L'uomo delinquente/Parte nona/IV

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Capitolo IV. Fattori individuali

L'uomo delinquente/Parte nona/III L'uomo delinquente/Parte nona/V IncludiIntestazione 12 maggio 2012 75% Criminologia

Parte nona - III Parte nona - V

1. Età. — 2. Sesso. — 3. Stato civile. Professione. —. 4. Educazione e istruzione.


1. Età. — L’influenza dell’età sul delitto offre una delle poche linee spiccate che lo differenzino dalla pazzia. Chi esamini la seguente tabella, costruita su un numero presso a poco uguale d’individui pazzi, delinquenti e sani, vede subito come la cifra maggiore dei delinquenti si raccoglie fra i 20 e i 30 anni, età in cui più scarsa è la cifra dei liberi, ed anche dei pazzi, che invece’ raggiungono il maggior numero tra i 30 ed i 40. E mentre i pazzi dai 40 anni in poi offrono una quota notevole, il doppio o più, dei liberi e dei rei, questi ultimi dopo i 40 anni danno cifre minori; anzi, dai 50 in giù, pressoché la metà, e anche meno, degli uni e degli altri.


Italiani sopra 20,011 liberi Italiani sopra 20,011 pazzi Italiani sopra 20,011 rei Inglesi sopra 12,768 rei Austriaci sopra 12,786 rei Età
43,55 6,18 12,9 25,10 10,4 <20
17,01 2,34 45,7 42,40 42,6 20-30
14,32 26,21 28,8 16,80 27,07 30-40
10,67 22,91 11,9 8,40 12,1 40-50
7,89 14,02 3,8 4,20 5,9 50-60
6,56 9,34 0,9 2,0 1,24 >60


Da cui deducesi: che in complesso la delinquenza, la cui cifra massima oscilla tra i 15 e i 25 anni, è molto più precoce delle alienazioni mentali: e tale precocità, la quale è massima nei ladri, minore nei grassatori e feritori, negli omicidi e nei truffatori, è un’altra prova che il delitto procede da cause congenite, e che ha un’origine atavica, giacché la precocità è uno dei caratteri del selvaggio. In pochi casi si constata quella pretesa scala dei delitto, che condurrebbe per gradi dalle forme lievi alle più gravi di criminalità. Più spesso invece i delinquenti entrano nel crimine colle forme che sono e resteranno loro proprie, anche le più gravi, come l’omicidio e la rapina. Piuttosto ogni età, come hanno dimostrato Quetelet, Guerry, Messedaglia, ha la sua criminalità specifica. V'è, sul finire della giovinezza, una specie di tendenza istintiva verso il delitto, che dalle menti immature si prende per una prova di virilità. Ciò bene espresse Manzoni nel suo romanzo: «A Gervaso per aver tenuto mano ad una cosa che puzzava di criminale, pareva d’esser diventato un uomo come gli altri ». — La parola siciliana «omertà » ad un tempo accenna alla virilità ed al malandrinaggio. La giovinezza e la decrepitezza in Austria danno il massimo dei reati di libidine, il 33 per cento; anche il Guerry segna i due massimi aei reati di libidine tra i 16 e i 25 anni, e tra i 6 e i 70. In Inghilterra il massimo dei crimini coitro natura è tra i 50 e i 60 anni. Ma siccome la demenza senile e la paralitica, che comunemente scoppiano dopo i 50 anni, s’accompagnano spesso a delirio satiriaco, probabilmente assai spesso anche per questo lato è stata scambiata la pazzia per il delitto. Un’altra tendenza dell’età giovanile è quella dell’appiccato incendio, che raggiunge il 30,8% in Austria, secondo Messedaglia. Nell’età virile prevalgono le uccisioni, gli omicidi, gli infanticidi, gli aborti provocati ed i ratti. Nell’età matura crescono invece le calunnie, le truffe, gli abusi di fiducia, le estorsioni e specialmente i reati di libidine. Finalmente nella vecchiaia oltre questi ultimi si notò l’aiuto ai rei, l’infedeltà, la truffa, e, con strana analogia coll’età giovanile, l’appiccato incendio e il furto. Per farsi un’idea completa della distribuzione del delitto secondo l’età, gioverà questa tabella degli accusati e condannati sopra 1000 abitanti in Francia dal 1826 al 1840:


