La massoneria e l'età delle rivoluzioni

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Michele Moramarco

2002 L Saggi letteratura La massoneria e l'età delle rivoluzioni Intestazione 28 novembre 25% Saggi

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Tra la fine del ‘700 e la seconda metà dell’800 si consumò in Europa la più acuta e diffusa stagione rivoluzionaria che la storia ricordi. Sommovimenti nazionali e sociali alterarono i profili e gli equilibri tra gli Stati, le istituzioni e le classi, anche se solo nel ‘900 si sarebbe assistito alle estreme, drammatiche conseguenze di tale processo.

Quale fu il ruolo della Massoneria nell’età delle rivoluzioni, e, specularmente, quale fu l’impatto di queste sui percorsi massonici ?

Nei limiti di una breve comunicazione quale quella che ci è stata affidata, possiamo solo proporre alcune osservazioni di ordine generale.

E’ un dato ormai acquisito dagli storici, che la Libera Muratoria non giocò mai un ruolo diretto, istituzionale, nelle contingenze di cui qui ci occupiamo. Il “lealismo” proclamato dagli Antichi Doveri orientò sempre, in generale, il comportamento collettivo dei Corpi Massonici, ancorché singole Logge si siano prestate a fungere da punti di aggregazione politica.

E’ un dato indubitabile che quest’ultimo fenomeno toccò in progressione alcune Officine della Massoneria francese, soprattutto a partire dagli anni ’40 dell’Ottocento. In Francia ebbe luogo un fenomeno strano: si formarono Logge “ideologiche” o quantomeno prevalentemente frequentate da membri di questo o quell’orientamento politico (lo “spirito di corpo” muratorio catalizzò le energie, talora un po’ centrifughe, di repubblicani, socialisti, ecc.): peculiare versione del fenomeno inglese delle Logge professionali (a prevalenza o di esclusiva castrense, impiegatizia, artigianale, ecc.).

Dalla Francia l’impronta impegnata (o “storica”) di tali Logge - e di una organizzazione proiettata nella storia politica quale la Carboneria, che si manifestò oltralpe già alla fine del ‘700 - passò nel nostro Paese, e indusse Fratelli, oltre che profani, a sovrapporre idealmente l’Ordine al murattismo prima, a questo o quel filone risorgimentale poi (peraltro con notevoli approssimazioni: tra cavourismo, mazzinianesimo e garibaldinismo, solo quest’ultimo - per l’esplicito ed autorevole status massonico dell’ispiratore - era in linea di massima sgombro da pregiudiziali o sospetti nei confronti dell’Ordine).

Resta un fatto, comunque, che anche in Italia e in Francia, se non di “lealismo”, si può certamente parlare di “gradualismo” massonico: ispirandosi al sistema formativo dei gradi, i Liberi Muratori politicamente attivi tendevano a ipotizzare una trasformazione lenta, misurata e il più possibile consapevole e indolore della società, collocandosi su una linea “mediana” rappresentata in Italia, in età post-risorgimentale, dal Partito Radicale. A questo proposito è di estremo interesse la ricerca di Giovanni Orsina, raccolta in Senza Chiesa né classe. Il partito radicale nell’età giolittiana (Carocci, Roma 1998), dalla quale emerge l’intreccio strettissimo tra quel radicalismo - ben diverso, peraltro, dal neo-radicalismo della seconda metà del Novecento - e gli ambienti massonici maggioritari, che peraltro - va sottolineato - si erano allontanati non poco dallo spirito sacrale originario dell’Ordine.

Ma se in Italia, e alla fin fine anche in Francia, la Massoneria non amava la “sovversione” o l’estremismo rivoluzionario (nel suo Robespierre politique et mystique - pubblicato in italiano da Garzanti nel 1999 – Henri Guillemin avalla i “si dice” di una possibile iniziazione muratoria dell’“Incorruttibile”, ma è un dato di fatto che la stragrande maggioranza dei Massoni d’oltralpe ha sostenuto storicamente posizioni conciliatorie e in qualche occasione persino “bloccarde”), si può senz’altro affermare che sul piano delle tematiche di studio e dei codici linguistici l’“età delle rivoluzioni” ha segnato profondamente la memoria e i percorsi storici delle Massonerie latine.

L’attenzione al sociale come dimensione dominante la vita massonica, il “libero pensiero” come spregiudicatezza intellettuale, la polemica verbale si ritrovano infatti ancor oggi, troppo spesso, in titoli e contenuti di molte “Tavole di Loggia” di quelle Massonerie, laddove nell’area tedesca dominano le preoccupazioni filosofiche, simboliche, artistiche, e in quella angloamericana regna una visione civico-umanitaria e assistenziale dell’Ordine e dei Corpi Massonici alleati.

Certo, le vicende storiche nelle tre aree di cui sopra sono state molto diverse (Inghilterra e America hanno conosciuto solo le primizie dell’età rivoluzionaria, e nel mondo germanico i moti rivoluzionari furono spesso percepiti come minacce disgregative rivolte a una civiltà che – diversamente da quella italica – aveva un’organicità storica piuttosto rassicurante), ma non si può escludere che il potente filtro storico-culturale al quale ci stiamo riferendo sia stato capace di portare alla luce e rinsaldare tratti in qualche modo costitutivi di questo o quel “genio” massonico nazionale.

Un interrogativo conclusivo: qual deve essere la posizione di una Massoneria autentica rispetto alla forbice socioculturale che ha diviso la storia massonica mondiale? Forse, quella di assumere in sé tanto i tratti iniziatici tradizionali del ceppo anglosassone, quanto - dopo averli depurati da qualsiasi faziosità o demagogia - quelli socialmente orientati del ceppo latino, ritenendo che la forbice di cui ho parlato sopra abbia costituito - come tutte le “crisi” individuali e sociali, d’altronde - un’opportunità di integrazione e di perfezionamento del carattere massonico. In continuità, peraltro, con l’eredità tradizionale dell’Ordine: non erano forse le Corporazioni, le Gilde medievali i luoghi in cui, contemporaneamente, si trasmettevano i “segreti” e le leggende delle Arti e si dava corpo ad una organica solidarietà sodale, paradigmatica per tutto l’edificio sociale ?

Quel che potremmo lamentare è proprio l’insufficiente saldatura, che si rileva ancor oggi a distanza di due secoli, tra istanza iniziatico-morale e istanza sociale in tanta parte del panorama massonico mondiale.

Convinta che i codici simbolici tradizionali restino imprescindibili, ma altresì interessata più alla giustizia sociale che alla beneficenza, una Massoneria vitale deve guardare a un avvenire in cui l’Arte Muratoria diventi - o torni ad essere - la felice configurazione delle sue due antiche e sempre attuali attitudini.


pubblicato su Le Tavole del 2001 (Circolo di Corrispondenza della Loggia Quatuor Coronati n. 1166, Perugia 2002), pp. 121-122 (revisione a cura dell’A.)