Lo cunto de li cunti/Illustrazioni e documenti/D

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D. Lettere inedite del Basile

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D.

Lettere inedite del Basile.


A quella, riportata per esteso a suo luogo (v, p. XXXIX-XL), bisogna aggiungere le seguenti tre, che ho semplicemente citate (pp. XL, XLI, LII). Come ho già avvertito, sono tratte dall’Archivio di Mantova, e dirette le due prime al Duca Ferdinando Gonzaga, e la terza al Duca Vincenzo:

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i.

Ser.mo Sig.re,

Son così grandi e singolari i favori, che mia casa di giorno in giorno riceve dalla generosissima mano di V. A. ch’io neanche mi confido d’agguagliar quelli con le parole, per ciò che quanto ella va maggiormente aprendo la strada alla sua magnanimità, meno so io trovare il sentiero da poternela a pieno ringratiare. Molte erano le obligationi con le quali m’havea V. A. legato per tanti favori ad Andreana mia sorella già fatti, molto era il debito ch’io particolarmente me le conosceva d’havere per quegli, che nella persona mia stessa ella si degnò d’impiegare. Ora s’è cotanto, e l’obligatione e ’l debito avanzato per così signalato beneficio, che l’altra mia sorella Vittoria dalla Real Magnificenza della sua mano Ser.ma ha ricevuto, che mi sono accresciute nuove e più salde catene alla servitù ch’io tengo con l’Altezza di lei. Per lo che.......1 l’ardente desiderio ch’io notrisco de spargere ad ogni suo minimo cenno il sangue e la vita qual ella si sia. Priego N. S. Iddio che questa generosità grande alla nostra Vittoria dimostrata sia felicissimo augurio delle sue future vittorie, così come più che felici a V. A. le auguro con l’opportunità delle prossime feste di Natale, le quali conceda il cielo a V. A. piene d’altre tanta e di maggior consolatione di quella che ha fatto sentire a nostra casa, con che fine fo a V. A. hum.ma riverenza.

Da Napoli 20 di Xbre 1613.

Di V. A. S.ma

Hum.mo e perpetuo Ser.re

Gio. Battista Basile.

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ii.


               Ser.mo Sig.re,

Due disgusti ad un tempo istesso e gravi a sopportare ho inteso con la partita di mia sorella al servitio di V. A. S.ma: l’uno perchè resto privo della miglior parte di me, l’altro perchè non mi è lecito per l’occupatione in che mi trovo per questo governo di venir seco a partecipare di tal servigio. Il primo è temperato dal piacere ch’io sento che V. A. S.ma si degni servirsi di noi e ch’ella venga ad adempiere in parte quanto a V. A. debbiamo, il secondo non so come possa mitigarsi se non se in quanto V. A. dal comandarmi in tutto ciò ch’io possa in queste parti me faccia securo ch’io, ancorchè lontano di Mantova, non sia escluso dal numero dei suoi devotissimi servidori, con che fine pregando a V. A. S. da N. S. Iddio ogni compiuta felicità le fo hum.ma riverenza.

Della città di Monte Marano 14 di Marzo 1615.

   Di V. A. Ser.ma

Hum.mo e Devot.mo Se.re
Gio. Battista Basile

.

iii.


Serenis.° Sig. mio e Padrone sempre Col.mo.


Van del pari il dispiacere ch’io sento della perdita del S.mo S.r Duca fratello di V, A., che viva nel Cielo, e ’l giubilo della successione dello stato nella sua S.ma persona, perciochè, se mi vien meno un S.re, cui di tali e tanti benefici mi riconosco debitore, veggo accresciute le grandezze d’un principe, che in mille guise mi tien obligato. Mi condoglio perciò e rallegro insieme e col medesimo affetto prego a quell’anima gloriosa eternità di quiete, come all’A. V. Immortalità di bene, secondo il suo real merito, e ’l mio vero desiderio, nella cui infinita benignità ho fondato il ristoro di tanto danno. E perchè nelle nuove successioni è lecito a sudditi di chiedere o nuove gratie confirmatione dell’antiche, prendo perciò baldanza di supplicare l’Alt. V. a confirmarmi la familiarità, che degnò quella [p. cxcix modifica]Altezza (che viva nel Cielo!) di concedermi, perchè, si come io possa pregiarmi di una continuazione di riverenza verso la sua Ser.ma Casa, così mi glorij di veder continuati in me quei favori che mi tengono immortalmente obligato, e col fine fo all’A. V. profondissima riverenza.

Napoli 24 novembre 1626.

Di V. A. S.

Hum.mo et Devot.mo Ser.re
Il Cav. Gio. Battista Basile
Conte di Castelrampa.


  1. «Non si legge per essere sbiadito l’inchiostro per umidità» (Nota apposta alla copia dal sig. Davari).