Età Furti Stupri Ferite Uccisioni Omicidi Avvelenamenti Truffe Calunnie Totale
<16 0,4 0,1 0,1 0,2 0,1 0,3 0,1 0,1 0,3
16-21 16,0 14,1 10,9 7,3 6,0 3,4 3,8 4,6 12,2
21-25 18,4 14,3 13,5 15,3 14,2 9,5 10,1 9,1 15,8
25-30 14,7 12,6 20,1 16,6 14,1 13,9 11,8 8,8 14,6
30-35 13,7 11,1 16,7 14,0 15,3 12,2 13,4 11,0 13,3
40-45 6,6 7,5 6,8 8,3 9,7 13 11,5 11 8,9
45-50 6,4 6,4 6,8 7,3 8,2 9,4 9,7 10 7
50-55 4,5 4,1 4,7 5,8 6,3 6,5 7,6 9,3 5,1
55-60 3,1 4,4 3,3 4,5 5,2 4,8 5,5 8,3 3,9
60-65 2,6 4,8 2,9 4,0 4,3 4,8 5,4 6,9 3,4
65-70 1,8 5,2 1,6 3,0 3,2 5,1 3,9 5,4 2,5
70-75 1,4 4,8 1,2 2,2 2,2 4,0 3,5 4,2 2,1
75-80 1,2 4,5 0,8 1,7 1,7 3,0 3,0 3,8 1,6
>80 0,4 2,1 0,5 0,9 0,6 3,8 1,4 - 0,6


2. Sesso. — Tutte le statistiche s’accordano nel dimostrare quanto sia scarsa la quota che dà alla delinquenza il sesso femminile in confronto al virile, la quale quota s’assottiglierebbe ancor più escludendo dalla delinquenza abituale le infanticide, che devono il più spesso essere considerate come delinquenti semplicemente per passione (V. Donna delinquente). Ecco la proporzione della criminalità femminile e maschile nei vari paesi d’Europa:


Paese Uomini Donne Rapporto
Italia (1885-89) 100 19 5,2:1
Gran Bretagna (1858-64) 79 21 3,8:1
Danimarca e Norvegia 80 20 4,0:1
Olanda 81 19 4,5:1
Belgio 82 18 4,5:1
Francia 83 17 4,8:1
Austria 83 17 4,8:1
Baden 84 16 5,8:1
Prussia 85 15 5,7:1
Russia 91 9 10,1:1
Buenos Ayres (1892) 96,44 3,56 27,1:1
Algeria (1876-80) 100 4,1 25,0:1
Vittoria (1890) 100 9 11,1:1
New South Wales 100 17,4 5,8:1


In Austria le donne ree non giungono al 14 per cento della criminalità totale; in Spagna all’11; in Italia all’8,2. Se non che se ciò resta vero pei delitti gravi, per gli altri io credo, come ho ampiamente dimostrato nella Donna delinquente, che la statistica copra un equivoco, perché le prostitute dovrebbero contarsi fra la popolazione criminale: allora la differenza nella criminalità dei due sessi diminuirebbe assai, e forse il sesso femminile acquisterebbe una prevalenza. La delinquenza femminile va poi ad ogni modo crescendo in ragione della maggiore civiltà, e tende ad equipararsi alla virile. Le donne ree erano nel 1834 in Londra 18,8 ogni 100 maschi; 25,7 nel 1853; e mentre nella Spagna scendono a 11, in Francia salgono a 20, in Prussia a 22, in Inghilterra a 23, sempre ogni 100 maschi. In Austria, mentre il totale della criminalità delle donne è di 14%, nella capitale giunge a 25, e nella Slesia a 26. Però la civiltà e l’istruzione fanno aumentare quantitativamente il delitto più rapidamente nel sesso maschile che nel femminile, ma tra le donne lo rendono più grave, al contrario di quello che avviene per gli uomini, nei quali lo rendono più mite. Quanto all’età, la delinquenza femminile raggiunge, confrontata alla maschile, le più alte proporzioni nell’età più avanzata, poi nell’età infantile, poi nella media. E la partecipazione delle donne al delitto è tanto minore quanto più il delitto richiede forza fisica, cultura ed energie intellettuali. La donna ha naturalmente una criminalità specifica diversa da quella virile; in Austria (Messedaglia) essa commette più spesso aborto, bigamia, calunnia, aiuto ai rei (7,28), incendio, furto (24 a 18); più di rado omicidi e contraffazioni. In Francia vi predominano l’infanticidio (94), l’aborto (75), l’avvelenamento (45), il maltrattamento dei bimbi (50), i furti domestici (40), gl’incendi (30). In Inghilterra cominciano a mostrarsi frequenti le false monetarie, le spergiure, le calunniatrici, ed aumentano alcun poco le omicide. In Italia, secondo Roncoroni, sarebbero proprie della criminalità femminile le ricettazioni, gli avvelenamenti, gli aborti, gli infanticidi e gli incendi. Gli infanticidi sono commessi più frequentemente nelle campagne, gli aborti nelle città; e in generale l’influenza delle grandi città nel senso di aumentare il delitto, specialmente i ferimenti, le grassazioni ed i furti, è maggiore pel sesso femminile. Le recidive sono minori nel sesso femminile.

