Leonardo prosatore/Profezie/I

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I. — Delle cose degli animali razionali

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Profezie - Divisione delle profezie Profezie - II
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I. - DELLE COSE DEGLI ANIMALI RAZIONALI.

De’ fanciulli che stanno legati nelle fasce.

O città marine! io veggo in voi i vostri cittadini, così femmine come maschi, essere istrettamente dai forti legami, colle braccia e gambe, esser legati [p. 316 modifica] da gente che non intenderanno i vostri linguaggi, e sol vi potrete isfogare li vostri dolori e perduta libertà mediante i lagrimosi pianti e li sospiri e lamentazione in fra voi medesimi, chè chi vi lega non v’intenderà, ne voi loro intenderete.


Delle dote delle fanciulle.

E dove prima la gioventù feminina non si potea difendere dalla lussuria e rapina de’ maschi, nè per guardia di parenti, nè per fortezze di mura, verrà tempo che bisognerà che padre e parenti d’esse fanciulle paghin di gran prezzi chi voglia dormire con loro, ancorachè esse sien ricche nobili e bellissime.

Certo e’ par qui che la natura voglia spegnere la umana spezie, come cosa inutile al mondo e guastatrice di tutte le cose create.


Del sognare.

Andranno li omini e non si moveranno; parleranno con chi non si trova; sentiranno chi non parla.

Alli omini parrà vedere nel cielo nove ruine; parrà in quello levarsi a volo, e da quello fuggire con paura le fiamme che di lui discendano; sentiran parlare li animali di qualunche sorte il linguaggio umano; scorreranno immediate colla lor persona in diverse parte del mondo sanza moto; vedranno nelle tenebre grandissimi splendori. [p. 317 modifica]

Oh maraviglia delle umane spezie! Qual frenesia t’ha sì condotto? Parlerai cogli animali di qualunque spezie e quelli con teco in linguaggio umano. Vedratti cadere di grandi alture sanza tuo danno. I torrenti t’accompagneranno.


De’ zappatori.

Molti fien quegli che, scorticando la madre, le arrovescieranno la sua pelle addosso — i lavoratori della terra.


De la bocca dell’omo ch’è sepoltura.

Uscirà gran romori de le sepolture de quelli che so’ finiti di cattiva e violente morte.



L’ore annumerate.

Io dirò una parola o due o dieci o più, come a me piace, e voglio in quel tempo che più di mille persone in quel medesimo tempo dichino quella medesima, cioè che immediate dichino quello che me, e non vedranno me, nè sentiranno quello che io mi dica.

Queste fieno l’ore da te annumerate, che quando tu dirai una, tutti quelli, che come te annumerano l’ore, dicano il medesimo numero che tu in quel medesimo tempo.