Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino/Libro IV/Di Campomarino

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Libro IV
Capitolo IV
Di Campomarino

../Di Portocannone ../Della situazione di Cliternia, città marittima degli antichi Frentani, e sua distruzione IncludiIntestazione 9 aprile 2009 75% Storia

Libro IV - Di Portocannone Libro IV - Della situazione di Cliternia, città marittima degli antichi Frentani, e sua distruzione


1. SI ritrova situata questa Terra in un ampia pianura, distante tre miglia da Portocannone, ed è posta sopra un pendio, che per Occidente cade nel luogo, dove entra il Biferno nel Mare Adriatico, come pure da settentrione ha un altro pendìo, che cade al lido del Mare ; e questa situazione rende la medesima assai deliziosa, e di aria perfetta. Stimiamo, che questo nome di Campomarino le fusse posto, per esser situata in un campo vasto alla riviera del mare, dal quale è distante circa cinquanta passi [700 m. circa], onde da alcuni fu anche nominata Campo a mare. Da Leandro Alberti, se ne fa parola nella descrizione d’Italia alla Regione XII. ma certamente nel luogo vi sono errori forsi di stampa, o di Copista, leggendosi Campomartino, per Campomarino, e Termine , per Termoli, come alla pag. 257. Passato adunque di qua dal Fiume Fortore è il primo luogo, che s’incontra lungo il lido del mare Campomartino ; e prende equivoco, dicendo, che di qua dai Fortore il primo luogo sia Campomartino per Campomarino ; poiché di qua, passato il Fortore, il primo luogo, è Serracapriola, e di là passato il Biferno è Campomarino, di cui parliamo.

   2. Si suppone questa Terra luogo di Cliternia, e noi in ciò conveniamo. Si fa menzione di Campomarino in tutte e tre le Bolle altre volte citate del Cardinal Lombardi, di Lucio III. e d’Innocenze IV., e nel Registro de’Baroni del Regno sotto Guglielmo II. detto il Buono, stampato da Carlo Borello, nella Rubrica de’ Feudatarj di Capitanata p.153. si dice : Dominicus Johannes tenet Campummarinum, quod est Feudum unius militis, et dimidii.

  3. In questi tempi adunque veniva abitato Campomarino, ma poi anch’egli fu ridotto in desolazione per li tanti pessimi avvenimenti di guerre, peste, tremuoti, come si è detto in parlarsi di Larino, Ururi, S. Martino, Portocannone, e maggiormente afflisse questa Terra la guerra de’ Veneziani con Federico II Re delle Sicilie nell’anno 1240. mentre come rapporta il Capecelatro nella Storia di Napoli part.2. p.238. dell’Edizione Napolitana in più tomi in 8. del 1724. avendo Gregorio IX. per molte malvagità di Federico, publicata contro di lui la Crociata, egli aspramente sdegnato, dopo aver fatto prigioni molti Crocesegnati con far soffrir loro molti tormenti, e posti a sacco, e abbrugiati li Territorj di Roma, se ne passò nel nostro Reame, e andato in Puglia, procurò di scacciare i Veneziani da quei lidi, i quali con venticinque galee scorrendo per quelle riviere, oltre aver dato la caccia a dodici sue galee, che dimoravano a guardia del Mare, e non osavano azzuffarsi per la disuguaglianza del numero, presero, e saccheggiorono Termoli, Campomarino, Viesti, Rodi, e altri Castelli, e abbiamo voluto notare quello fatto, tale quale avvenne, perché ci serve a confermare la conghiettura, che tale saccheggiamento fu dato ad altre nostre Terre poste lungo la spiaggia del Mare Adriatico, quantunque non ci avvanziamo ad affermare liberamente esserne avvenuta ancora la loro distruzione, come può dirsi con sicurtà, che in questa occasione le dette Terre marittime patissero molto, specialmente le più vicine all’Adriatico, e fussero da loro abitatori abbandonate, onde pian piano andarono in ruina anche le fabbriche .

