La cooperazione regionale in ambito UE: il caso della Corsica/Capitolo VI

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Conclusioni

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Capitolo V Bibliografia


1. Una questione aperta: il separatismo

Prima di concludere la trattazione non si può fare a meno di esporre brevemente il concetto di separatismo, che affonda le sue radici nei secoli passati e che si ripropone ancora oggi come un problema a cui trovare una soluzione. Dalla perdita dell’indipendenza, avvenuta nel 1768, la Corsica è sempre stata infatti il teatro di una resistenza più o meno organizzata e forte a seconda dei periodi1. Isola fiera e caparbia, la Corsica si considera lontana da una patria che non le è “madre” in quanto i corsi hanno una lingua ed una cultura autonome ed originali2, rispetto a quella francese. I sentimenti di indipendenza e di insofferenza nei confronti dello stato francese sono portati avanti dai gruppi separatisti, che a più riprese hanno manifestato il loro malcontento ricorrendo talvolta ad episodi violenti sfociati nel sangue. Percorrendo le strade dell’isola, si avverte nettamente la presenza di questi sentimenti antifrancesi nelle scritte provocatorie in lingua corsa: “Megliu more corsu che campà francesu” o “Tarra corsa à i corsi”, sono due tra le frasi che rendono maggiormente l’idea. Lungo queste strade non mancano inoltre cartelli dilaniati dai proiettili o il nome in lingua francese delle città cancellato con bombolette spray che rappresentano altrettante manifestazioni d’opposizione nei confronti della Francia. Vediamo ora di comprendere la nascita e l’evoluzione dei gruppi separatisti che, in alcuni episodi particolarmente sanguinosi, hanno tramutato il rancore di stampo separatista in vere e proprie azioni terroristiche. Le prime manifestazioni dei movimenti regionalisti e separatisti organizzati risalgono agli anni Sessanta con la creazione dell’Union corse, del Front régionaliste corse (FRC) e dell’Action régionaliste corse (ARC). Sono gli anni Settanta però a segnare la nascita di episodi di violenza a danno del settore agricolo, turistico ed economico. Nel 1973 il Fronte Paesanu di Liberazione di a Corsica (FPCL) segna la sua nascita con tre attentati dando vita alla prima “notte blu”. L’anno successivo l’FPCL è sciolto dal Consiglio dei ministri ma ciò non gli impedirà di compiere un attentato contro il Club Méditerranée a Cargese. Sempre nel 1974, sotto la presidenza di Valéry Giscard d’Estaing (in questo momento Jacques Chirac è primo ministro), hanno luogo i primi tentativi di regolarizzare la situazione nell’isola tramite la scissione in due dipartimenti: Corsica del sud ed alta Corsica. Nel 1975 i fenomeni di violenza dilagano: Edmond Simeoni, dell’ARC, occupa la cantina di un importante viticoltore di Aléria, accusato di essere al centro di un vasto scandalo vinicolo. Il 22 agosto con l’intervento delle forze dell’ordine si compie il dramma: due gendarmi vengono uccisi, un occupante riporta gravi ferite mentre Simeoni viene incarcerato. Anche l’ARC viene sciolto dal Consiglio dei ministri. Il 5 maggio 1976, alla vigilia del processo di Simeoni, dopo una “notte blu” di 21 attentati nell’isola, il Front de libération nationale de la Corse (FLNC) annuncia la sua nascita. A quattro mesi dalla fondazione, l’FLNC fa di nuovo parlare di sé, in occasione degli scontri con le forze dell’ordine durante una manifestazione del sindacato dei trasporti. In seguito all’invasione dell’aeroporto di