Le cantarine
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LE CANTARINE.
Una vorta pe’ ssempre:[1] in certi guai,[2]
Co’ mmé nun z’aripete una saetta.[3]
Io so’[4] amico e ccompare de Carletta,[5]
E ddiscenno[6] Carletta, ho detto assai.
Le vertuose lui? si ccasomai[7]
Pò ccommannalle[8] se pò ddì a bbacchetta,[9]
Perché jje fa da mmaschera[10] e staffetta,
E dda quarch’antra cosa che nun zai.[11]
Me disce dunque lui che le cantante
Che vviàggeno p’er monno oggni momento,
Vanno co’ un zonatore tutte quante.[12]
Perché, indóve che so’,[13] vvonno avé ttutte,
O de notte o de ggiorno, uno strumento
Che jje dii cór bemollo[14] e ’r zorfautte.[15]
18 marzo 1834.
Note
- ↑ [Te lo dico una volta per sempre.]
- ↑ Guai, per “subbietti.„ [Per “cose, faccende,„ ecc.]
- ↑ Non si ripete affatto. La saetta è spesso un vezzo di ripiego, o una sinonimia, presso a poco come l’accidente, di cui vedi la nota... [5] del sonetto... [Er decàne ecc., 8 marzo 34].
- ↑ Sono.
- ↑ Carlo..., detto Carletta, è un vecchio servo e avvisatore del Teatro della Valle, uomo anzi sfacciatello che no, famoso rubator di cani, che talora portò sventuratamente a vendere agli stessi padroni.
- ↑ Dicendo.
- ↑ Se caso mai, cioè: “quando siamo a questo discorso a un bisogno,„ ecc.
- ↑ Può comandarle.
- ↑ Altrove abbiamo scritto battécca, secondo la pronunzia dei più, ma bisogna far luogo anche agli errori dei pochi i quali dicono meglio.
- ↑ [Fa loro da servitore e da guardia, come le così dette maschere ne’ teatri.]
- ↑ Che non sai. Qui il nostro romanesco pare inclinato a qualche sospetto di lenocinio.
- ↑ Per esempio, la signora Ronzi col signor... Sebastiani, professor di clarino, la signora Malibran col signor Carlo Bériot, professor di violino ecc. ecc., suonatori che le accompagnavano a Roma.
- ↑ Dovunque sono.
- ↑ Dar col bimolle: assestare alcunchè a tempo e luogo.
- ↑ Termine generale, esprimente il suono e la battuta del suono.