   4. Possiamo dire ancora, che la devastazione di molte, almeno di queste Terre, sortisse nel principio del Secolo XIII. quando l’Imperadore Ottone nell’anno 1209. disgustatosi con Papa Innocenzo III. passò in queste parti, dove danneggiando da per tutto i Popoli, pose a sacco, e a rovina i luoghi, che gli venivano avanti, e gli facevano resistenza ; oppure un tal danno fusse sortito non molto prima, quale travaglio soffrì tutta l’Italia, particolarmente gl’Apruzzj, e Sanniti, con rovina degl’Edifizj, e morte dell’Abitatori delle Città, e Castelli di amendue queste Provincie, siccome concordemente raccontano molti Autori, e non lascia di ricordarlo lo stesso Capecelatro nel luog. cit. p.50. E ancora asserisce, che quelli luoghi patissero molto, e fussero distrutti in buona parte, da che il detto Federico soggiogando i Saraceni in Sicilia, e non volendoli lasciare colà, come luogo troppo vicino all’Affrica per timore di non perdere nuove forze, li mandò ad abitare la Città di Lucera, dando loro in Progresso di tempo anche buona parte di

Capitanata, dove fecero gravi danni come dice lo stesso Capecelatro p.84.

   5. Cosicche, o in dette occasioni, o per altre cagioni, Campomarino si rese disabbitato, e cosi appunto si legge ne’ Reggj Quinternioni : Per Campomarino inabitato docati quaranta, nella qual somma veniva obbligato il Padrone, del luogo di quel tempo. E poi ritrovandosi disabitato, vi furono ricevuti gl’Albanesi, ed Epiroti, e ciò seguì nel tempo, che i medesimi vennero ad abitare Ururi, come si è detto in parlarsi di questo luogo, ove della Storia della di loro introduzione in Regno, e questi ritennero il loro Rito, chiamato Italo-Greco, fin’ al tempo del Vescovo Catalani, quando fu estinto, e il primo Arciprete di Rito Latino fu D. Angelo Peta, morto l’anno 1732. e in detto tempo di Monsignor Catalani mancò anche in due altre Terre, cioè Portocannone, e Ururi, mentre in S. Croce totalmente è stato estinto coll’erezzione di quella Chiesa Rettorale in Arcipretale, come diremo a suo luogo. 

    6. Passò questo Feudo in Persona di Andrea di Capua, per concessione, che ne fu fatta dal Re Ferrante, che è lo stesso, che Ferdinando, nell’anno 1495. in ricompenza di fedeltà, a cagione della ribellione del Conte Cola di Montagano, e con esso di Casacalenda, e di molti altri Feudi appartenenti al detto Contado di Montagano, come in parlare di Casacalenda. Questo Andrea era discendente da un altro Andrea di Capua, il quale sotto Ludovico Barbarossa esercitò l’officio di Giudice di questo Imperadore, e fu Padre del celebre Giureconfulto Bartolomeo, il quale fu Protonotario del Regno sotto il Re Roberto, le ragioni del quale difese in Roma, in prefcnza del Papa, e de’ Cardinali con gran valore contro le pretensioni del Re d’Ungarìa, figlio di Carlo Martello, per la successione di questo Reame, e portò la Casa di Capua nello splendore, in cui oggi si trova, come ampiamente ne parlano il lodato Capecelatro. e il Summonte, e nel cap.2. di questo lib.4. qualche cosa si è detto.

   7. Campomarino adunque fu Terra Baronale di dominio de’ Duchi di Termoli della detta Famiglia di Capua. Nel 1641. poi fu venduta a D. Orazio Marullo di nobilissima Famiglia della Città di Barletta, con titolo di Marchesato, e nella situazione del Regno del 1669, tra Duchi, e Feudatarj di Capitanata è registrato : Orazio Marullo per la Terra di Campomarino. Ora i Maruli hanno il Solo titolo di Marchesi di Campomarino, e di essa Terra ne tiene la Signorìa il Signor D. Scipione di Sangro, Duca di Casacalenda, trasferita a lui con titolo di compra da venti anni in circa.

