Manuale del dilettante del caffè/VII

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Della influenza del caffè sullo spirito e lo stomaco dei suoi bevitori

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Alexandre Martin - Manuale del dilettante del caffè (1828)
Traduzione dal francese di Anonimo (1830)
Della influenza del caffè sullo spirito e lo stomaco dei suoi bevitori
VI VIII
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CAPO VII.


Dalla influenza del caffè sullo spirito e lo stomaco dei suoi bevitori.


Oh! perchè mai i Greci ed i Romani non hanno conosciuto il caffè? Omero [p. 80 modifica]avrebbe preso la sua lira per celebrarlo; Orazio e Giovenale l’avrebbero immortalato nei loro carmi, Diogene non sarebbe ito a nascondere in una botte il suo tetro umore, beuto avrebbe di questo liquore divino, e avrebbe poi trovato più perfettamente l’uomo ch’ei cercava; il caffè avrebbe ricreato l’ipocondriaco Democrito, e quali ode non avrebbe inspirato ad Anacreonte!

Chi narrerà le meraviglie operate dal caffè? Vedete voi quella figura mesta, quel colorito pallido, quegli occhi smorti, que’ labbri appassiti? Colui è uno sciaurato infermo di milza. È stata invocata tutta intiera la Facoltà, e l’arte sua fu impotente. Ella lo ha spedito. Per fortuna un suo amico consiglia nel caso disperato alcune chicchere di Moka, ed il moribondo richiamato a sanità, finisce col seppellire la facoltà che non dispensava che pochi giorni di vita.

[p. 81 modifica]Il colorito di quella giovanetta era, come dicono i poeti, di gigli e di rose; non vi avea figura più celeste, più bella di vita e di freschezza. Soprarriva l’epoca tanto funesta nella esistenza della donna; la giovanetta dimagra, si scolora; quelle guancie poco anzi sì brillanti sono pallide, color di piombo... Un viaggio, dicono gli uni; un marito, dicono gli altri; caffè, caffè, ripete un dottore... Il caffè versato in abbondanza rialza quel fiore ch’era per cadere.

O voi tutti, che vi siete provati a far delle rime, diteci se nel liquor inspiratore non avete trovato sovente delle belle fortune in pensieri.

Ascoltate Delille:

A peine j’ ai goûté la liqueur odorante
Soudain de ton climat la chaleur penetrante

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Agite tous mes sens, sans trouble, sans cahots:
Mes pensers plus nombreux accourent à grands flots.
Mon idée était triste, aride, depouillee,
Elle rit, elle sort richement habillée,
Et je crois, du géniée prouvant le réveil
Boire dans chaque goûte un rayon du soleil.

Berchoux, nel suo poema della Gastronomia, non ne fa un elogio meno pomposo.

Le café nous présente une heureuse liqueur,
Qui d’un vin trop fameux chassera, la vapeur;
Vous obtiendrez par elle, en desservant la table,
Un esprit plus ouvert, un sang froid plus aimable.

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Bientòt mieux disposé par ses puissans effets,
Vous pouvez vous asseoir à de nouveaux banquets etc.

Il caffè occupa un gran posto nella vita del gastronomo. Sovente all’alzarsi di tavola ha la testa affaticata, pesante, si alza con pena; l’odore delle bevande i fuochi dei doppieri, i gaz impercettibili che sfuggono dai liquori, hanno raccolto dinanzi ai suoi occhi come un nuvolo, o mezze tenebre, simili a quelle che Milton chiama tenebre visibili. Si reca il caffè: il nostro gastronomo ne assorbe il profumo, beve goccia a goccia il divino liquore, e tosto alleviata la testa, ci cammina liberamente. Come brilla la giocondità sui suo volto! i frizzi più vivi escono in folla dalle sue labbra; egli è un [p. 84 modifica]altro ente, un uomo nuovo. Il caffè ha operato questa risurrezione.

Il defunto dottor Gastaldi, che passava il suo tempo a tavola, dicevami che sarebbe morto dieci volte d’indigestione se non avesse avuto l’abitudine di prendere il caffè dopo il pranzo.

Volete voi dunque dormire tranquillamente dopo il desinare, e non mai temere que’ risvegliamenti così funesti ai ghiotti? Del caffè; assaporate lentamente questo liquore; cada esso qual rugiada sulle vostre labbra e venga ad immischiarsi dolcemente a tutti que’ sughi che l’affaticato vostro stomaco smaltisce con difficoltà. Se potete pigliatelo senza zucchero, perchè allora conserva il suo gusto, il natìo suo sapore, ed ha maggior efficacia che frammisto a sostanze straniere. Burlatevi di que’ dottori senza [p. 85 modifica]missione, i quali vi diranno che il caffè riscalda, irrita lo stomaco, attacca i nervi; citate loro Voltaire e Fontenelle1, Hauy e Fourcroy che l’amavano con passione, e vissero assai lungamente.

Note

  1. Si conosce il motto di Fontenelle, innanzi a cui alcuno accusava il caffè di essere un veleno. «S’è un veleno rispose, è almeno un veleno lento».