La signora dalle camelie (teatro)/Atto IV/Scena quarta

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Scena quarta

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SCENA QUARTA


Margherita Gauthier, il barone Varville, Olimpia, Duvernoy, Gastone de Rieux e detti.


Olimpia. (andando verso Margherita) Tu arrivi ben tardi, Margherita.

Varville. Noi veniamo dal teatro dell’Opera, (stringe la mano a’ suoi amici).

Duvernoy. (Margherita, Armando è qui!)

Margherita. Armando!

Duvernoy. Sì. (in questo momento Armando, che si è seduto ad un tavolo di giuoco, vede Margherita. Essa gli sorride. Armando la saluta freddamente).

Margherita. Ho fatto male a venire a questa festa!

Duvernoy. E perchè!

Margherita. E me lo chiedete?

Duvernoy. Al contrarlo: un giorno o l’altro bisognava [p. 77 modifica]pure trovarsi con Armando. Dunque è meglio questa sera che un’altra volta.

Margherita. Ti ha parlato?

Duvernoy. Sì.

Margherita. Di me?

Duvernoy. Naturalmente!

Margherita. E che vi ha detto?

Duvernoy. Che è quasi intieramente guarito dal suo amore per voi.

Margherita. Tanto meglio, se ha detta la verità, ma non lo credo: egli non ha risposto che freddamente al mio saluto; è sì pallido...

Varville. (piano a Margherita) Avete veduto il signor Duval?

Margherita. Sì.

Varville. Ignoravate la sua presenza in questa festa?

Margherita. L’ignorava.

Varville. Allora promettetemi di non parlargli.

Margherita. Ve lo prometto: ma se egli mi parla, sarò obbligata a rispondergli.

Dottore. Buona sera, Margherita.

Margherita. Siete voi, dottore? voi mi trovate molto cangiata, non è vero?

Dottore. Abbiate cura della vostra salute, o Margherita, ve ne prego; domani verrò a trovarvi e così vi strapazzerò a mio bell’agio.

Margherita. Buon dottore! (gli siringe la mano, egli si allontana).

Gustavo. Signora Gauthier!

Margherita. Voi pure, signor Gustavo? sono ben contenta di rivedervi. Erminia è forse a questa festa?

[p. 78 modifica]Gustavo. No. Ma che avete, Margherita? si direbbe che voi piangete!

Margherita. Io? signor Gustavo, quanto sono infelice!

Gustavo. Non fatevi scorgere dagl’invitati! Ma perchè siete venuta a questa festa?

Margherita. E sono io forse la padrona? d’altronde ho bisogno di questo schiamazzo. La solitudine mi ucciderebbe più presto,

Gustavo. Ebbene, se volete un mio consiglio, ritornate al vostro palazzo.

Margherita. Perchè?

Gustavo. Perchè non si sa mai quello che può succedere... Armando...

Margherita. Armando mi odia e mi disprezza, ecco tutto.

Gustavo. Al contrario, o signora. Armando vi ama. Non vedete quanto è pallido? Quella indifferenza non è naturale... se spinto dalla gelosia insultasse il signor de Varville... oh! credete a me, Margherita... partite!

Margherita. Un duello per me tra Armando ed il signor de Varville? Voi avete ragione, Gustavo, ed io partirò in questo stesso momento. (si alza).

Varville. (avvicinandosi a lei) Dove andate, o Margherita?

Margherita. Amico mio... soffro... riconducetemi a casa mia.

Varville. No, voi non soffrite, o signora... io comprendo il perchè volete allontanarvi... perchè il signor Duval è a quel tavolino e sembra non badare a voi... ma se non avete bastante coraggio per resistere alla sua vista, io non sono così vile da lasciare una festa, dove molti potrebbero supporre che io avessi avuto paura... Avete voluto venire a questo ballo e ci resterete.

[p. 79 modifica]Olimpia. E qual opera si rappresenta questa sera?

Varville. La Favorita.

Armando. La storia d’una donna che aveva ingannato il suo amante.

Duvernoy. È una cosa tanto comune!

Armando. È vero, ed io ne conosco di queste donne!

Olimpia. V’è differenza da amante ad amante.

Armando. Come da donna a donna..

Rieux. Mio caro Armando, tu giuochi da disperato.

Armando. Sì, voglio provare se è vero il proverbio: digraziato in amore, fortunato nel giuoco.

Rieux. Ah! tu devi essere ben disgraziato in amore, perchè ormai hai vinto 200 luigi.

Armando. Mio caro, io faccio conto di vincere per lo meno due mila luigi, perchè allora avrò fatta la mia fortuna, ed andrò a vivere in campagna.

Rieux. Solo?

Armando. No, con qualcuno che mi ha già accompagnato un’altra volta e che mi ha abbandonato; ma forse quando sarò più ricco... (E non dice nulla!)

Gustavo. (Finiscila, Armando! non vedi quanto essa soffre?)

Armando. È una bella storia, ed io per divertirvi voglio raccontarvela, tanto più che veggo là un di quei tipi di caricatura che mi vanno sì tanto a genio. (guardando Varville) Uno di quei esseri patriarcali che non ponno vantarsi che di avere 80 mila lire di rendita...

Varville. Signore!

Margherita. Varville, se voi provocate il signor Duval, vi giuro che non mi rivedrete mai più.

Armando. E così?

[p. 80 modifica]Varville. Infatti, o signore, voi siete così fortunato al giuoco che quasi sono tentato d’arrischiare una partita.

Armando. Che io accetto.

Varville. Io tengo 100 luigi.

Armando. Vada per 100 luigi... da qual parte?

Varville. Dalla parte che voi perderete.

Armando. Cento luigi a sinistra.

Varville. Cento luigi alla destra.

Armando. Alzate le carte.

Rieux. Quattro a destra, a sinistra nove. Armando ha guadagnato.

Varville. Due cento luigi.

Armando. Sia. (giuoca).

Rieux. Sei, otto? Armando ha guadagruato.

Olimpia. Sarà dunque il signor barone che pagherà la villeggiatura del signor Duval?

Margherita. (Mio Dio! che mi accadrà?)

Olimpia. Signori, a tavola: la cena dev’essere servita.

Armando. Volete voi continuare la partita, o signore?

Varville. Non in questo momento.

Armando. Io vi debbo una rivincita, e ve la propongo, a qual giuoco che voi sceglierete.

Varville. Siate tranqnillo, o signore, Approfitterò della vostra esibizione. Margherita, venite?

Margherita. Non ancora, ho qualche parola da dire alla signora Duvernoy.

Varville. Se fra dieci minuti voi non siete di là, io verrò a cercarvi in questa sala, ricordatelo bene.

Margherita. Come volete, (tutti escono dal fondo).