   8. Ella è tutta murata con porte, e le sue muraglie sono ben forti, per guardarsi dalle scorrerie, e saccheggiamenti, che sogliono fare i Turchi in queste parti del Mare Adriatico. Le sue fabbriche civili sono commode per gl’Abitatori, i quali non curano fasto, o superfluità, e il Palazzo Baronale è fatto a modo di Gastello, come per lo più sono gl’altri, acciocché sia commodo insieme, e sicuro.

   9. Quei, che l’abitano mantengono i costumi, e la lingua della Nazione Albanese, benché assai corrotta per il mescolamento di qualche nostro idiotismo. Nella numerazione, che stampò il Mazzella nell’anno 1601. si dice in Campomarino fuochi 331. nell’ altra del 1626. Campomarino vecchio 135. nuovo 104. e in quella del de Bonis dell’ anno 1670. Stampata nel 1671, si registra; Campomarino antico 200. nuovo 132. Ora però tra’ Paesani, e quelli, che vanno, e vengono, e non hanno fissa abitazione ascendono al numero di Anime settecento, e sedici in circa.

   10. Il Padrone vi mette il Governatore co’ suoi Officiali per esercitare la giusftizia, ed essì per l’Annona si governano per mezzo del Mastrogiurato, Eletti, e Sindaci.

Della Chiesa Matrice.

   11. Questa Chiesa Matrice viene servita dal suo Arciprete con due altri Sacerdoti, e un Suddiacono, e non vi sono Porzionarj, siccome mancano in tutte quelle degli Albanesi. E’ innalzata sotto l’invocazione di S. Maria a Mare per la vicinanza del Mare , il qual titolo a Mare per simile cagione si veggono avere molte altre Chiese in diverse parti, dedicate o alla stessa Vergine Maria, o ad altri Santi. È di fabbrica moderna ad una nave, cosi rinovata verso l’anno 1710. sotto il governo del Vescovo Pianetti, per esser prima assai difforme, e mal tenuta a tre navi di opera Greca, e a nostro tempo si è proveduta con molta decenza di Sagre Suppellettili, e Arnesi per il culto divino, e per l’amministrazione de’ Sagramenti, e l’Università è tenuta mantenerla di tutto punto, come si prattica in tutte le altre Chiese degli Albanesi.

   12. L’Altar Maggiore dedicato in onore di S. Maria a Mare è posto sotto l’Arco maggiore, ed è formato con molta decenza. Vi sono altri tre Altari. Uno col titolo della Madonna del Carmine, fatto con sepoltura gentilizia a spese di D. Andrea Musacchio Topia, quale lo dotò, e volle, che vi si fondasse un Beneficio col titolo di Badìa Juspatronato della Casa Musacchio, il che è stato adempiuto con nostra Bolla del 1. di Marzo 1728. Altro sta dedicato alla B. Vergine de’ Sette Dolori, dove sta eretta una Confraternita sotto il medesimo Titolo di Fratelli, e Sorelle con un Monte Frumentario, e si governa da un Procuratore destinato dall’Ordinario. Altro è di S. Francesco Saverio eretto colle limosine de’ Fedeli. La Sagrestìa è posta dietro l’Altar Maggiore fornita a sufficienza. Il Campanile è di struttura non disprezzevole, e ha tre Campane. E il Battisterio è posto dietro la Porta maggiore.

   13. Vi sono alcune Sagre Reliquie ben conservate dentro un Armario, che è in un pilastro dalla parte del Vangelo, poste in un Urna di legno dorata con cristalli, e sono coll’autentica della bo. me. del Vescovo Carlo Maria Pianetti sotto la data de’ 15. di Luglio 1721. cioè di S. Cristina M. di S. Abbundio M. di S. Giustino M. di S. Prospero M. e di S. Beata M.

