Le piacevoli notti/Notte II/Favola I

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Favola I

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Notte II Notte II - Favola II
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FAVOLA I.


Galeotto, Re di Anglia, ha un figliuolo nato porco, il quale tre volte si marita: e, posta giù la pelle porcina e diventato un bellissimo giovane, fu chiamato Re porco.


Quanto l’uomo, graziose donne, sia tenuto al suo creatore che egli uomo e non animale bruto l’abbia al mondo creato, non è lingua sì tersa nè sì faconda, che in mille anni a sofficienza il potesse isprimere. Però mi soviene una favola, a’ tempi nostri avvenuta, di uno che nacque porco, e poscia, divenuto bellissimo giovene, da tutti Re porco fu chiamato.

Dovete adunque sapere, donne mie care, che Galeotto fu Re d’Anglia, uomo non men ricco di beni della fortuna che de quelli dell’animo; ed aveva per moglie la figliuola di Mattias, Re di Ongheria, Ersilia per nome chiamata, la quale e di bellezza e di virtù e di cortesia avanzava ogn’altra matrona che a’ suoi tempi si trovasse. E sì prudentemente Galeotto reggeva il suo regno, che non vi era alcuno che di lui veracemente lamentar si potesse. Essendo adunque stati lungamente ambeduo insieme, volse la sorte che Ersilia mai non s’ingravidò. Il che all’uno e l’altro dispiaceva molto. Avenne che Ersilia, passeggiando per lo suo giardino, andava raccogliendo fiori: ed essendo già alquanto lassa, adocchiò un luogo pieno di verdi erbette, e, accostatasi a quello, si puose a sedere; e, invitata dal sonno e da gli uccelli, che su per li verdi rami dolcemente cantavano, s’addormentò. Allora per sua buona [p. 72 modifica]ventura passarono per l’aria tre altiere fate; le quali, veggendo l’addormentata giovane, si fermorono, e, considerata la lei bellezza e leggiadria, si consigliorono insieme di farla inviolabile ed affatata. Rimasero adunque le fate tutta tre d’accordo. La prima disse: Io voglio costei inviolabil sia: e la prima notte che giacerà col suo marito, s’ingravidi: e di lei nasca un figliuolo che di bellezze non abbia al mondo pare. L’altra disse: Ed io voglio che niuno offender la possi, e che ’l figliuolo, che nascerà di lei, sia dotato di tutte quelle virtù e gentilezze che si possino imaginare. La terza disse: Ed io voglio che ella sia la più savia e la più ricca donna che si truovi! ma che ’l figliuolo, che ella conciperà, nasca tutto coperto di pelle di porco, e i gesti e le maniere, che egli farà, siano tutti di porco: nè mai possi di tal stato uscire, se prima non saranno da lui tre mogli prese. Partite che furono le tre fate, Ersilia si destò: e incontinenti levatasi da sedere, prese i fiori, che raccolti aveva, ed al palagio se ne tornò. Non passorono molti giorni, che Ersilia s’ingravidò; e, aggiunta al desiderato parto, partorì un figliuolo, le cui membra non erano umane, ma porcine. Il che andato alle orecchie del Re e della Reina, inestimabile dolore ne sentirono. Ed acciò che tal parto non ridondasse in vituperio della Reina che buona e santa era, il Re più fiate ebbe animo di farlo uccidere e gettarlo nel mare. Ma pur rivolgendo nell’animo e discretamente pensando che ’l figliuolo, qual che si fusse, era generato da lui ed era il sangue suo, deposto giù ogni fiero proponimento che prima nell’animo aveva, e abbracciata la pietà mista col dolore, volse al tutto, non come bestia, ma come animal razionale allevato e nodrito fusse. Il bambino adunque, diligentemente nodrito, sovente veniva alla madre, e, [p. 73 modifica]levatosi in piedi, le poneva il grognetto e le zampette in grembo. E la pietosa madre all’incontro lo accarezzava, ponendoli le mani sopra la pilosa schiena, ed abbracciavalo e basciavalo, non altrimenti che creatura umana si fusse. Ed il bambino avinchiavasi la coda, e con evidentissimi segni le materne carezze esserli molto grate le dimostrava. Il porcelletto, essendo alquanto cresciuto, cominciò umanamente parlare e andarsene per la città; e dove erano l’immondizie e le lordure, sì come fanno i porci, dentro se li cacciava. Dopo, così lordo e puzzolente, si ritornava a casa: e, accostatosi al padre ed alla madre e fregandosi intorno alle vestimenta loro, tutte da letame gli le imbruttava; e perciò che egli gli era unico figliuolo, ogni cosa pazientemente sofferivano. Tra gli altri un giorno a casa venne il porchetto: e, messosi, sì lordo e sporco come era, sopra le vestimenta della madre, grognendo le disse: Io, madre mia, vorrei maritarmi. Il che udendo, la madre rispose: pazzo che tu sei, chi vuoi tu che per marito ti prenda? Tu sei puzzolente e sporco, e tu vuoi che uno barone o cavaliere sua figliuola ti dia? A cui rispose grugnendo che al tutto moglie voleva. La Reina, non sapendo in ciò governarsi, disse al Re! Che dobbiam noi fare? Voi vedete a che condizione noi si troviamo. Il figliuolo nostro vuol moglie, nè fia alcuna che in marito prender lo voglia. Ritornato il porchetto alla madre, altamente grugnendo diceva: Io voglio moglie, nè mai cessarò infino a tanto che io non abbia quella giovane che oggi ho veduta, perciò che molto mi piace. Costei era figliuola d’una poverella che aveva tre figliuole: e ciascheduna di loro era