Lirici marinisti/IV/Filippo Massini

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Filippo Massini

Liriche di Filippo Massini ../Tiberio Sbarra ../Cesare Abbelli IncludiIntestazione 20 giugno 2017 75% Da definire

IV - Tiberio Sbarra IV - Cesare Abbelli
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FILIPPO MASSINI


I

IL VINO

     Vatten, Volpin, sotterra al picciol vaso
cui ferro cinge, e traggi il buon liquore
ch’ha di topazio e d’ambra aureo colore,
senza cui mai non oso ire in Parnaso.
     Apra altrui fonte o rio col piè Pegaso,
perché scriva di Marte o canti Amore,
ché sol nasce da Bromio il mio furore,
onde poi vinco e la fortuna e il caso.
     Piú non m’impenna l’ale o scalda il seno
Amore, e pur tal or sovra me stesso
m’ergo, e non temo le pruine e ’l ghiaccio;
     perché con questo mio nettar terreno
di sorso in sorso al ciel men volo, e spesso
a la madre d’Amor mi sveglio in braccio.

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II

IL VINO

     Questo di puro vin spumante vaso,
che scintillando essala a mille a mille
vive saltanti e spiritose stille
onde gli occhi mi punga e ingemmi il naso,
     è ’l mio Elicona; e sono il mio Parnaso,
ove l’ore men’io liete e tranquille,
di Bacco i colli e queste amene ville,
orto degli ozi e de le cure occaso.
     Mentre la lingua il buon Lieo m’inonda,
oh come dolce mormorar si sente
e fra i rami e fra i sassi e l’aura e l’onda!
     O soave liquor dolce e pungente,
se mai fortuna i miei desir seconda,
terrò le muse a le tue lodi intente.