Ajaccio, da parte di alcuni manifestanti, un Boeing viene preso d’assalto e fatto esplodere. Nel 1977 si scontrano in Corsica due differenti correnti di pensiero: l’Unione di u Populu Corsu (UPC) che rivendica l’azione legale e l’autonomia interna e l’FLNC che ricerca l’indipendenza tramite l’autodeterminazione e la lotta armata. L’anno 1982, con 800 attentati, è stato uno dei più devastanti: il 19 agosto con la rottura della tregua proclamata dall’FLNC nel 1981, sono stati compiuti ben 99 attentati. Nel 1990 l’FLNC si divide in due correnti: l’FLNC habituel (che si scioglierà nel gennaio 1997) e l’FLNC historique che rappresenta la parte clandestina del movimento. Gli omicidi politici sono arrivati a 17 quando il Consiglio costituzionale stabilisce l’incostituzionalità dell’espressione “popolo corso”, peraltro non senza potersi appoggiare anche sul consenso popolare, che in quegli anni attribuiva soltanto il 10% dei voti al partito autonomista3. Un nuovo fatto di sangue si pone alla ribalta nel 1998 con l’assassinio del prefetto Claude Erignac, perpetrato dal gruppo dei sans-sigle4, che sono dei dissidenti dell’FLNC historique. Nel 1999 viene creato il gruppo Armata Corsa sempre ad opera di dissidenti dell’FLNC historique, che il 20 agosto si rendono responsabili di un assassinio. Lo stesso anno Lionel Jospin si reca in Corsica per porre fine all’ondata di violenza, condannando l’azione clandestina ed i crimini perpetrati, ma il suo intervento non sortirà esiti positivi. In ottobre infatti un nuovo gruppo, il Fronte Patriotu Corsu (FPC), verrà alla ribalta con una decina di attentati. Un nuovo tentativo di stabilizzazione viene fatto il 13 dicembre con il Processus de Matignon, che prevede un meccanismo di adattamento delle disposizioni legislative alla specificità della Corsica e l’insegnamento della lingua corsa nelle scuole elementari e medie. Un passo indietro nella difficile mediazione tra governo e gruppi separatisti viene però fatto nel 2002, con la decisione del Consiglio costituzionale di censurare una parte importante dell’articolo primo del progetto di legge votato nel 2001, che dava all’Assemblea di Corsica il potere di legiferare in determinati ambiti. Nuovi attentati infiammano così le pagine di cronaca. A fine luglio il ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy, si reca in Corsica chiedendo il dialogo; a supportare questa posizione è anche il primo ministro Jean-Pierre Raffarin ma i gruppi clandestini, mostrandosi dubbiosi nei confronti di tali affermazioni, rispondono con delle granate lanciate nella caserma della gendarmeria di Solenzara. Il 26 aprile 2003 viene organizzata ad Ajaccio una manifestazione per chiedere la soppressione dei dipartimenti e la concessione di un potere legislativo, come aveva lasciato intravedere il Processus de Matignon. Risultati non incoraggianti si sono però ottenuti il 6 luglio, con il referendum istituzionale per una parziale autonomia della Corsica. Il 50,98% dei voti si è dichiarato contrario a questo progetto di legge5 che prevedeva tra l’altro di unificare i due dipartimenti e di creare un esecutivo locale che avrebbe avuto il potere di imporre le tasse. Con questo referendum il governo francese ha visto vanificare i suoi sforzi volti a sconfiggere le spinte secessioniste nell’isola. La situazione è quindi ancora in evoluzione e seppure le correnti separatiste corse hanno compiuto una serie costante e ripetuta di attacchi, non sono state in grado di allargare la base di consenso popolare.


