseguita, di creare un filo diretto tra cittadino e amministrazione comunale, volto alla risoluzione dei disservizi e al miglioramento della qualità della vita, a questo proposito dichiarò al Corriere «Vogliamo mettere tutti i cittadini nelle condizioni di capire bene qual è la loro zona, perché proprio attraverso la zona dovranno e potranno essere risolti i piccoli e grandi problemi dei diversi quartieri».

Fa quasi tenerezza oggi, leggere le lettere di segnalazione di disservizi, o quelle di ringraziamento dopo che è stato compiuto l’intervento, fatte arrivare dai cittadini all’assessore Polotti.

Tra macroscopici errori ortografici e grafie incerte, traspare ampiamente la certezza, da parte di chi scriveva, che il proprio messaggio, sarebbe stato letto e preso in considerazione proprio dall’assessore in persona.

Ecco spiegati il “tono colloquiale” usato in questi messaggi, una certa genuinità e sincerità che fa quasi tenerezza, l’assenza del burocratese, delle formule “alla c.a. dell’assessore”, o “Alla segreteria dell’assessorato..” ma l’uso di una formula amichevole come “Carissimo Assessore”, “Caro Assessore” o al “Caro Assessur” per non parlare dell’ampio ricorso al dialetto milanese, con cui sono scritte intere lettere. Una di queste, viene firmata, riprendendo chiaramente le modalità di presentazione di chi interviene da casa nelle trasmissioni a telefono aperto delle emittenti radiofoniche e televisive locali con il vezzeggiativo dialettale del proprio nome di battesimo e del luogo di residenza. E’ il caso ad esempio di “Paolin de la Barona”, che firma senza mettere il cognome un biglietto scritto dalla prima all’ultima parola in perfetto milanese, con tanto di dieresi sulle vocali, indirizzato “Al caro Assessur Polotti, Santo protettor de Tucc i strad de Milan ” per ringraziarlo del suo interessamento all’installazione di un “Semafor” in via Ponti.

Polotti compie quindi una rivoluzione: il cittadino può “parlare” in diretta con l’assessore ai lavori pubblici, per esprimere un problema o una proposta, non deve usare la carta bollata, ma la carta da lettera. E come se l’uomo politico e di conseguenza “il palazzo” avessero perso quell’aurea di irraggiungibilità che li caratterizza negli stereotipi della visione popolare come persone che pensano solo alle loro questioni politiche, come cantava Gaber che “discutono su tutto e poi non cambia niente” sorde rispetto le richieste della gente, o che propongono soluzioni irrealizzabili un po’ come la regina Maria Antonietta, che rispose di dare le brioche, al popolo che chiedeva pane.

Analizzando queste lettere dei cittadini non bisogna dimenticarsi che è assente ogni riferimento, o ogni considerazione di carattere partitico: non importa il colore dell’assessore, ma il fatto che l’intervento segnalato sia stato realizzato. In molte lettere di ringraziamento indirizzate a Giulio Polotti, sono contenute anche parole di apprezzamento per Radio Meneghina definita “al servizio del cittadino”. All’astrattismo e agli atti di indirizzo degli interventi di matrice squisitamente ideologica, l’ex sindacalista Polotti, contrappone una pronta risoluzione concreta dei problemi, volta alla cessazione del disservizio per la cittadinanza.

Tra le tantissime lettere di ringraziamento ricevute da Polotti particolarmente significativa è quella dei commercianti del quartiere Ortica, per il suo “pronto intervento” nell’esecuzione dei lavori di un sottopasso ferroviario che taglia in due il quartiere: curiosamente la lettera non è firmata con nome e cognome in stampatello dei commercianti, ma con l’indicazione del genere merceologico venduto (Rivendita Tabacchi, Drogheria, Cartoleria, Latteria ecc) quasi a sottolineare l’utilità sociale dei piccoli negozi, che ora possono essere raggiunti dagli abitanti del quartiere situati al di là della linea ferroviaria.