La vegetazione del parco urbano "Pineta" di Castel Fusano/Storia di Castel Fusano

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Storia di Castel Fusano

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Introduzione La fauna maggiore


La storia di Castel Fusano è molto antica.

Se da una parte è piacevole riconoscere lungo il litorale che va da Ostia ad Ardea i luoghi di cui narra Virgilio, ambientando la sua Eneide, dall’altra è possibile risalire con certezza ai tempi dei Romani tramite iscrizioni ritrovate sul luogo o scritti giunti sino a noi.

Castel Fusano è attraversata dalla via Severiana. La strada, costruita da Settimio Severo, metteva in comunicazione Ostia, Lavinio, Anzio e Terracina e permetteva di far arrivare la calce, necessaria per la manutenzione del porto e del faro, dai monti Lepini ad Ostia.

Due iscrizioni ritrovate a Castel Fusano ce ne parlano descrivendo i restauri del Ponte, confine tra i territori degli Ostiensi e dei Laurentini, attraverso il quale la via superava il Canale dello Stagno, opera degli imperatori Carino e Numeriano (283-284 d.C.) e le costruzioni di argini presso Ardea, volute da Massimino e Massimo, per difenderla dalle mareggiate.

Quest’ultima informazione ci indica che la Severiana, attualmente distante dal mare 2.100 metri al confine nord-ovest e 1.200 metri al confine sud-est, al tempo della sua costruzione era la strada litoranea.

La via diviene ben presto anche comodo accesso alle numerose ville che i nobili romani si erano fatti costruire come residenze estive, vicine alla città di Roma e nello stesso tempo al mare.

Il primo ad edificarne una è l’oratore Ortensio che fu pretore di una flotta romana durante le guerre macedoni.

A proposito di lui M.T. Varrone Reatino (De Rustica, III, 13) ci narra di come fosse riuscito ad ammaestrare gli animali della foresta facendoli accorrere al suono della cetra e di come offrisse il gradito spettacolo ai suoi ospiti.

La villa, per lungo tempo considerata quella di Plinio il Giovane, da lui stesso descritta nell’epistola ad Asinio Gallo (Epistulae, 11, 17), e di cui tutt’ora conserva il nome, è costruita su un terrapieno, circondata da magnifici lecci.

Questa particolare disposizione permise di attrezzare la zona per la caccia alle "palombe", motivo per cui la località tutt’ora è chiamata Palombara.

Della villa oggi non rimane molto. Gli scavi iniziati nel 1700 su richiesta dei Musei Vaticani e successivamente ad opera del Comune di Roma l’hanno spogliata degli arredi marmorei. Si può rilevare un quadriportico con un adiacente complesso balneare.

L’acqua veniva attinta dal sottosuolo per mezzo di una ruota idraulica. Gli avanzi delle mura sono ancora in buono stato, forse perché protetti dalla vegetazione, e si può osservare ciò che rimane di un grande mosaico, a piastrelle bianche e nere, raffigurante soggetti marini.

Il nome Fusano, certamente di origine romana, trova riscontro in molte epigrafi ostiensi.

La sua etimologia viene riferita alla gens Furia o Fusia, che possedeva fondi nella contrada chiamata Fusiano, ma secondo Lanciani, sarebbe da mettere in relazione con le due tenute vicine di Trefusa e Trefuselle.

Certo è che la più antica menzione del luogo è dell’11 marzo 1081 quanto Papa Gregorio VII, nella bolla con la quale conferma la tenuta al Monastero di San Paolo, la definisce "MASSA FUSANAM, CUM OMNIBUS SUIS PERTINENTIIS". (La parola "MASSAM" era riservata a possedimenti di una certa importanza).

La tenuta nel 1118, l’8 luglio, viene concessa da Papa Celestino III al Monastero di San Anastasio "ad aquas salvias" che negli anni successivi annette fondi limitrofi.

L’intero litorale doveva in quegli anni essere molto ricco di selvaggina tanto che nel 1190, il 25 agosto, il re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone, di passaggio per la terza crociata, attraversava un bosco "QUO DICITUR SELVEDENE (selva di Enea) IN QUO EST VIA MARMOREA (la via Severiana) AD MODUM PAVIMENTI FACTA ET DURAT PER MEDIUM NEMUS QUATER VIGINTI MILIARIA" (80 miglia, distanza tra Ostia e Terracina) e che, aggiunge l’anonimo cronista, "ABUNDAT CERVIS, CAPRIOLI ET DAMULIS".

Questa abbondanza di selvatici spinge molti abitanti di Ostia ad entrare senza permesso nella tenuta per esercitare abusivamente la caccia. Nel 1927 sorge al proposito una vertenza tra i proprietari del fondo e gli Ostiensi, controversia che si risolve a favore del Monastero con una sentenza che, l’11 dicembre dello stesso anno, riconfermata poi il 5 giugno 1277, fa divieto di UCCELLARE e TRANSITARE senza autorizzazione.

