Memorie storiche della città e del territorio di Trento/Parte seconda/Prefazione

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Prefazione

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PREFAZIONE





Questa seconda Parte delle mie Memorie storiche della città e del territorio di Trento, che io presento ora al pubblico, è tratta quasi interamente dalle autentiche carte e dai documenti, che esistevano nell’Archivio del Castello del Buon-Consiglio in Trento, e che il benemerito Padre Bonelli ha raccolti in tre libri intitolati Notizie istorico-critiche della Chiesa di Trento, ed in un quarto libro latino intitolato Monumenta Ecclesiæ Tridentinæ. Fu gran ventura, che il Principe Vescovo Francesco Felice degli Alberti de Enno abbia dato al detto Padre la facoltà d’entrare in quell’Archivio con ordine di trarre dal medesimo e pubblicare quei diplomi o quei documenti, che degni [p. ii modifica]fossero d’essere tramandati alla posterità. Dico che fu gran ventura; poichè, sebbene egli non ci abbia lasciato che un ammasso indigesto di vecchie carte, essendo dappoi nelle rivoluzioni e mutazioni di governo in questi ultimi tempi accadute quel dovizioso Archivio stato altrove trasportato, sarebbero perite tante importanti notizie intorno al nostro paese, che ora più altrove rinvenire non potrebbonsi. Nella storia della propria patria poche epoche s’incontrano, che interessanti non siano per qualche riguardo. Gli avvenimenti ed i fatti de’ tempi anche più rimoti e di minor conto soddisfar possono a quel sentimento di curiosità, ch’è sì naturale dello spirito umano. Io ho inserito quando a quando nelle mie Memorie storiche i diplomi o documenti, dai quali furono tratte, ed ai quali s’appoggiano, e talvolta in luogo di narrare con mie inutili parole un fatto o un avvenimento ho creduto più conveniente il produrre e porre sotto l’occhio dei leggitori il documento medesimo, da cui quel fatto o avvenimento apparisce. Forse alcuno dirà, che io interrompo il discorso italiano [p. iii modifica]con produrre documenti e carte scritte in latino; ma osserva un insigne scrittore, che il primo oggetto della storia è quello d’essere creduta, e che ove trattisi della storia de’ bassi tempi o del medio evo, non sono che i documenti o le carte contemporanee, le quali valgano a renderla certa e meritevole di fede, ed è quindi manifesta l’utilità vera, che ne trae la storia, la quale tutta intera sopra sì fatti monumenti s’innalza e s’appoggia. Nè si dica, che cotali documenti potevano porsi in fine del libro; poichè i documenti, che io ho addotti tra mezzo, sono di tal natura, che non interrompono, ma seguono il filo della storia, e non iscemano punto quell’andamento e quella rapidità, che conviensi alle storiche narrazioni. Io reco pure talvolta un breve estratto d’alcune investiture feudali in varj tempi concedute da’ nostri Principi Vescovi, non solo perchè esse ci danno contezza delle nostre più antiche e i cospicue famiglie, ma perchè ancora interessano la nostra curiosità in farci vedere gli usi ed i costumi de’ passati tempi, e così queste come tutti gli altri documenti, [p. iv modifica]che ho rapportati, servir possono ad illustrare l’indole o il carattere degli uomini e de’ tempi, ai quali appartengono.

Noi abbiamo bensi, come ho detto nella prima Parte di queste Memorie, due storici, se un tal nome pur meritano, cioè il Pincio ed il Mariano, ma di pochissimo uso essi mi furono, eccettuate solo alcune cose, che descrivono avvenute al loro tempo, o ne’ tempi a lor più vicini, e che citerò opportunamente a suo luogo. Tranne queste poche cose l’autorità loro non è d’alcun pregio, e quanto al Pincio possiam dire di lui ciò che M. Tullio1 diceva d’un cotale Accio storico di Roma: Quid Accium memorem? cujus loquacitas habet aliquid argutiarum... in orationibus autem multus et ineptus ad summam impudentiam: e non men giustamente può applicarsi al Mariano ciò che lo stesso Tullio dice d’un cotal Sisenna, che in historia puerile quiddam consectatur. Il Mariano ci diede un fascio disordinato di racconti in parte veri, ma ridondanti di puerili [p. v modifica]circostanze, e di cose favolose ed assurde. La storia degli antichi tempi essendo involta in dense tenebre viene sovente deturpata da favole bizzarramente inventate, qual’è a cagion d’esempio la donazione di Riva fatta a’ Vescovi di Trento dall’Imperator Carlo Magno, donazione immaginaria e chimerica trasmessaci senza alcun’autorità da qualche scrittore posterior di più secoli in opere manoscritte, e narrataci poi scioccamente anche dal Mariano.

