La fine di un Regno (1909)/Parte III/Documenti vol. I/XIX

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Documento XIX

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Documento XIX, volume I, Cap. X.


Petizione del comune di S. Demetrio Corone
perchè non fosse trasportato altrove il collegio di S. Adriano.


Questa petizione fu provocata dalle voci insistenti che, per effetto di quanto era avvenuto nel 1848, il governo volesse sopprimere il collegio sotto forma di trasferirlo altrove. È un documento curioso, perchè rivela pittorescamente qual fosse la condizione economica del collegio e perchè assicura il re che “stava dimesso da più tempo il collegio all’epoca deplorabile dei torbidi di Calabria del 1848, e che la universalità di S. Demetrio, non pur aliena, ma nemica fu ad ogni tentativo rivoluzionario.„ La petizione non avrebbe conseguito il suo scopo, se non fosse stata raccomandata al dottor Jeno, medico di Corte, albanese e attaccatissimo ai Borboni, che aveva seguito in Sicilia. Il dottor Jeno ne parlò al Re; poi fece andare il sindaco a Napoli, lo presentò al sovrano a Capua, e ottenne che la disposizione fosse revocata, ma non fu revocata quella che aveva destituito da rettore il Marchianò, sottopposto anche a processo, e nominato in sua vece don Vincenzo Rodotà, degnissimo sacerdote della famiglia dei fondatori del collegio, e nativo di san Benedetto Ullano. Il Rodotà appena dopo l’attentato, fu destituito e obbligato a lasciare il collegio, unicamente perchè concittadino di Agesilao.

Ecco la petizione, il cui originale fu trovato tra le carte del dottor Jeno, e da lui annotata così: Borro di Sup. del Sindaco e [p. 78 modifica]di S. Demetrio per non fare ammuovere il Seminario da S. Demetrio del 2 agosto 1852 passato per ragg. al direttore Scorza.

Presentata a S. M. li 14 settembre 1852, feci chiamare il Sindaco per ordine di S. M. li 21 a Capua. S. M. si benignò ordinarci di andare dal Direttore perchè gli aveva dato tutti gli ordini.


provincia di calabria citeriore


distretto di rossano comune di s. demetrio



Oggi che sono li 2 del mese di agosto anno 1852 nel Comune di S. Demetrio, e propriamente nel luogo destinato alle sessioni Decurionali.

Essendosi riunito il corpo municipale del sudetto Comune, dietro regolare invito del Sindaco, questi che ha preseduto la sessione, ha esposto che si in questo Comune che negli altri Comuni Albanesi, ed in Rossano, Capo luogo del Distretto, asseverantemente circolava notizia che il Real Governo, nell’idea di migliorare la condizione del Seminario Italo-greco di S. Adriano, avesse risoluto il traslocamento di esso in altro comune della Provincia, e che siccome tale tramutamento poteva interessare il benessere si del Seminario che de’ naturali di S. Demetrio, ov’esso è sito, così invitava il Decurionato a deliberare sul proposito e principalmente se convenisse di umiliare a piedi del trono le suppliche che esso farebbe in nome degli abitanti.

Il Decurionato ad unanimità.

1° Considerando che il Seminario di S. Adriano è ricinto da una gran vigna di dodici moggiate d’estensione, ed ha nelle sue adiacenze sei giardini irrigabili coperti di agrumi, di fichi e di altri alberi preziosi, i quali provvedono senza dispendio molto, e di vino e di legumi e di frutta il convitto per tutto l’anno; Che nel territorio di S. Demetrio, ov’è sito, possiede boschi adatti alle greggi minute di cui fa industria e ne ha in copia l’occorrente pel vitto degli alunni: Che questi fondi tenuti or in amministrazione, qualora il Collegio fosse altrove tramutato renderebbero una parte del prodotto all’affittuario, ed alquanto se ne perderebbe nel trasporto, la più gran parte de’ quali resterebbe inutile affatto per mancanza di smaltimento in una contrada che ne sovraboonda ed è disabitata.

2° Che i comuni vicini, di S. Demetrio, Macchia e S. Cosmo contribuiscono ogni anno al Seminario succeduto all’ex Feudatario di S. Adriano una gran quantità di frumento in genere, che basta [p. 79 modifica]al consumo degli alunni; la quale, allontanandosi questi, diminuirebbe della metà per le spese di esazione e di trasporto o di serbo e vendita:

3° Che il luogo ove risiede è sommamente comodo per la vicinanza del combustibile, d’aria pura e salutare: ottimo poi per l’istruzione giacendo in solitudine remota e perfetta, messa sotto la protezione di un S. Martire:

4° Che questa quasi consacrazione del locale lo fa augusto alle comuni circonvicine, che concorrono alle feste celebrate ivi splendidamente, e vi recano infermi a pregare a fare de’ voti ad essere esorcizzati; sicchè la chiusura dello stesso sarebbe uno scandalo religioso e morale per tutti i paesi.

5° Che con queste doti il Seminario ha dato in copia singolare uomini religiosi, morali dotti e ubbidienti alle leggi per un mezzo secolo, che è stato diretto e sorvegliato da propri vescovi, residenti nel luogo, e degni della fiducia in loro messa dalla Chiesa e dal Trono:

6° Che i disordini posteriori non possono attribuirsi alla posizione locale che doveva invece mettere al coperto la Scuola dell’influenza de’ passi, poichè è situato in un deserto. È poi costante che stava dimesso da più tempo il Collegio all’epoca deplorabile de’ torbidi di Calabria del 1848, e che d’altronde l’università di S. Demetrio appresso alla parte intelligente ed agiata del Comune, non pur aliena, ma nemica fu ad ogni tentativo rivoluzionario.

7° Che le rendite diminuite farebbero aumentare le pensioni degli alunni, i quali sarebbero costretti anche a spese maggiori di vestiario ed altro, quando fossero trasferiti in mezzo a qualche città: due circostanze che renderebbero fra pochi anni deserta la scuola statuita per serbare la cognizione di Dio, degli umani doveri, e de’ sacri riti, fra università poverissime, come sono quelle degli Albanesi.

Ha deliberato di supplicare rispettosamente Sua Maestà il Re nostro Signore che non permetta mai che si devii dalle sagge e benefiche disposizioni de’ suoi augusti maggiori, che fecero a questo Collegio Pontificio le presenti felici condizioni, alle quali non si potrebbe recar mutamento senza contrariare le intenzioni della regal sua Maestà, che con sapiente ordine muove il suo regno verso il regolare sviluppo d’ogni cristiana civiltà.

8° Che il Sindaco del sudetto Comune deponga personalmente a’ piedi del Trono queste suppliche, che il Decurionato di S. Demetrio ha l’onore d’indirizzarle.

Fatto nel giorno mese ed anno come sopra.


Il Sindaco del Comune

firmato: Giuseppe Bellusci