Negli anni che seguirono vi furono numerosi passaggi di proprietà di tutta o di parti della tenuta che fu del Monastero di San Saba, degli Orsini, dei de’ Fabii, dei Mazzinghi.

Nel 1620 i creditori di Vincenzo Mazzinghi passano la proprietà denominata Tumoleto di Fassano, per 16.000 scudi, al cardinale Giulio Sacchetti (la cui famiglia già nel 1607 era affittuaria della confinante tenuta di Decima).

La famiglia Sacchetti, successivamente, acquista la tenuta di Spinerba ed il Casale di Fusano: siamo nel 1634 e l’intero fondo ha una superficie di 2.078,3 ettari.

Si possono riconoscere 5 zone così ripartite:

Quarto del Casale (oggi Tumuleto) 350,5 Ha (1)
Tumuleto 336,6 Ha (2)
Spinerba 464,1 Ha (3)
Guerrino 402,0 Ha (4)
Fusano 525,1 Ha (5)
Totale 2.078,3 Ha

...inserire qui disegno...

Come si può vedere dalla figura l’area giunta ai nostri giorni è ben più piccola, circa 1.000 ettari. Le altre parti sono state suddivise tra privati ed ora sono edificate o coltivate.

Gli interventi che in quegli anni si operarono sulla tenuta (e che costituirono oltre tutto un’entrata economica) furono soprattutto l’allevamento dei cavalli e delle bufale ed il taglio del bosco ad uso di fascine e carbone. Inoltre furono date annue concessioni di caccia con facoltà di "Uccellare a tutte le sorte di uccelli si comprenda e compresa anche la caccia grossa degli animali quadrupedi" tra cui si elencano cinghiali, caprioli, cervi, lepri, istrici, e ricci. In questo modo il patrimonio faunistico dovette diminuire considerevolmente perché cento anni più tardi un chirografo di Papa Benedetto XIII autorizza a fare della tenuta riserva di caccia ed infliggere pene corporali e pecuniarie a chiunque contravvenisse al divieto.

Ai primi del 1700, forse perché provenienti dalla Toscana dove già si era sperimentato il valore economico delle pinete, i Sacchetti iniziano, con la semina del pino domestico, un ulteriore intervento sulla vegetazione. Nel 1733 erano già stati piantati con successo 6-7.000 esemplari; vennero anche a messi a dimora pioppi, olmi e salici lungo le sponde dei canali e s’iniziò la conversione, nella zona più vicina al mare, della macchia in lecceta.

È da notare comunque, che il pino doveva già essere presente nella zona tanto che Silvio Italico, parlando delle ville marine le dice ricche di altissimi pini "AMANTEM LITORA PINUM" e Virgilio chiama quest’albero "PULCHERRIMA PINUS".

La storia della tenuta continua e siamo nel 1755 quando il 27 giugno la proprietà, con opportuno chirografo di Papa Benedetto XIV, viene ventura per 135.000 scudi al Principe Agostino Chigi.

Quest’ultimo continua l’impianto dei pini in interi quarti della tenuta fino al 1887, data delle ultime piantagioni effettuate tra la strada PALOMBARA e la Via Severiana, a ridosso della duna verso il mare. Ulteriori rimboschimenti saranno poi effettuati negli anni Trenta a Quarto delle Tane, Quarto grande e Spinerba.

Nel 1888 la zona, data in affitto al Re Umberto I, fu utilizzata solo come riserva di caccia e la vegetazione senza ulteriori interventi potè riprendere il suo corso naturale.

Per le zone paludose, però, è un altro discorso. Una prima bonifica dei pantani viene intrapresa dal principe nel 1884. Pochi anni dopo però ampie zone si allargarono di nuovo a causa della vicinanza dello stagno di Ostia. Nel 1896 lo stato prese il problema a suo carico e prosciugò lo stagno. Nel 1919 i pantani furono messi a coltura.

Nel 1932 Francesco Chigi vende la tenuta, riservandosi il castello ed una certa quantità di terreno circostante (22 ettari), al Governatorato. Castel Fusano diventa così il 13 aprile 1933 il grande parco di Roma, meta giornaliera di migliaia di persone. Viene aperto un varco nella Duna per congiungere al mare Viale Tirreno, oggi Viale Mediterraneo.

Sono di quel periodo alcune strade carrozzabili con Viali illuminati, molti degli stradelli pedonali con denominazioni rustiche riprese da quelle già esistenti: stradello della Lepre, dei Ginepri, del Lupo, degli Elci; fontanelle, bagni e telefoni furono installati per agevolare i visitatori.

Purtroppo il violento impatto umano ed i lavori di cui sopra, e quelli tenuti poi nel dopoguerra (si pensi alla Via Cristoforo Colombo che ha diviso in due la tenuta, allo sbancamento della Duna e della spiaggia) hanno seriamente compromesso e messo in discussione la sopravvivenza stessa della pineta.

...inserire qui "Pianta del Parco di Castel Fusano con le nuove strade - 1933"...