Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori (1550)/Rafelin del Garbo

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Mariotto Albertinelli Torrigiano

RAFAELLIN DEL GARBO

Pittor Fiorentino

È gran cosa che la natura si sforza talora di far uno ingegno, che ne’ suoi primi principii fa cose di tanta maraviglia, che gli uomini si promettono di lui che e’ debba salir sopra il cielo; e tanta aspettazione si pongano nell’animo, che o per vigore della natura o per capriccio della fortuna lo inalzano fino al mezzo et in un tratto a terra, onde lo levorono, lo ritornano. Talché chi aveva appoggiata tutta le fede in quella persona, tronca i rami della speranza, e non solo tace la impossibilità di colui, ma vitupera il primo moto, che lo mise su salti del venire piú che mortale; né si resta con infinito oprobrio sotterrarlo sí, che mai piú de terra non si può rilevare. Né per cosa che fra tante cattive poi operando si faccia buona (tanta forza ha lo sdegno ne gli animi di coloro, i quali aspettavano i miracoli) non lo vogliono riguardare o considerare in maniera alcuna, chiudendosi gli occhi il piú delle volte per non avere a vedere il vero. Laonde sbigottito l’animo dello operante, oltra al divenir d’animo piú vile, di continuo viene in declinazione, e fassi piú debile di forze. E di tali molti se ne veggono in questa arte, et infiniti ancora nelle altre scienzie. Per il che chi ben comincia i principii, trattenendoli con onesti mezzi, rare volte è che non conduca l’opre sue a ottimo fine. Questo non fece Rafaellin del Garbo, pittore aiutato dalla natura nella giovanezza d’ottimo e mirabile ingegno, il quale nel migliore della aspettazione delle genti, si condusse a miglior fine. Fu Rafaellino discepolo di Filippo di fra’ Filippo nella sua giovanezza, e molto studioso e desideroso di venire a gli ultimi fini della perfezzione di questa arte, dove segni manifestissimi dimostrò, lavorando quando era giovane nella Minerva con Filippo. E parve che la natura nella gioventú di costui si sforzasse fare certi principii, il mezzo de i quali fu meno che mediocre, et il fine quasi nulla.

Le prime opere di Rafaello furono lodate nella cappella de’ Capponi a San Bartolomeo di Monte Oliveto fuor della porta S. Friano sul monte, dove dipinse in tavola una Resurressione di Cristo, fra le figure della quale sono alcuni soldati, i quali promettevano di lui cose rarissime. Fece sopra le monache di San Giorgio in muro alla porta della chiesa una Pietà con le Marie intorno, e similmente sotto quello un altro arco con una Nostra Donna nel MDIIII. Nella chiesa di Santo Spirito in Fiorenza in una tavola sopra quella de’ Nerli, di Filippo suo maestro, dipinse una Pietà, cosa tenuta molto buona e lodevole; et una altra di San Bernardo manco perfetta di quella. Era in una fantasia d’andare inanzi con l’arte di continuo, et ogni dí peggiorava. In Santo Spirito sotto le porte della sagrestia fece due altre tavole, nelle quali declinò tanto da quel primo buono, che queste cose non parevano piú di sua mano; et ogni giorno l’arte dimenticando si ridusse poi, oltra le tavole e quadri che faceva, a dipignere ogni vilissima cosa; e tanto avvilí per la grave famiglia de’ figliuoli che aveva, ch’ogni valor dell’arte trasmutò in goffezza. Perché sovragiunto da infermità et impoverito, miseramente finí la sua vita di età d’anni LVIII. Fu sepolto dalla Compagnia della Misericordia in San Simone di Fiorenza nel MDXXIIII. Lasciò dopo di sé molti, che furono pratiche persone. Andò ad imparare da costui i principii dell’arte nella sua fanciullezza Bronzino fiorentino pittore, il quale si portò poi sí bene sotto la protezzione di Iacopo da Puntormo pittor fiorentino, che nell’arte ha fatto i medesimi frutti che Iacopo suo maestro, come ne fanno fede alcuni ritratti et opere di sua mano appresso lo illustrissimo et eccellentissimo signor Duca Cosimo nella guarda roba, e per la illustrissima signora duchessa la cappella lavorata in fresco; e vivendo et operando merita quelle infinite lodi che tutto di sé gli danno.