Io ho ristretta entro gli angusti confini della nostra patria la mia narrazione, che ho divisa in diversi capi o in diverse epoche cominciando dall’anno 1027 fino al principio del presente secolo, ed in cui ho procurato di porgere a’ miei leggitori un’idea degli avvenimenti più importanti, che in diversi tempi seguirono nel nostro paese, ed una qualche idea pure dell’indole e carattere de’ Principi, che lo governarono. Io non ho ignorato, che il dover dello storico è quello di non dir cosa alcuna che vera non sia, e di non tacer cosa alcuna che sia vera, nè mi è ignoto l’insegnamento di Tacito: [p. vi modifica]Præcipuum munus annalium reor, ne virtutes sileantur, atque pravis dictis, factisque ex posteritate et infamia metus sit; ma poca materia di censura o di biasimo io ho trovato nell’indole e nel carattere de’ nostri Principi Vescovi, o nel loro governo. Quanto alle occupazioni armate, che nel secolo decimoquinto e nel decimosesto fecero del nostro paese i Serenissimi Arciduchi d’Austria Conti del Tirolo, sarebbe una temerità dello storico, se osasse chiamarle non giuste. I titoli, su de’ quali essi fondavano il loro diritto alla superiorità territoriale ossia alla sovranità del Vescovado di Trento prodotti innanzi alla Dieta de’ Principi dell’Impero nella causa, che fu innanzi ad essi agitata, e che fu decisa colla sentenza pronunciata in Concilio Imperii il 1.° Ottobre 1576, della quale parleremo a suo luogo, non furono già dichiarati invalidi, ma ne fu riservata la decisione fino a più ampia e matura cognizione di causa, e la detta sentenza riguardò unicamente il giudizio possessorio avendo ordinato, che intanto i Vescovi di Trento esser debbano mantenuti nel possesso [p. vii modifica]e godimento del loro Principato. Essi rimasero in tale godimento e possesso fino ai nostri giorni; ma la questione della superiorità territoriale in quanto al petitorio rimase sempre indecisa, ed è incerto, quale ne sarebbe stata la decisione, se l’augustissima Casa d’Austria dimandata l’avesse, decisione ch’ella non si curò poi di dimandare contenta dei diritti, che senza alcun contrasto le appartenevano sul Principato di Trento in virtù dei patti e delle convenzioni stipulate coi Vescovi Giorgio de Hack e Giovanni Hinderbach chiamate volgarmente le Compattate, delle quali pure farem parola a suo luogo, riconosciute sempre e dichiarate legittime e valide; ma ella non obbliò mai in tutti i trattati e le convenzioni posteriori co’ Vescovi Principi di Trento di porvi la clausola, che non s’intenda con esse punto pregiudicato alla questione della superiorità territoriale, e rimaner debbano su tal questione salve ed illese le ragioni d’ambe le parti. Con questa riserva i Vescovi di Trento dopo la detta sentenza dell’anno 1576 rimasero sempre tranquillamente [p. viii modifica]e pacificamente in possesso del loro Principato, e continuarono a sedere nel Collegio de’ Principi come tutti gli altri Principi e Stati immediati e sovrani dell’Impero Romano Germanico fino alla secolarizzazione generale de’ Principati ecclesiastici avvenuta al principio del presente secolo.




Note

  1. De leg. lib. 1.