Lirici marinisti/IV/Cesare Abbelli

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Cesare Abbelli

Liriche di Cesare Abbelli ../Filippo Massini ../Ludovico Tingoli IncludiIntestazione 20 giugno 2017 75% Da definire

IV - Filippo Massini IV - Ludovico Tingoli
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CESARE ABBELLI


I

LA VITE

     Fatto al raggi del Sol maturo alfine,
de la feconda vite il biondo incarco
omai del grave peso incurva l’arco,
perché si sciolga il pampinoso crine.
     La vite, che pur dianzi in sul confine
d’april, d’erbe e di fior gravido e carco,
degli occhi aprendo il lagrimoso varco
pianse l’ira del verno e le pruine,
     giá ride; e mentre da la verde treccia
lieto cultor su le ramose braccia
i bei racemi ad or ad or distreccia,
     gioir, Fillide, impara; e, perch’io faccia
poi vendemia d’amor, meco t’intreccia,
come vite gentil ch’il tronco abbraccia.

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II

GLI ASTRI NOTTURNI

     Quando spuntar de l’oceano fuori
veggio la notte e scintillar le stelle,
giro tacito il piè, scòrto da quelle
lampade amiche a’ fortunati amori.
     Certo non è ch’in que’ profondi orrori,
gli occhi rivolti al cielo, i’ non favelle:
— Qual di voi, faci luminose e belle,
infuse in questo sen fatali ardori? —
     E del ciel vagheggiando i fregi d’oro
— Chi sa — dico fra me — ch’ancor non giri
gli occhi lassú colei ch’in terra onoro? —
     Cosí, con nova idolatria, ne’ giri
del cielo il bel di quel sembiante adoro,
favellando tra lor gli occhi e i sospiri.