2. Possibili scenari

Un’eventuale completa indipendenza dalla Francia, garantirebbe alla Corsica di affermare la sua identità, la sua diversità dallo stato francese ma al momento di sviluppo attuale le ricadute economiche dell’isola potrebbero destare delle preoccupazioni. La Corsica è un’isola complessa, che ricerca l’autodeterminazione ma che si scontra con i suoi limiti geografici dovuti all’insularità, che ha un lontano passato italiano, un presente francese ma lo spirito corso nel cuore. Honoré de Balzac scriveva della Corsica come di “un’isola francese che si scalda al sole d’Italia” e forse proprio questa potrebbe essere la chiave di lettura. In un recente incontro con il console d’Italia in Corsica, Francesco Piccione, sono state avanzate delle ipotesi che privilegiano l’asse italo-corso come maggiormente promettente per lo sviluppo dell’isola. Si è dapprima considerato che tutte le volte che è stato favorito il commercio con l’Italia, il Pil della Corsica è aumentato e tale andamento è stato anche amplificato dall’introduzione dell’euro. Da ciò si deduce che c’è una correlazione positiva tra la moneta comune, l’aumento degli scambi con l’Italia e la crescita del Pil corso. La Corsica è politicamente francese ma geograficamente italiana; quindi, in un contesto realmente coeso, essa dovrebbe avere un notevole interscambio con le regioni limitrofe, che nella fattispecie sono quelle italiane. Da questa interpretazione emerge con chiarezza che in realtà non c’è una vera coesione con le regioni europee limitrofe perché l’asse privilegiato è ancora quello francese. Ad esempio le merci corse, che devono andare verso il nord-est d’Europa, non approdano al porto di Genova per essere poi trasferite, ma a quello di Marsiglia. Un altro punto a favore dello scambio con l’Italia è rappresentato dalla differenza tra catene distributive: la Corsica, che produce prodotti di nicchia, troverebbe un facile sbocco in Italia, che è un paese che si basa sulla piccola e media distribuzione, piuttosto che in Francia, la quale predilige la grande distribuzione. Un esempio a tal proposito può essere fatto prendendo in considerazione la Pietra, birra corsa prodotta con la farina di castagna. Ebbene essa è esportata in Italia, dove ha trovato un suo mercato, mentre in Francia non è esportata. In un’ipotesi di commercio allargato, la Corsica dovrebbe puntare molto sullo scambio con le regioni italiane del versante occidentale quali il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, la Toscana, il Lazio e la Campania. A sostegno di tale tesi, viene in aiuto la definizione di “arco latino mediterraneo”6 data dalla Commissione europea nel rapporto Europa 2000+. Ciò che rende interessante questa delimitazione territoriale è il fatto che vengano prese in considerazione, per analizzare le dinamiche dell’arco mediterraneo e per ipotizzare scenari di sviluppo futuro, anche regioni quali il Rhône-Alpes, il Piemonte e la Lombardia che, pur non essendo propriamente “mediterranee”, rivestono un ruolo fondamentale come punti di ancoraggio dell’arco con l’Europa continentale esplicando una funzione di collegamento dinamico con il resto dell’Ue. Tuttavia i mezzi di comunicazione di cui attualmente dispongono le regioni mediterranee appaiono globalmente piuttosto carenti. In generale, lo spazio mediterraneo sembra più una giustapposizione di città indipendenti che un vero spazio integrato sul piano economico, amministrativo e politico. Il trasporto dei prodotti e delle persone può oggi avvenire in condizioni più soddisfacenti tra due paesi molto lontani dell’Europa e dell’Asia che tra due regioni mediterranee. All’interno di questo spazio le isole presentano una situazione ancora più difficile aggravata dal fatto che la continuità territoriale è effetto delle politiche pubbliche nazionali. L’esigenza di elevati livelli di interconnessione e di interoperabilità tra i paesi e le regioni europee esprime la necessità di potenziare il settore del trasporto combinato e la connessa intermodalità. La rete di trasporto combinato (ferrovia-strada-acqua), essendo organizzata per corridoi multimodali, garantisce innumerevoli vantaggi quali: - la riduzione dei costi e l’innalzamento dei livelli di qualità e di affidabilità nel trasporto e nella logistica delle merci; - la riduzione della congestione stradale; - un più contenuto impatto ambientale; - maggiori possibilità di integrazione di differenti “sistemi paese”. Le ricadute positive della riduzione delle distanze geografiche porteranno alla riduzione della concentrazione di reddito e di ricchezza nelle regioni storicamente già avvantaggiate in quanto ben servite e connesse ed inoltre sarà possibile usufruire dei vantaggi derivanti da una più ampia mobilità di persone e di merci in grado di agire sullo sviluppo di aree marginali e di rafforzare la coesione fra i paesi dell’Ue. Urgono quindi dei collegamenti tra le regioni con Pil più elevato, che si concentrano nel nucleo centrale dell’Europa occidentale, e la Corsica e le regioni mediterranee in generale, per colmare l’arretratezza in termini economici ed infrastrutturali di queste zone. A tal fine proprio il principio della coesione è uno dei motivi ispiratori della politica regionale europea poiché si è riconosciuto che riducendo i divari di reddito e di benessere tra i paesi, tutti ne trovano giovamento. Il miglioramento dei collegamenti a livello europeo è quindi indispensabile per abbattere le distanze tra i paesi e generare un fruttuoso interscambio. Per ciò che concerne il sistema dei trasporti, il caso della Corsica è esemplare: con la Francia è garantito il collegamento aereo (oltre che navale naturalmente) ed a prezzi economici mentre volare dalla Corsica allo stato che la abbraccia, cioè l’Italia, non è possibile perché non esiste al momento attuale nessun collegamento aereo diretto. La problematica dei collegamenti aerei si presta anch’essa efficacemente ad una logica di cooperazione transnazionale: in tal senso si potrebbero prevedere linee di collegamento che non si limitino all’asse Sardegna-Corsica-Toscana, ma che raggiungano altri centri nevralgici nel Mediterraneo, al fine di rendere l’intera operazione maggiormente attrattiva sotto il punto di vista del ritorno economico. Proprio la realizzazione di reti e di servizi è l’asse di finanziamento privilegiato nell’iniziativa comunitaria Interreg III Italia-Francia “isole” ed è anche l’asse portante del Docup per la Corsica 2000-2006 che riguarda il consolidamento delle basi dello sviluppo, nel quale è previsto l’ammodernamento delle reti di trasporto e lo sviluppo dell’intermodalità. Queste iniziative sono molto importanti perché riconoscono la grande importanza e la necessità di migliorare i collegamenti sia all’interno del paese che con gli altri stati e devono essere considerate come delle misure complementari al programma Ten (Trans European Network) che collegherà attraverso grandi arterie stradali, ferroviarie e marittime gli assi nord-sud ed est-ovest del continente europeo.


