La storia di Colombo narrata alla gioventù ed al popolo/IV

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IV. In Ispagna

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III V


Del primo soggiorno di Cristoforo nella Spagna nulla sappiamo; è però lecito credere che cercasse tosto di essere ricevuto dai Reali di Aragona e Castiglia, protettori di audaci naviganti, esponendo loro il suo progetto ed invitandoli a fornirgli i mezzi di attuarlo.

Dal libro dei conti di tesoreria di quei Reali risulta infitti che nel 1487 ricevette qualche somma per servizi prestati alle Loro Altezze; ed è in questo giro di tempo che il disegno di Colombo fu sottoposto dai Sovrani all’esame di una Giunta di autorevoli e dotti personaggi in Salamanca.

La Giunta, composta di prelati, di gran signori, di letterati, di marittimi e di altra gente, sentito il disegno vagheggiato, dichiarò essere impossibile che fosse vero quanto il genovese diceva; onde per allora parve rotto ogni rapporto tra lui e la Corte.

Colombo abbandonò Salamanca e passò l’inverno del 1487-88 in Cordova, dove conobbe Beatrice Enriquez che fu madre di Ferdinando, il secondo figlio e lo storiografo del grande Ammiraglio.

Nel 1489 egli era di nuovo in buoni rapporti coi Reali di Aragona e Castiglia, e anzi gli sorrideva l’idea di vedersi presto al comando di una flotta in viaggio per le Indie; ma la sfiducia doveva ancora una volta impadronirsi di lui.

I Reali erano in guerra coi Mori che ancora dominavano una parte della Spagna; e la guerra assorbiva tutta la loro attenzione, nonchè i mezzi di cui potevano disporre. Aggiungi la carestia e le inondazioni che accrescevano la miseria generale, e gli ostacoli che frammettevano gl’invidiosi, e si vedrà come Colombo non avesse troppo da sperare per l’attuazione dei suoi disegni.

Fu allora che si decise a recarsi in Francia per tentare qualche cosa di definitivo colla sorella e tutrice di Carlo VIII; ma avendo saputo di questa sua intenzione il Duca di Medina Coeli, questi lo trattenne in sua casa due anni promettendogli di far armare per proprio conto tre o quattro caravelle colle quali tentare l’impresa da lui vagheggiata.

Ma quando la regina Isabella, donna di virili propositi, fu informata dal duca della sua intenzione, siccome non le pareva decoroso pel Sovrano che un privato assumesse un’impresa così vasta, gli vietò di più oltre occuparsene, volendo riserbare a se stessa quella spedizione. Invitò quindi Colombo a recarsi da lei, che lo accolse benignamente e incaricò il ragioniere di Castiglia di trattare con lui della faccenda.

I Reali stavano assediando Granata, ultimo e forte baluardo dei Mori in Ispagna: l’impresa reclamava forze d’uomini e di denaro; per il che il negozio di Colombo faceva poco cammino.

Stanco di tutte queste lungaggini, afflitto dalla trascuranza in cui era di nuovo lasciato, Cristoforo si decide a lasciare definitivamente la Spagna. Si reca a Cordova a pigliare il primogenito Diego per condurlo da un suo cognato a Huelva, lascia Fernando ancora in tenera età alla madre, e quindi povero, derelitto, disgustato degli uomini si mette in viaggio col figliuolo.