Lirici marinisti/IV/Paolo Abriani

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Paolo Abriani

Liriche di Paolo Abriani ../Filippo Marcheselli ../Francesco Bracciolini IncludiIntestazione 20 giugno 2017 75% Da definire

IV - Filippo Marcheselli IV - Francesco Bracciolini
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PAOLO ABRIANI


I

LA BELLA TARTAGLIANTE

     — Mio co-co-cor, mio ben, mia pu-pupilla,
s’io mi-mi-miro il tuo be-bel vi-viso,
se-se-sentomi il sen co-co-conquiso,
pe-per l’ardor, che da te-te sfavilla;
     ma tu-tu-tu non hai sci-sci-scintilla
d’amor e stai da-da-da me diviso,
e avendo in te-te-te il pa-paradiso,
di gio-gioia mi nieghi anco una stilla.
     S’ogni mia po-potenza a te si diede,
s’hai di me-me la mo-mo-monarchia,
pe-pe-perché mi nieghi egual mercede? —
     Cosí, d’amor ardendo in fiamma ria,
qualche segno maggior della mia fede
tartagliando chiedea la bella mia.

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II

IL SONETTO

     Vorrei per Nuccia mia far un sonetto,
ma sento che la vena or non mi serve,
e quanto il desiderio in me piú ferve,
tanto il mio ingegno a questa impresa è inetto.
     Pur mi ci vuo’ provar, ché se piú aspetto,
dubito che ’l poter piú mi si snerve:
«Nuccia, com’hai per me cosí proterve
tue voglie?». Eh, non va ben questo concetto!
     Voltiamo faccia e andiam da poppa a prora:
«Io canto di colei l’alta eccellenza».
No, diciam meglio e incominciamo ancora:
     «Celebra, Urania, tu, l’alma presenza».
Ma come c’entra Urania? Or su, per ora,
far sonetti non so; ci vuol pazienza!