3. L’avvicinamento culturale come preludio ad una più stretta collaborazione italo-corsa

Jacques Thiers, direttore del centro culturale dell’università di Corte e docente di lingua corsa, in un’intervista7 ha dichiarato che la Corsica sta cercando di uscire dall’isolamento e di creare dei contatti con l’Italia per uscire dall’ostico confronto con la Francia (degenerato con l’assassinio del prefetto Erignac) ed aprire un percorso di pace per sovvertire il destino della Corsica, che è una realtà chiusa nel Mediterraneo aperto agli scambi. Thiers sostiene inoltre che il terzo termine di riferimento per la cultura corsa, cioè quello italiano, permette di reintrodurre un modello salutifero in una situazione basata sull’opposizione conflittuale tra grande e piccolo8. Secondo il suo pensiero, il sottosviluppo economico dell’isola si può spiegare con il concetto di coscienza di minoranza, le cui uniche alternative sono la sottomissione o l’omogeneizzazione al più forte. Il recupero del terzo termine della cultura corsa, può invece portare ad un ripensamento dei rapporti tra centro e periferia, che possono così essere visti non come conflittuali ma come di coordinamento anche con il polo europeo. L’idea dell’italianità, in questa prospettiva, non è più solo una memoria storica ma diventa un progetto in chiave europea. In questo contesto si colloca l’iniziativa comunitaria Interreg che tra i suoi obiettivi principali prevede:

- una maggiore coesione socio-economica tra gli stati europei;

- uno sviluppo sostenibile del territorio con particolare riferimento all’ambiente;

- un maggiore equilibrio nella competitività del territorio europeo.

Ricordando la legge di Poirine, a cui si è accennato nel primo capitolo, la Corsica, essendo una piccola economia insulare, deve cercare di aprirsi ancora di più agli scambi per uscire dall’isolamento e far decollare la sua economia. La soluzione potrebbe arrivare da una maggiore apertura proprio con l’Italia: sarà un caso che la parte più industrializzata della Corsica si trova nella pianura orientale, che è di fronte all’Italia, e che questo è l’unico luogo dell’isola dove sono presenti dei resti romani a testimonianza dell’antico legame che le unisce?


