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Le conzolazzione

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Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1835

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LE CONZOLAZZIONE.

     “Ah ccommare! da sì cche[1] nun m’hai vista
Tu nun zai le disgrazzie ch’ho ppatito.
M’è mmorto de passione mi’ marito,
Pe’ ttirannia der Monziggnor Zagrista.[2]

     De li mi’ fijji, uno ha pperzo la vista
Pe’ li vaglioli,[3] e un antro[4] s’è incionchito.[5]
E a mmé, lo vedi?, er corpo me s’è empito
De malanni da fattene[6] una lista.

     Poi me moro de fame: in sta staggione[7]
So’ iggnuda e ssenza un straccio de lenzola;
E mme vonno caccià ppe’ la piggione.

     Che ne dichi, Maria, de tante pene? —
Dico, Ggertruda, una parola sola:
Sta’ alegra, ch’er Ziggnore te vò bbene.[8]

16 gennaio 1835.

Note

  1. ↑ Da quando.
  2. ↑ [Sagrista del Papa, cioè Prefetto della Sagrestia ponitifia e quindi custode di tutti i preziosi arredi della Cappella papale e de’ non meno preziosi ornamenti del Papa stesso. V. per altri particolari il Dizionario del Moroni.]
  3. ↑ Pel vaiuolo.
  4. ↑ Altro.
  5. ↑ Attratto.
  6. ↑ [Di tanti malanni da] fartene.
  7. ↑ [In questa stagione, cioè: “in una stagione come questa; così fredda.„]
  8. ↑ “Quem... diligit Dominus, corripit.„ Prov, III, 12. — “Dominus... flagellat... omnem filium, quem recipit.„ Hebr., XII, 6. — “Ego, quos amo, arguo et castigo.„ Apoc., III, 19.]