La Buffa/VII. I quattro/I quattro

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VII. I quattro Breve glossario
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I QUATTRO


Era una sera d'aprile.
Un uomo grasso, con gli occhiali, saliva l'erta d'una collina boscosa, sbuffando per la fatica. Madido di sudore, egli ad un tratto intravvide, tra il nero del fogliame, il sole che tramontava nel mare e lanciava dalle acque un turbinio d'atomi d'oro.

Ristette a quello spettacolo, l'uomo grasso, e pensò: «Come sarebbe bene che quell'oro fosse buono: lo porterei al Monte di Pietà».

Era un lungimirante.

***


Non lontano da lui, un altro era salito, tutto impiastricciato di «

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farina», che gli si era appiccicata al viso come una colla, per la faticosa ascesa. Aveva lunga la zazzera, il cappello di larga tesa e un gran cravattone nero. Anche lui vide il tramonto del sole, e poichè ì raggi lo abbagliavano, cercò un posto all’ombra, trasse dalla tasca un cartoncino e cominciò a scrivere: «Vorrei morire una sera d’aprile».

E continuò a vivere.

Era un crepuscolare.

***


E salì un terzo sulla collina. Egli pure vide lo spettacolo meraviglioso del sole che passava l'orizzonte. Non pensò, non scrisse la forza inesorabile dell'infinito, su quella luminosa via d'oro, attraverso il mare, lo

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attraeva con il fascino dell'ignoto e con la voce di Dio. E fu visto lanciarsi dall'alto e camminare sulle acque nella scia del sole.

Era l'eroe.

***

                          
E salì un quarto sulla collina.

Anche lui Vide lo spettacolo imponente della sera, ma non potè fare a meno di slacciarsi i pantaloni, approfittando della solitudine. E si dette a concepire un atto puro.

Era un filosofo.

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