bellissima. Questo intendendo, la Reina subito mandò a chiamare la poverella con la figliuola [p. 74 modifica]maggiore, e dissele: Madre mia diletta, voi siete povera e carica di figliuole; se voi consentirete, tosto ve ne verrete ricca. Io ho questo figliuolo porco, e lo vorrei maritare in questa vostra figliuola maggiore. Non vogliate avere rispetto a lui che è porco, ma al Re e a me; che, al fine, di tutto il regno nostro ella sarà posseditrice. La figliuola, queste parole udendo, molto si turbò: e, venuta rossa come mattutina rosa, disse che per modo alcuno a tal cosa consentir non voleva. Ma pur sì dolci furono le parole della poverella, che la figliuola accontentò. Ritornato il porco tutto lordo a casa, corse alla madre; la quale li disse: Figliuolo mio, noi ti abbiamo trovata moglie, e di tuo sodisfacimento. E fatta venire la sposa vestita di onorevolissime vestimenta regali, al porco la presentò. Il quale, veggendola bella e graziosa, tutto gioliva: e così puzzolente e sporco la intorniava, facendole col grugno e con le zampe le maggior carezze che mai porco facesse. Ed ella, perciò che tutte le vestimenta le bruttava, indietro lo spingeva. Ma il porco dicevale: Perchè indietro mi spingi? non ti ho io fatto coteste vestimenta? A cui ella, superba, alteramente disse: Nè tu, nè ’l tuo reame de porci mai me le facesti. E, venuta l’ora di andare a riposare, disse la giovane: Che voglio io fare di questa puzzolente bestia? Questa notte, com’egli sarà in su ’l primo sonno, io l’ucciderò. Il porco, che non era molto lontano, udì le parole, e altro non disse. Andatosene a dunque a l’ora debita il porco, tutto di letame e di carogne impiastracciato, al pomposo letto, con il grugno e con le zampe levò le sottilissime linzuola, e, imbruttato ogni cosa di fetente sterco, appresso la sua sposa si coricò. La quale non stette molto che s’addormentò. Ma il porco, fingendo di dormire, con [p. 75 modifica]le acute zanne sì fortemente nel petto la ferì, che incontanente morta rimase. E, levatosi la mattina per tempo, se n’andò, secondo il suo costume, a pascersi e inlordarsi. Parve alla Reina di andar a visitazione della nuora: e, andatasene e trovatala dal porco uccisa, ne sentì grandissimo dolore. E ritornato il porco a casa, e agramente ripreso dalla Reina, le rispose, lui avere fatto a lei quello che ella voleva far a lui: e sdegnato si partì. Non passorono molti giorni, che ’l porco da capo stimolò la madre di volersi rimaritare nell’altra sorella; e, quantunque per la Reina li fusse contraddetto molto, nondimeno egli ostinato al tutto la voleva: minacciando di porre ogni cosa in roina, quando egli non l’avesse. Udendo questo, la Reina andò al Re e raccontógli il tutto; ed egli le disse che manco male sarebbe farlo morire, che qualche gran male egli nella città facessi. Ma la Reina, che madre gli era e che li portava grande amore, non poteva patire di rimanere priva di lui, ancor che porco fusse. E, chiamata la poverella con l’altra figliuola, ragionò lungamente con esse loro; e, poi che ebbero molto ragionato insieme di maritaggio, la seconda accontentò di accettare il porco per suo sposo. Ma la cosa non andò ad effetto sì come ella desiderava; perciò che il porco la uccise come la prima, e di casa tostamente si partì. E ritornato all’ora debita al palagio con tanta lordura e letame, che per lo puzzore non se li poteva avicinare, fu dal Re e dalla Reina, per l’eccesso commesso villaniggiato molto. Ma il porco arditamente li rispose, lui avere fatto a lei quello che ella intendeva di fare a lui. Nè stette molto, che messere lo porco ancor tentò la Reina di volersi rimaritare e prendere per moglie la terza sorella, che era vie più bella che la prima [p. 76 modifica]e la seconda. E, essendoli la dimanda al tutto negata, egli di averla maggiormente sollecitava: minacciando con spaventevoli e villane parole di morte alla Reina, se per sposa non l’aveva. La Reina, udendo le sozze e vituperevoli parole, sentiva nel cuore sì fatto tormento, che quasi ne era per impazzire. E, messo da canto ogni altro suo pensiero, fece venir a sè la poverella e la terza sua figliuola, Meldina per nome chiamata, e dissele: Meldina, figliuola mia, voglio che tu prendi messer lo porco per tuo sposo: nè aver rispetto a lui, ma al padre suo e a me; che, se tu saprai ben esser con esso lui, sarai la più felice e la più contenta donna che si trovi. A cui Meldina con sereno e chiaro viso rispose che era molto contenta, ringraziandola assai che si dignasse accettarla per nuora. E, quando altro ella non avesse, le sarebbe bastevole di poverella in uno instante esser venuta nuora d’un potente Re. Sentendo la Reina la grata ed amorevole risposta, non puote per dolcezza gli occhi dalle lagrime astenere. Ma pur temeva non avenisse a lei come alle altre due era avenuto. Vestitasi la nuova sposa di ricche vestimenta e preziose gioie, aspettò lo suo caro sposo che venisse a casa. Venuto che fu messer lo porco, più lordo e sporco che mai fusse, la sposa benignamente lo ricevette, distendendo la sua preziosa veste per terra, pregandolo che si coricasse appresso lei. La Reina le diceva che lo spingesse da parte; ma ella ricusava di spingerlo, e tai parole alla Reina disse:

