La Cicceide legittima/L'editore ai lettori

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A chi legge I
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L’EDITORE AI LETTORI.



IL nome del celebre Autore di questi leggiadrissimi componimenti è stato finora un Aneddoto. Non è però che egli non fosse noto a tutti i Letterati del suo tempo, e che molti Scrittori non lo avessero reso pubblico, fra i quali il Crescimbeni nell’istoria della volgar Poesia Tom. 4. pag. 74. e Tom. 5. p. 287. il Vinciolo nel Catalogo degli Autori della Rota di Macerata num. 90. e il Quadrio nell’Istoria, e Ragione di ogni Poesia Vol. 2. p. 567. Onde con l’autorità di essi, può sicuramente dirsi essere egli stato Gio. Francesco Lazzarelli Gentiluomo di Gubbio celebre alla Repubblica delle Lettere non tanto per questi, che per molti altri componimenti in verso, e in prosa per i quali merita di essere ascritto nelle più ragguardevoli accademie d’Italia, e specialmente in quella degli Arcadi in cui il suo nome pastorale fu Altemione Sepiate. Secondo quello, che è stato scritto di lui nel Tom. 3. delle Notizie istoriche degli Arcadi, egli nacque l’anno 1621 e dopo aver fatto rapidamente notabili progressi negli studi, si addottorò in Legge, quale in appresso studiò nella Curia Romana dove esercitò la carica di Auditore del Cardinale Carpegna. Il disegno di conservar la sua casa lo richiamò alla Patria, dove si accasò, e servì agli Ufizi pubblici particolarmente nella carica di Gonfaloniere, che è la più riguardevole. Rimessosi di nuovo nel corso delle cariche estere, moltissime ne esercitò, e specialmente quella di Auditor Generale nella Legazione di Ferrara d’Auditore di Rota in Perugia, Macerata, Bologna, e Ferrara e più volte fu estratto per quelle di Genova e di Lucca. Mentre era nella Rota di Bologna fu chiamato per suo Auditore dal Duca della Mirandola, col quale contrasse tanta familiarità, che in appresso lo fece suo Consiliere, e Segretario, e di poi mortale la Moglie gli conferì la pingue Propositura [p. v modifica]di quella sua Residenza. Ivi egli consumò il resto de’ suoi giorni molto accetto a quei Principi, e mori l’anno 1693 carico di età, e di meriti non senza lacrime de’ suoi Sovrani, e di tutti i Letterati più celebri nella stima, e nell’amore dei quali egli era sempre vissuto.

Fu egli di grave, e bell’aspetto, di statura piuttosto alta di corporatura piena, di capelli castagni, d’occhi neri, e d’ampla fronte. Ebbe maniere affabili e gentili, ed un discorso a maraviglia savio, erudito, ed ameno. A tali doti accoppiò sempre costumi innocentissimi, talchè fu un esemplare di pietà verso Dio, di carità verso il Prossimo, di prudenza nell’esercizio de’ suoi impieghi.

Le sue composizioni poetiche, e sopra le altre quelle contenute in questa Raccolta dimostrano quanto egli fosse insigne Poeta, fecondo nell’immaginazione, spiritoso, e brillante nei concetti, e profondo nei sentimenti cosa rarissima in un professore di Legge, talchè egli rinnovò le memorie de’ Cini, e degli Alciati, e dir possiamo di lui quello, che Giulio Claro coll’Autorità del Petrarca scrisse di Cina, il quale licet etiam excellens Doctor, fuit etiam egregius Poeta. Benchè sempre involto in affari importantissimi per sollevarsi dei nojosi studi legali ricorreva alle Muse, e con queste bizzarre ed erudite composizioni ricreava, e divertiva non meno se stesso, che gli Amici, ai quali ne faceva parte dirigendole ora all’uno, ora all’altro. Il passare di tal maniera quell’ore, che dar si dovrebbero o all’ozio, o al riposo, non solo non disdice al Carattere più insigne, ma anzi le aggiunge grazia, e lo ingentilisce. Cosi si son veduti con vero piacere gli Uomini più grandi abbandonare per momenti i sublimi studi, e la loro grandezza e dati all’amena letteratura mettersi in uguaglianza, e rendersi grati al rimanente dell’uman genere, e il dare al nostro spirito un certo sollievo, e ricreazione rimovendo tutto quello, che lo tien soggetto, e legato fa sì che egli dopo con maggior forza e attività ritorna allo stato suo proprio, e naturale.

[p. vi modifica] Divulgatisi i di lui componimenti sopra D. Ciccio furono con molta stima accolti dai Letterati, e perciò senza di lui approvazione, e senza neppure che egli ne avesse notizia, ne fu stampata una informe raccolta, di che egli non poco si dolse con varie lettere scritte agli Amici e più con un mordace sonetto sopra l’Autore dell’impressione; onde quantunque egli fosse risolutissimo di non pubblicarli giammai, la detta informe raccolta l’obbligò a dar mano ad una ristampa che purgata da molti componimenti non suoi, ed arricchita di molti altri stati omessi egli ne fece fare in Parigi da Claudio Rind col titolo della Cicceide legittima dove in una lettera ai Lettori che precede alla medesima e che si aggiunge dopo la presente, si giustifica pienamente qual fosse l’intenzione dell’Autore.

La pubblicazione di questi leggiadrissimi componimenti ebbe i suffragi di tutti i Letterati che ne parlarono con molta stima, fra i quali il celebre Francesco Redi in una lettera inserita nel Tom. 4. delle sue opere p. 333. nel dar parte a Giuseppe Valletta dell’Edizione di questa Raccolta dice che "in suo genere è una bella cosa, ma bella bene, perchè l’Autore è veramente Poeta ec. mi credo che in questo genere supera la Mortoleide, e la Scorneide del Conte da Montevecchio, e gli piacerà al certo", ed un moderno Autore francese parlando della descrizione d’una Tempesta fatta da Omero al 20. libro della sua Iliade soggiunge "& moy je desierois Homere de decrire soit par inscription ou outrement, non pas une Tempete, mais certains petits morceaux de chair qui nous pendent sous les nez, aussi admirablement que Lazarelli les a depeints dans le sonnet suivant:

"Gran sostegni del Mondo almi C... pag. 108.

"Homere dans la description qu’il fait de la mer en furie, n’a eu besoin que d’inspiration ou plutôt de son imagination vive et impetueuse; mais le Poete italien, réunit ici l’imagination la plus brillante a ce que l’esprit a de plus prosond, & de plus exact, de plus poetique, de plus fin, & de plus elégant.

[p. vii modifica] Resta a parlare adesso dell’Eroe celebrato dall’Autore sotto nome di D. Ciccio il di cui vero nome si tacerebbe, benchè il Pubblico sia persuaso essere questi componimenti fatti per puro scherzo, e lontani dal vero. Ma è già reso noto da diversi Autori, e specialmente dal soprallodato Vinciolo, il quale nel detto Catalogo alla nota di num. 90. ci assicura essere egli Buonaventura Arrighini Lucchese, che fu Collega del Lazzarelli nella Rota di Macerata con queste parole, "Lazzarellus & Arrighinus primum familiaritatis fuere conjuncti, deinde alter alterum adeo persequebatur ut ea fuerint a primo composita lepidissima Etrusca Carmina quae secundum repraesentant sub nomine D. Ciccio.

Queste sono le notizie, che ho potuto raccogliere intorno ai presenti leggiadrissimi componimenti, ed al loro dotto Autore, e che ho stimato di farvi cosa grata nel premetterle a questa impressione. Graditela, e vivete lieti e sani»


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