3. Stato civile. — Grazie all’età giovanile, in cui più spesseggia il delitto, il numero dei rei celibi supera. d’assai quello degli ammogliati. In Italia, per esempio, vi è un condannato ogni 77 celibi ed ogni 256 ammogliati; inoltre ve ne è uno ogni 190 vedovi ed uno ogni 2030 vedove, il che, confrontato colla criminalità delle maritate — i ogni 2073 —, dà alle vedove una notevole prevalenza di fronte ai vedovi. Tanto in Italia come in Austria e in Francia si è notato che i coniugati e vedovi senza figli delinquono di più di quelli che hanno figli.
Professione. — Le professioni che s’esercitano in città, che più espongono all’alcoolismo (cuochi, calzolai, osti), che mettono il, povero a continuo contatto coi ricchi (camerieri, servitori), e che facilitano i mezzi per i delitti (muratori, fabbri-ferrai), danno una quota notevole alla delinquenza, e più alle recidive (cuochi, calzolai):


Mestiere Popolazione onesta d'anni 20 Delinquenti d'anni 18 in su
Magistrati, impiegati e professioni liberali 3,6 2,3
Cuochi 3 11,1
Calzolai 3,8 12,2
Agricoltori e boari 5,9 5,2
Lavoratori in metallo 2,2 3,7
Muratori 4 7,5
Barcaioli 0,7 0,2
Servi 1,3 7,9
Operai in legno 3,6 2,9


Le professioni che espongono a minori contatti, come i barcaiuoli e i contadini, danno le quote minime della delinquenza e le minime dei recidivi (barcaiuoli). Il Fayet avrebbe però notato come la cifra massima dei parricidi, 108 su 164 del totale, si raccoglie fra i contadini, e come vi sia una notevole quantità di attentati al pudore tra i muratori e i pittori, di stupri tra i vetturali, e di infanticidi tra i cappellai e lavandai (pel predominio delle donne). Nei commercianti abbondano i delitti contro la proprietà. Ma i delitti spesseggiano assai più nelle classi liberali, e, quel che peggio, vi sono in continuo aumento, specialmente nei notai e negli avvocati, meno nei proprietari. Rapportando a 1000 la criminalità dei maschi di più di 26 anni, la criminalità specifica dei preti, ammonta, secondo Fayet, a 10; la criminalità specifica dei procuratori ammonta a 52; la criminalità specifica degli avvocati ammonta a 74; la criminalità specifica dei notai ammonta a 145 e quella degli usceri a 162. I notai e gli uscieri hanno un numero di rei superiori a quelli degli individui della stessa età e sesso, doppio degli avvocati, triplo dei procuratori; e precisamente 1/7 degli omicidi, 1/16 dei parricidi, 1/8 degli stupri violenti su fanciulle minori di 15 anni, 1/13 dei delitti contro le persone, 1/18 del totale degli altri delitti sarebbero commessi da professionisti. Ma più importante e diffusa è la criminalità nei militari, che, come dimostrò l’Hammon, supera la civile. In Italia abbiamo 1 condannato ogni 112 militari in servizio attivo di contro ad i condannato ogni 172 borghesi; ma in altri paesi, secondo Hammon, persino 25 volte più. Il che è dovuto alla facilità di aver tra le mani gli strumenti del delitto, all’età più incline alla delinquenza, al celibato, all’ozio ed ai maggiori e più stretti contatti della caserma, da cui sono favoriti i reati specialmente di stupro, di pederastia, di camorra; ed in tempo di guerra dall’abitudine del sangue. Ne sono infatti rimaste significative tracce filologiche; i latrones appartenevano alla Corte ed al seguito dei re, ad latus, i pirati erano semplicemente marinai da guerra; la masnada in origine non significava che truppa. Nell’apprezzare da tutte queste cifre l’influenza della professione sulla criminalità, bisogna però avere in mente che è proprio del delinquente di non averne alcuna, in causa della sua enorme, atavica pigrizia: egli preferisce l’ozio assoluto: e, sia per questa sua pigrizia, sia per la sua volubilità e leggerezza, egli le muta di continuo, passando dal- l’una all’altra, senza mai trovare quella in cui fissarsi.