Tre cose ho già sentite raccontare,
     Sacra corona veneranda e pia:
L’una, quel ch’è impossibile truovare,
     Andar cercando, è troppo gran pazzia;

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L’altra, a quel tutto fede non prestare,
     Che ’n sè non ha ragion nè dritta via;
La terza, il dono prezioso e raro
     C’hai nelle mani, fa che ’l tenghi caro.

Messer lo porco, che non dormiva ma il tutto chiaramente intendeva, levatosi in piedi, le lingeva il viso, la gola, il petto e le spalle; ed ella all’incontro l’accarezzava e basciava, sì che egli tutto d’amore si accendeva. Venuta l’ora di posare, andossene la sposa in letto, aspettando che ’l suo caro sposo se ne venisse; e non stette molto che ’l sposo, tutto lordo e puzzolente, se n’andò al letto. Ed ella, levata la coltre, se lo fece venire appresso, e sopra il guanciale li conciò la testa: coprendolo bene e chiudendo le cortine, acciò che freddo non patisse. Messer lo porco, venuto il giorno, e avendo lasciato il materasso pieno di sterco, se n’andò alla pastura. La Reina la mattina andossene alla camera della sposa: e, credendosi vedere ciò che per lo addietro delle altre due veduto aveva, trovò la nuora allegra e contenta, ancor che ’l letto tutto di lordura e carogne imbruttato fusse. E ringraziò il sommo Iddio di si fatto dono, che suo figliuolo aveva trovata moglie di suo contento. Non stette gran spazio di tempo, che messer lo porco, essendo con la sua donna in piacevoli ragionamenti, le disse: Meldina, moglie mia diletta, quando io mi credessi che tu non appalesassi ad alcuno l’alto mio secreto, io, non senza grandissima tua allegrezza, ti scoprirei una cosa che fin ora ho tenuta nascosa; ma perciò che io ti conosco prudente e savia, e veggio che mi ami di perfetto amore, vorrei di ciò farti partecipe. — Sicuramente scopritemi ogni vostro secreto, disse Meldina; che io vi prometto [p. 78 modifica]di non manifestarlo, senza il vostro volere, ad alcuno. Sicurato adunque messer lo porco dalla moglie, si trasse la puzzolente e sporca pelle, e un vago e bellissimo giovane rimase: e tutta quella notte con la sua Meldina strettamente giacque. E, impostole che il tutto dovesse tacere, perciò che era fra poco tempo per uscire di sì fatta miseria, si levò di letto: e, presa la sua spoglia porcina, alle immondizie, sì come per l’addietro fatto aveva, si diede. Lascio a ciascuno pensare quanta e qual fusse l’allegrezza di Meldina, veggendosi accompagnata con sì leggiadro e sì polito giovane. Non stette guari che la giovane se ingravidò; e, venuta al termine del suo parto, partorì un bellissimo figliuolo. Il che al Re e alla Reina fu di grandissimo contento, e massimamente che non di bestia, ma di creatura umana teneva la forma. Parve a Meldina esserle molto carico tener celata così alta e maravigliosa cosa; e, andatasene alla suocera, disse: Prudentissima Reina, io mi credevo esser accompagnata con una bestia; ma voi mi avete dato per marito il più bello, il più vertuoso e il più accostumato giovane che mai la natura creasse. Egli, quando viene in camera per accoricarsi appresso me, si spoglia la puzzolente scorza, e, in terra quella diposta, un attilato e leggiadro giovane rimane. Il che niuno potrebbe credere, se con gli occhi propi non lo vedesse. La Reina pensava che la nuora burlasse; ma pur diceva da dovero. E addimandatala come ciò potesse vedere, rispose la nuora: Verrete questa notte su ’l primo sonno alla camera mia, e trovarete aperto l’uscio, e vederete ciò che io vi dico, essere il vero. Venuta la notte, e aspettata l’ora che tutti erano andati a posare, la Reina fece accendere i torchi, e con il Re se n’andò alla camera del figliuolo: e, [p. 79 modifica]entratavi dentro, trovò la porcina pelle che da l’un lato della camera era posta giù in terra; e, accostatasi la madre al letto, vide il suo figliuolo essere un bellissimo giovane: e Meldina, sua moglie, in braccio strettamente lo teneva. Il che vedendo, il Re e la Reina molto si rallegrorono: e ordinò il Re che, avanti alcuno indi si partisse, la pelle fusse tutta minutamente stracciata; e tanta fu l’allegrezza del Re e della Reina per lo rinovato figliuolo, che poco mancò che non se ne morisseno. Il Re Galeotto, veggendo avere sì fatto figliuolo e di lui figliuoli; depose la diadema e il manto regale, e in suo luogo con grandissimo trionfo fu coronato il figliuolo, il quale, chiamato Re porco, con molto sodisfacimento di tutto il popolo resse il regno, e con Meldina, sua diletta moglie, lungo tempo felicissimamente visse.