Delle Chiese dentro, e fuori della Terra

   14. Nel luogo chiamato la Milana dentro l’abitato vi è posto la Chiesa sotto il titolo di S. Pietro quantunque nel Quadro si veda l’Immagine di S.Maria degli Angeli, e dalla parte destra S. Pietro, e dalla sinistra S. Criltina. È fabbricata di mattoni, e di picciola forma, e si amministra per il Procuratore chiamato delle Anime del Purgatorio, che conferma la Corte Vescovile.

   15. Fuori dell’abitato oltre al Cimiterio, posto nel luogo detto la Cappella di S. Giovanni, si vede una picciola Chiesa col titolo di S. Nicola di Bari, pochi passi discosta dalle mura della Terra, la quale si governa dal Procuratore, che si conferma dalla Corte Vescovile.

   16. Per la stessa strada, e propriamente per quella, che conduce al Bosco, chiamato Ramitello vi è un’altra picciola Chiesa sotto il titolo di S. Cristina, e distante da quella di S. Niccolo da sessanta passi, parimente si governa dal Procuratore, che si destina, e si conferma, come si disse delle altre. Appellandosi questa Chiesa volgarmente S. Venere, è da dirsi, che ella fusse dedicata a questa Santa ; imperciocché presso i Greci è in molta venerazione, benché sotto nome di Parasceve , come nata in Venerdì Santo, che si dice Parasceve ; i Latini però l’appellarono S. Venere , o S. Venera, e anche S. Veneranda, prendendo il nome di lei dalla voce latina Venerdì. Nel Martirologio Romano se ne fa la memoria a’ dì 14. Novembre, ma la Chiesa Greca la celebra a’ dì 26. di Luglio, e così pure han fatto molte Chiese del nostro Reame da che furono abitate da’ Greci, o che fussero sotto il dominio Greco. E perché in detto giorno de’ 26. Luglio s’incontra anche la Festa di S. Anna Madre di Maria Vergine, il Volgo ignorante in molti luoghi confonde una Santa coll’altra, il che non è vero, come chiaramente lo fa vedere un antico Breviario proprio della S. Chiesa di Lecce , dove vi sono le Lezioni di S. Venere a’ 26. di Luglio, ficcome anche si osserva ne’ Calendarj e Lezionarj antichi della Chiesa di Malta, dove pure è tenuta in molta venerazione. E questo sia detto a riguardo de’ Greci Abitatori della nostra Terra di Campomarino, come pure di Ururi, che con loro portarono il culto di questa Santa.

Della Madonna Grande.

   17. È in gran venerazione la Chiesa sotto il titolo della Madonna Grande, così volgarmente appellata, e propriamente detta di Colloredo, o di Caroleto da un Casale distrutto, che avea questo nome, nel piano, che dicesi lo Saccione, Territorio di Campomarino, ed è distante da esso quattro miglia, siccome pure quattro da S. Martino, tre da Portocannone, otto da Serracapriola, e due dalla Torre di Ramitello. Non conta antichità maggiore, che poco più di ottanta anni, si vuole la sua origine dal ritrovamento di un Quadro in Tavola della B. Vergine, fatto da un Villano, mosso da virtù superiore, in una Grotta sotterranea, il di cui culto non solo fu promosso dalla divozione de’ con vicini, ma anche, e maggiormente dalla pietà, e larghi doni di D. Diego d’Avalos di Aragona, Marchese del Vasto, coll’occasione, che egli passava allo spesso per quel luogo, andando a Serracapriola, luogo di suo dominio. Per la qual cosa fu edificata questa Chiesa tutta di mattoni in forma ottangolare di una grandezza smisurata, e in memoria di un tanto Benefattore si veggono le armi gentilizie della Casa d’Avalos sopra la porta di’ detta Chiesa, e sparse per la sua fabbrica, e anche aggiunte al Quadro della B. Vergine, il quale è collocato sopra l’Altar Maggiore tale quale si ritrovò, celebrandosene la Festa ogni anno a’ 15. Agosto con numeroso concorso per la gran devozione, che vi hanno e li vicini, e li lontani, rantocché per le cose diverse, che colà si vengono a vendere si può dire, che vi sia quasi una Fiera.

