Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/Andrea di Cione Orcagna

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Taddeo Gaddi Tommaso Fiorentino

ANDREA DI CIONE ORGAGNA

Pittore e Scultore Fiorentino

Rare volte è uno ingegnoso e valente, che non sia ancora accorto e sagace, né mai la natura partorí uno spirto in una cosa eccellente, che ancora in molte non operasse il medesimo, o vero delle altrui non fusse almeno intelligentissimo, come fece nell’Orgagna il quale fu pittore, scultore, architetto e poeta. Dimostrossi costui molto valente nella pittura e di avere di quella gran pratica, e nella scultura similmente, come ancora le sculture sue ne possono far fede, e nella architettura, il tabernacolo di Orto San Michele, e nella poesia alcuni sonetti che di suo si leggono ancora, scritti da lui già vecchio al Burchiello allora giovanetto. Mostrossi molto accorto nelle sue operazioni, e vedesi espressamente che mai non si parte da ’l buono chi, nascendo con esso, nelle azzioni sue non fa mai cosa che non sia con buon garbo e con bellissimo disegno. Il che mostrò lo spirito del garbatissimo Orgagna, il quale fece il principio delle pitture sue in Pisa, che sono alcune storie in Campo Santo, allato a quelle di Giob, che furono fatte da Taddeo Gaddi. Fece in Fiorenza la capella grande di Santa Maria Novella de’ Tornabuoni, ridipinta nel 1485 da Domenico Ghirlandai, il quale ne trasse molte invenzioni di cose che in detto operar si serví.

Fece ancora in detta chiesa la capella degli Strozzi, con Bernardo suo fratello, vicina alla porta della sagrestia che sale una scala di pietra, nella quale lavorò una tavola a tempera dove pose il nome suo. E nelle facce di essa figurò l’Inferno et i cerchi e le bolge di Dante, dilettandosi con ogni studio cercare di intenderlo. In Santo Romeo fece una tavola et a Santo Apollinare con Bernardo predetto finí a fresco la facciata fuor della chiesa. In Santa Croce di Fiorenza dipinse l’Inferno, il Purgatorio et il Paradiso con infinite figure. Nello Inferno della quale opera ritrasse tirato da un diavolo il Guardi, messo del comune, con tre gigli rossi sopra la berretta, perché lo pegnorò, et il notaio et il giudice ancora che gli dette quella sentenzia. Fece in San Michele in Orto la cappella della Madonna, lavorata di marmo da uno altro suo fratello che era scultore e condotta al fine da lui nella scultura et architettura. Nella quale opera dietro alla Madonna fece di mezzo rilievo una Morte di Nostra Donna e l’Assunzion sua, et appresso alla fine della storia, a man sinistra, ritrasse sé, il quale è uno che ha il viso tondo e piatto, co ’l cappuccio avvolto alla testa, e sotto a tale istoria mise il suo nome: ANDREAS CIONI PICTOR ARCHIMAGISTER.

Trovasi questa opera esser costa, fra lo edifizio di fuori, i marmi della capella et altre pietre che in essa sono et il magisterio, LXXXVI mila fiorini. Laonde per l’architettura e scultura di cosí fatto lavoro, con reputazione e gloria non piccola, vive ancor oggi la fama sua. Usava l’Orgagna scrivere il nome nelle sue opere, ma nelle pitture diceva, Andrea di Cione scultore, e nelle sculture, Andrea di Cione pittore, volendo che la pittura si sapesse nella scultura, e la scultura nella pittura. Sono per tutta Fiorenza infinite tavole fatte da lui, e parte da Bernardo suo fratello, il quale, poco dopo la morte di Andrea, chiamato a Pisa, fece l’Inferno di Campo Santo, imitando le invenzioni dello Orgagna. In San Paulo a Ripa d’Arno rifece di molte istorie e tavole per molte chiese, e nel suo dimorare in Pisa, insegnò l’arte della pittura a Bernardo Nello di Giovanni Falconi pisano, il quale lavorò le tavole che sono nel duomo, della maniera vecchia. Visse Andrea Orgagna anni LX e nel MCCCLXXXIX finí il corso di questa vita. Le case sue erano in Fiorenza nella via vecchia de’ Corazzai, et ebbe in su la sepoltura il seguente epitaffio:
HIC IACET ANDRAEAS QVO NON PRAESTANTIOR ALTER
AERE FVIT PATRIAE MAXIMA FAMA SVAE.

Rimase dopo la morte sua un suo nipote, chiamato Mariotto, il quale fece in Fiorenza, di pittura a fresco, il Paradiso di Santo Michele Bisdomini nella via de’ Servi, cercando di imitare in ogni azzione l’opere lodevoli dell’Orgagna.