Era già ridotta al suo termine la favola da Isabella raccontata, quando gli uomini e le donne sommamente si ridevano de messer lo porco tutto inlordato che accarezzava la sua diletta moglie, e, così impiastracciato da fango, con lei giaceva. — Ma poniamo, disse la Signora Lucrezia, omai il rider da parte, acciò che Isabella, proponendo il suo enimma, l’ordine seguisca. La quale con allegro viso così disse:

Vorrei che tu mi desti, o mio Signore,
     Quel che non hai, nè sei per aver mai,
S’avesti andar al mondo con tuo onore
     Mill’anni, e più, di vita ancor assai.
E se tu ’l pensi aver, vivi in errore,
     E come cieco per la strada vai:
Ma se, come mi mostri, il mio ben vuoi,
     Dammel, non tardar più; chè dar me’l puoi.

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Raccontato che fu da Isabella lo ingenioso enimma, tutti stupefatti rimasero, nè poteansi persuadere che uno dovesse dare quello che egli non aveva, nè era per lo innanzi per avere. Ma la prudente Isabella, vedendo i loro animi tutti sospesi, disse: Non vi maravigliate, signori miei; perciò che l’uomo può dare alla donna quello che egli non ha, nè è per avere: cioè l’uomo non ha marito, nè mai è per averlo; ma ben può l’uomo dare alla donna marito. Piacque molto ad ognuno la risoluzione dello enimma; e, comandato il silenzio a tutti, si levò Fiordiana, che presso Isabella sedeva, e con lieto e festevole viso disse: Signora mia, e voi, onorandissimi signori, il mi parrebbe convenevole, tuttavia così parendo a tutti voi, che ’l nostro Molino con una sua facezia rallegrasse questa nostra dolce compagnia. E questo io dico non già che io scampi la fatica, per ciò che ne ho molte per le mani, ma perchè la favola raccontata da lui con la sua buona grazia vi sarà di maggior piacere e contentamento. Egli, sì come voi sapete, è ingenioso e faceto, ed ha tutte quelle buone parti che ad una gentilissima persona si convengono. Ed a noi, semplici donne, starebbe meglio l’aco in mano, che ’l raccontare le favole. A tutti piacque il parlare della prudente Fiordiana, e sommamente la laudarono: e la Signora, gettati gli occhi adosso al Molino, disse: Signor Antonio, ora con una leggiadra favola ne rallegrarete tutti; e comandolli che incominciasse. Il Molino, che non pensava di favoleggiare, ringraziò prima Fiordiana delle lodi che ella date gli aveva; dopo, ubidientissimo alla Signora, in cotal guisa alla sua favola diede principio.