4. Educazione. — Quanto l’educazione entri come fattore del delitto, è dimostrato indirettamente dalla quota, che si fa sempre più grossa, nelle nazioni più civili e nelle epoche più recenti, degli illegittimi colpevoli. In Prussia i delinquenti illegittimi, che costituivano nel 1858 il 4% del totale crebbero al 6, e le donne dal 5 all’8. In Francia, tra gli 8006 minorenni arrestati nel 1864, il 65% era di bastardi o di orfani, il 38% di figli di prostitute o di delinquenti. In Austria nel 1873 gli illegittimi delinquenti sommavano: i maschi al 10 e le donne al 21%; in Amburgo il 30% delle prostitute era fornito dalle bastarde; ed a Parigi il quinto dalle cittadine, l’ottavo dalle campagnuole. A Nuova-York in un anno si arrestarono 534 figli naturali e 222 esposti. In Italia la statistica carceraria ci dà dal 3 al 5% di illegittimi fra i minorenni maschi, dal 7 al 9 tra le femmine. Invece sopra 3787 entrati, quasi tutti maggiorenni, nei manicomi di Imola (dott. Lolli), di Padova (prof. Tebaldi), e sopra 1059 entrati nell’Ospedale civico di Pavia nel 1871, ho rinvenuto una proporzione di esposti pei primi di 1,5%, pei secondi di 2,7%. A pari età e condizione, dunque, gli esposti danno venti volte più delinquenti che pazzi. Tutti avranno notato che gran parte dei camorristi di Napoli ha nome « Esposito », come molti grassatori lombardi e bolognesi « Colombo », tali essendo i cognomi che si usano dare ai trovatelli. S'aggiunga che il 36% dei recidivi è fornito dai figli naturali ed esposti. Ciò dipende per buona parte dall’influenza ereditaria generalmente non buona, dalla difficoltà di trovare un mezzo di sussistenza, e specialmente dall’abbandono morale, in cui gli istinti malvagi prendono facilmente il sopravvento. Questa triste influenza della mancanza di cure materiali e di guida morale è dimostrata anche dalla media di 8 a 12% di orfani fra i minorenni rei, superiore alla proporzione di orfani nella popolazione libera minorenne; anche quelli che perdettero il padre o la madre sono il 3 a 30 per cento tra i rei, il 18 per cento nei liberi. È cosa naturale che, ancor più dell’abbandono, debbono influire sinistramente l’educazione addirittura malvagia, che consiglia o impone il male, e l’esempio dei parenti e degli istruttori. La famiglia Cornu, tutta di criminali, iniziò al delitto una bambina facendole portare per due leghe, nel grembiale, la testa di una loro vittima: essa divenne in breve la più feroce della masnada. « Le mogli degli assassini, Scrive Vidocq, sono più pericolose dei mariti, perché avezzano i bimbi al delitto dando loro regali per ogni cattiva azione che commettono ». Ma anche senza giungere a codesti estremi, tutta quanta l’educazione classica che si dà ancora a noi, nelle nostre scuole, non riesce, come ha brillantemente rilevato il Ferrero, che ad esaltare la violenza e la forza brutale attraverso la storia umana, piuttosto che a suscitare quel sentimento del diritto e della giustizia che l’età moderna tende a sostituirvi.
Istruzione. — La corrispondenza assoluta, ammessa dai più, di una diminuzione della criminalità col diffondersi dell’istruzione, è dimostrata ormai erronea; anzi è certo che il delitto in Europa aumenta malgrado che vi aumenti l’istruzione, e tutte le statistiche concordano nel dimostrare che tanto assolutamente che relativamente i colti delinquono più che gli analfabeti. Nella Nuova-SouthWales, per esempio (Fornasari), gli analfabeti onesti sono il 12% della popolazione, quelli arrestati il 5,0%, i colti il 6,2% nel 1881; nel 1891 gli analfabeti onesti sono il 7% della popolazione, gli arrestati il 4,1 i colti il 4,7 per cento. Secondo Guillot, in Francia si contano 3000 condanne di individui letterati (nello stretto significato della parola) contro 1000 illetterati. Però se l’istruzione ad un certo grado favorisce il delitto, quando ha raggiunto una grande diffusione o una grande altezza gli serve invece di correttore, rendendolo almeno meno feroce: scemando i reati di sangue ed aumentando i reati politici, i commerciali, i sessuali, ecc. È invece dannosa quell’istruzione elementare che si dà dentro le carceri, la quale non si può accompagnare con una rispondente educazione, e non serve che alle passioni ed agli istinti più bassi piuttosto che all’intelligenza, e fornisce quindi nuove armi alla recidiva.