   18. La Chiesa si mantiene con sue rendite, e con limosine de’ Pij Fedeli, e divoti della B. Vergine, e il tutto l’amministra un Procuratore destinato dall’Ordinario, con vigilanza del quale si sono tolte molte occupazioni, e in quanto alla pulizia, e culto vi è l’assistenza di tre Romiti, che hanno commoda abitazione dietro la medesima Chiesa. Oltre all’Altar Maggiore vi sono due altri Altari, uno dedicato a S. Michele Archangelo, e a S. Giuseppe ornato di stucco, e ultimamente si è fatto il quadro a spese dell’Università della Terra di Frisa dellaa Diocesi di Chieti. L’altro anche ornato di stucchi dedicato a S. Giuseppe, e Gioacchino Sposo, e Padre di Maria V. e il quadro pure ultimamente si è fatto a spese dell’ Università della Terra di Lentella della sopraddetta Diocesi Teatina.

   19. E qui non si dee tralasciare, che le nominate Università sono così divote di questa Bma Vergine, che quantunque fuori di Diocesi, e ben lontane, ogni anno con numeroso Popolo, guidate da’ loro Arcipreti si conducono in processione a venerare questa Santa, e miracolosa Immagine di nostra Signora, il che fanno pure altre Università di Paesi vicini, e lontani. Le dette Università di Frisa, e di Lentella non lasciano ancora di fare alla Chiesa qualche offerta di danaro, o di Sagra Suppellettile ogni volta, che vi si portano ; quindi in attestato di gradimento facendosi i quadri di detti Altari, abbiamo voluto, che vi si mettessero le Armi, che sogliono alzare le dette Università, aggiungendovi anche due Iscrizioni a loro perpetua memoria.

   20. Oltre alla Festa de’ 15. d’Agosto, che per tutto il mondo si celebra di precetto, per esser la prima dopo le Pentecoste, e Domenica, istituita in onore di Maria Vergine per la sua Assunzione al Cielo fin da’ tempi degl’Apostoli, in questa Terra di Campomarino si osserva di precetto la festa di S. Cristina li 24.Luglio, come di Padrona principale, e altre di divozione, e sono di S. Appollonia V. e M. a’ 4. di Febrajo, di S. Gioacchino Confessore, e Padre della_» B. Vergine a’ 20. di Marzo, e di S. Carlo Borromeo a’ 4. di Novembre, che anche si osserva di divozione.

Delle Chiese distrutte.

   21. Di una sola se ne ha memoria, che era posta fuori delle mura della Terra, dedicata a S. Giovanni, ed era antichissima, e di essa ora non vi è vestigio alcuno per essere del tutto abbattuta.

Delli Casali distrutti.

   22. Anche sàppiamo, che fusse stato in questo Territorio un Casale ora già distrutto. Veniva detto Caroleto, posto nel luogo, ove è la Chiesa della Madonna Grande, che si dice di Caroleto, e anche di Colloredo, come innanzi si è notato. Questo luogo è situato nella pianura, che si appella del Saccione, preso tal nome, ed origne da un rivolo d’acqua, che nasce sotto la Terra di Mortorio, e correndo per un vallon , tratto tratto accrescendosi passa per il Territorio di Monte longo, e poi per quello di Loritello, appresso per li confini di S. Martino, , nel qual luogo si stende molto, e così pure va per li confini della Chiesa di S. Antonio a Reale, casca nel Feudo di Ramitello del Venerabile Monistero di S. Maria di Tremiti dell’Ordine de’Canonici Regolari Lateranensi, e finalmente fattosi Fiume, che si appella Saccione, s’immerge nel Mare Adriatico, come più diffusamente in questo lib.4. cap.13. ove si parla della Terra di Montelongo, propriamente della Chiesa distrutta di S. Maria a Saccione.