La Cicceide legittima/A chi legge

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La Cicceide legittima L'editore ai lettori
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A CHI LEGGE.



SE fra gli Amici il tutto è commune, non dei stupirti Lettore, che io mi sia presa la briga di far ristampare quest’Opera, che ti presento, perchè essendo parto di un mio parzialissimo Amico, ed avendol veduto correre non meno mutilato, e confuso, che adulterato, e scorretto; avrei creduto di violar le leggi dell’Amicizia, s’avessi tralasciato di procurarne in tal guisa la correzione. Questa ti si presenta, acciocché sia da te letta, quale appunto uscì dalla penna dell’Autore, che sebbene non ebbe mai l’intenzione di publicarla, non però ha potuto non dispiacergli di vederla trasfigurata, e desiderarne o l’abolizione, o l’emenda; ma giacchè quella non era in suo potere, ha lasciato a me la libertà di procurare questa, che è stato l’oggetto della mia applicazione, col reiterarne la stampa, e soddisfacendo insieme alle preghiere di molti, ho voluto anche con qualche violenza accrescervi non pochi Sonetti tralasciati nell’altra edizione, acciocché tu goda l’Opera non sol corretta, e compiuta, ma depurata dagl’infelici aborti, che furono tramischiati per entro d’un’altra Penna, e come potranno ben riconoscersi da chi ha senno.

Al zelo, che ha avuto di emendarne gli errori ha donato l’Autore gli altri componimenti, che ora escono in luce, sebben l’ha fatto con altrettanto di repugnanza, quando fu grande il disgusto, che risentì per l’impression precedente, messo pur’anche all’ora da due riguardi, il primo versava circa la Religione, dubitando egli, e con ragione, che alcuni Sonetti allusivi a [p. iii modifica]materie, ed a’ Riti Ecclesiastici, possono esser di scandalo a’ più circospetti, per quella riverenza ch’è dovuta da tutti alle cose sacre; la seconda era sondata nello scrupolo corsogli per la mente di contravvenire alle leggi della carità verso il prossimo col mettere in pubblica derisione il Soggetto, del quale ha scritto, sebbene in ciò può egli forse aver supplito abbastanza col cambiamento del nome, onde altri nol riconosca.

E a dire il vero, e l’uno, e l’altro degli accennati motivi son degni di un’animo, che professa esattamente i dettami del Cristianesimo, nel quale si pregia l’Autore di vivere, protestando, che questi suoi componimenti sono un mero sfogo di Poetico capriccio affatto discordanti dalla pietà dell’animo suo, imbevuto de’ Sacrosanti Dogmi della Cattolica verità, come sarà prontissimo sempre a testificare col sangue stesso; o che gli sottopone intieramente alla Censura de’ Superiori, detestando adesso per all’ora tutto quello, che dal giudizio loro infallibile sarà stimato per degno d’esser dannato.

E riflettendo, che questi sono più tosto scherzi di una penna, per trastullarsi, che sentimenti d’un cuore interno all’offesa d’altri, ti prego a credere, ch’egli non mi avrebbe permesso mai la libertà di rimandarlo alle stampe, se non si fidasse dell’ingenuità del suo cuore, che sopra trastullarsi coll’ingegno senza trascorrere colla volontà a denigrare nè pur col pensiero la fama incorrotta del suo decantato Protagonista.

Vivi dunque felice, mentr’io lasciar non voglio di ricordarti in difesa dell’Amico, che sebbene scrive con qualche licenza, può però dir di se stesso

Lasciva est nobis pagina, vita proba est.