4. A conclusione di una conclusione

Molti sono i programmi ed i finanziamenti messi in campo per aiutare la Corsica a trovare la strada per uno sviluppo stabile e duraturo. Il Docup, il PEI, il Contratto di Piano Stato - CTC e le iniziative a carattere prettamente comunitario quali Urban II9, Equal10 e Leader +11. A livello transfrontaliero la Corsica partecipa al programma di iniziativa comunitaria Interreg III A Italia-Francia “isole” di cui si è parlato diffusamente. A livello transnazionale essa è uno dei partner del PIC Interreg III B12, che ha l’obiettivo di favorire, grazie alla cooperazione tra le autorità nazionali, regionali e locali, una maggiore integrazione territoriale all’interno di vasti gruppi di regioni europee e non. Fanno parte dell’iniziativa alcune regioni della Spagna, della Francia, del Regno Unito, del Portogallo, dell’Italia, del Marocco, dell’Algeria e della Tunisia. Infine a livello di cooperazione interregionale la Corsica partecipa all’Interreg III C, che ha per obiettivo il miglioramento dell’efficacia delle politiche e degli strumenti di sviluppo ed una maggiore coesione tra i paesi grazie alla loro messa in rete. Fanno parte del programma tutti gli stati europei aderenti alla sezione B ai quali si aggiunge la Grecia. Le opportunità sono davvero tante ma quelle che sembrano più promettenti devono puntare sullo sviluppo endogeno della Corsica, di cui sono promotori il Docup, il PEI ed il Contratto di Piano Stato - CTC, e sull’incremento dell’interscambio e della cooperazione con l’Italia. Molte sono le chances di cui dispone l’isola. Il suo futuro dipenderà sia dal modo in cui saprà approfittare di questa situazione favorevole come mai prima d’ora sia dall’instaurazione di un clima dove il dibattito democratico ed il voto siano l’unica forma di regolamento dei conflitti13. Le possibilità sono quindi tante ma solo la Corsica potrà decidere se fare del futuro un suo alleato.


Note

  1. Cfr. P. Poggioli, Le Nationalisme en question(s), DCL éditions, France 2003, p. 37.
  2. Per qualche cenno riassuntivo sul separatismo corso, cfr. L. Bonanate, Terrorismo internazionale, Giunti, Firenze 1994, p. 163.
  3. Cfr. L. Bonanate, Terrorismo internazionale, Giunti, Firenze 1994, p. 164.
  4. Cioè dei senza sigla, senza nome.
  5. Quindi il 49,02% dei votanti ha votato a favore.
  6. P. Bonavero, E. Dansero (a cura di), L’Europa delle regioni e delle reti, Utet, Torino 2002, p. 144.
  7. Cfr. www.infoline.it/cidilamezia/doc99/corsica.htm.
  8. Si riferisce ovviamente alla Francia ed alla Corsica.
  9. Che interessa la città di Bastia. Grazie a questa iniziativa finanziata dal Fesr sarà migliorato il livello di vita nel centro urbano, rivitalizzata l’attività economica e si promuoveranno uguali opportunità di inserimento
  10. E’ promosso dal Fondo sociale europeo e consentirà di sperimentare nuove pratiche di lotta contro le discriminazioni e le disuguaglianze di cui possono essere vittime sia quelli che lavorano sia le persone in cerca di occupazione.
  11. L’iniziativa è finanziata dal Feaog e promuove strategie per lo sviluppo e la creazione di reti nei territori rurali dell’Ue ed a favore della cooperazione interterritoriale.
  12. Denominato anche Medocc (Mediterraneo occidentale) per via dei paesi partecipanti al programma.
  13. In questo quadro va risolta la spinosa questione del separatismo di stampo terroristico che può generare pericolose tensioni e frenare il processo democratico.