Le rime della Selva/Parte prima/A un corvo

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Parte prima - A un corvo

../Mitologia ../Luna sorgente IncludiIntestazione 25 novembre 2016 100% raccolte di poesie

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A UN CORVO.


 
Vedo. Tu sei tra i pennuti
     Quello che chiamano un corvo.
     Perchè mi squadri e mi scruti
     4Così tra il lepido e il torvo?

Perchè m’osservi? Che vuoi?
     Un uomo io sono, de iure.
     Un pover uomo? sia pure:
     8Povero e malato: — e poi?

Non io per ciò mi confondo.
     Eh, un di più, un di meno....
     Il mondo n’è tutto pieno,
     12Il nostro amabile mondo.

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Ho detto nostro? Benone!
   Gua’, non saprei di noi due,
   O vuoi del rospo o del bue,
   16Chi v’abbia maggior ragione.

Io, quanto a me, ve lo dono,
   Gratis. O che dovrei farne?
   Sì: mondo, demonio, carne,
   20Ogni cosa v’abbandono.

Anche la carne. Buon Dio!
   Quanti fastidii m’ha dato!
   E sempre il dolce peccato
   24Fu suo piacer più che mio. —

Ho udito dir che i tuoi pari
   Campano cento e più anni:
   Per centomila malanni!
   28Io non v’invidio, miei cari.

Io non v’invidio, davvero.
   Quel brutto numero cento
   Mi fa tremar di spavento:
   32Avrei più caro un bel zero.

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Cento son troppi, compare,
   Comunque l’uom la rattoppi:
   Cento son troppi, son troppi,
   36E la metà può bastare.

E può bastare anche il quarto,
   Oppure il terzo. A che scopo,
   Di’, rimanersene dopo
   40Come una merce di scarto?

Meglio (a me sembra così)
   Vivere poco ma bene....
   Se non che, povere schiene,
   44Il difficile sta qui. —

Come sei nero a vedere!...
   Per altro nel mondo io vidi,
   Non mi sovviene in che lidi,
   48Cose forse anche più nere.

Sei nero, sì; ma non tutto
   Ciò che appar bianco è poi bello;
   E infine tu, per uccello,
   52Non si può dir che sii brutto.

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Hai uno splendido becco,
   E di bonissimo sesto:
   Con becchi come cotesto
   56Non c’è da restare in secco.

E la voce? di soprano.
   Forse un po’ ruvida e fessa;
   Ma (questo è quel che interessa)
   60Ti fai sentire lontano. —

Via dunque, perchè mi guardi
   Con sì enimmatica cera?
   Già s’avvicina la sera:
   64Lo sai, figliolo, ch’è tardi?

Vieni a darmi il benvenuto?
   Ricordi, per avventura,
   D’avermi su quest’altura
   68Un’altra volta veduto?

Ricordi?... Allora, figliolo,
   (Dio, quanto tempo è passato
   Da quell’allora beato!)
   72Allora non ero solo.

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Adesso sì. Non importa.
   M’ajuto con far dei versi....
   E poi, non giova dolersi
   76Troppo: la vita è sì corta!

Sì corta e sì fuggitiva,
   Che quasi, starei per dire,
   Non s’ha tempo di capire
   80Se la sia buona o cattiva.

No, ti dico, non bisogna
  Lagnarsi più del dovere:
  In fondo, come il piacere,
  84Anche il dolore è menzogna.

Tutto finisce alla fine.
  Coraggio poveri cuori!
  Passano, passano i fiori;
  88Ma passan anche le spine. —

Adesso tagliamo corto.
  Che cosa aspetti? Non senti
  Come fa freddo? Accidenti!
  92Vuoi aspettar ch’io sia morto?

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Bada: tu vedi: son magro,
  E in vita mia non fui grasso;
  Colpa l’andar molto a spasso,
  96Mangiar poco, bever agro.

Mah! fa tu. Solo t’avverto
  Che se lasci passar questa
  Occasïone, addio festa!
  100Non mi vedrai più di certo.