Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri/I

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
Introduzione

../L'editore a chi legge ../II IncludiIntestazione 14 gennaio 2021 100% Da definire

L'editore a chi legge II
[p. 1 modifica]

§. I.

introduzione.

Se alla Città di Firenze alcuni scrittori dettero il nome di novella Atene1 perchè quivi più che in altro luogo rifiorirono le lettere, e le belle arti, egli è un pregio, che alla detta Città hanno procacciato que’ nobili, e sublimi ingegni, i quali a dovizia nacquero in essa2. Dopo che tante [p. 2 modifica]nazioni barbare dalle quali fu soggiogata la deliziosa Italia ne’ secoli scorsi fecero decadere i buoni studi dal loro antico splendore, la stirpe dei Medici, e spezialmente Cosimo padre della patria, ed il magnifico Lorenzo suo nipote, furono quelli, che sopra tutti si affaticarono per fargli al primiero stato risorgere. Ed in fatti i coltivatori delle arti, e delle scienze incoraggiti, ed aiutati da questa più che privata famiglia, profittando de’ lumi che la cadente Grecia porgeva all’Italia, quà inviando piccoli avanzi della sua passata grandezza scossero dopo lunghe fatiche le dense nubi dell’ignoranza, e prepararono a’ loro posteri la maniera di tanto inalzarsi con le cognizioni utili, e con le scoperte, le quali modernamente hanno fatto mutar faccia a’ nostri studi. Ma prima del secolo XV, ancora che fu così propizio alle muse, gl’ingegni Fiorentini colla sola forza del proprio talento seppero in tempi più disastrosi, ed in mezzo alle gare, ed alle cittadinesche fazioni lasciare a’ successori opere degne d’eterna memoria. Un esempio chiarissimo di quei vastissimi, e profondissimi ingegni, i quali spesse fiate vennero nella mia patria alla luce, è il Poeta Dante Alighieri, di cui ho preso a scrivere in queste carte la vita. Egli, come vedremo in progresso, quando appena si era stabilito il nascente volgare idioma, non che alcuna solida scienza in Italia, e ad onta delle triste vicende cui fu soggetto, a motivo di tanto crudeli sventure, che affliggevano in quella misera stagione la Toscana, potè con i suoi sudori, e principalmente con un poetico e ardimentoso lavoro, adorno di naturali bellezze, acquistarsi il titolo di uomo eccellente e divino, e far vedere di che sia capace un [p. 3 modifica]talento che senza seguitare altra guida cerca in sè stesso come rendere eterno il proprio nome. E qualora questa mia fatica non sappia rilevare i meriti di un personaggio sì distinto fra la turba di color che sanno, la lettura specialmente della sua Commedia darà a conoscere quanto poco abbia Firenze da invidiare, anche per questa parte, a qualunque altro luogo, che in materia di studi pensi di gareggiare con essa.



Note

  1. Fra gli altri così chiama più volte Firenze il sig. de Voltaire nel suo Essai sur l’histoire générale et sur les mœurs et l’esprit des nations, (edizione del 1757 in VII. vol. in 8.°) Per render meno sospetto questo elogio niun altro dovevo citare che un Francese. Il medesimo autore lusinga di più ancora il nostro amor patrio, quando con nobil sincerità confessa nel tomo VII. dell’Enciclopedia all’articolo François che le arti tra i Greci, e tra i Fiorentini sono nate come i frutti naturali del loro territorio, e che i Francesi d’altronde le hanno ricevute. A noi non resta per questo che mantenerci nel glorioso possedimento di quella prerogativa, la quale ci è accordata dagli stranieri, e mostrare alla Nazione, che di tutte si è fatta emula in materia di sapere, che non sappiamo cedere quella gloria, che abbiamo avuta in retaggio da’ nostri antenati.
  2. Dodici cittadini tutti di questa mia patria si trovarono spediti da diverse Potenze di Asia, e di Europa per ambasciatori al Pontefice Bonifacio VIII. per assistere alla sua coronazione. I ritratti di questi si vedono riuniti in un quadro della casa Strozzi nella villa di Careggi appartenente già alla medesima, ed oggi al sig. Serafico Lanzoni. Si rappresenta appunto in esso quella solenne ambasciata. Santo Antonino tit. XX. cap. 8 della parte III. della sua Storia. I nomi di questi tali sono registrati da Jacopo Gaddi ne’ suoi elogi storici (pag. 7 e seg. ediz. del 1639.) della volgar traduzione fattane dagli Accademici svogliati; ma più esatta si può stimare la notizia de’ medesimi, che tolta da un codice della libreria de’ Padri di S. Croce è stata pubblicata nel vol. idella Toscana Illustrata (pag. 300) e più correttamente nella vita del Padre Ambrogio Traversari scritta dal Mehus (pag. CCXXXIV.)