Metacromatismo di Emberiza Citrinella Linn

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Francesco Cipolla

1895 M Indice:Metacromatismo di Emberiza Citrinella Linn.djvu Biologia/Ornitologia Testi scientifici Metacromatismo di Emberiza Citrinella Linn Intestazione 9 giugno 2015 100% Da definire

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FRANCESCO CIPOLLA




METACROMATISMO

DI

EMBERIZA CITRINELLA LINN.






VENEZIA

TIPOGRAFIA FERRARI

1895

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Estratto dagli Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo VI, Serie VII. - 1894-95.

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Nei primi giorni di dicembre 1894, presso Parona d’Adige, in Provincia di Verona, fu preso un bell’individuo maschio di Emberiza citrinella, che, per le insolite tinte, fermò l’attenzione dell’uccellatore, il quale lo conservò in vita, e lo portò al conosciuto preparatore Vittorio Dal Nero. Questi lo cedette a me, che ancora lo conservo vivo in gabbia.

I caratteri singolari, che presenta questa Emberiza sono i seguenti: Testa d’un bel giallo zolfino. La tinta è assai viva sul vertice. Le sopracciglia sono bianchiccie; la fascia bianchiccia si protrae al di dietro del capo, e si congiunge, a mo’ di corona, alla base del pileo, e nel punto centrale, là dove, a così dire, la fascia che viene da destra s’incontra con quella che vien da sinistra, c’è una macchiettina nera. Il collo è giallo zolfino, ed è cinto alla base, torno torno, da un collare bianchiccio, che sotto la gola è appena accennato. Piccolissimi punti bianchi si vedono dappertutto, anche là dove il giallo è più intenso.

Ala destra. Le sei remiganti primarie normali: indi due bianche bordate di giallo. L’ultima grande cuopritrice giallo zolfino. [p. 5 modifica]

Ala sinistra. Le tre prime remiganti normali. La quarta bianca con bordo giallo-zolfino. La quinta normale. La sesta come la quarta. La settima come la quinta. L’ottava come la quarta e la sesta. Le cuopritrici sono alternate normali e gialle, per modo da presentare due grandi macchie giallo-zolfine.

Il becco è d’un roseo pallido.

Le zampine sono tinte d’un giallognolo sbiadito.

Quando feci acquisto dell’uccello, esso aveva la coda spennacchiata, e in cattivo stato. Gli tolsi i mozziconi, e più tardi anche le penne intere superstiti, allo scopo che la coda si rinnovasse. Si rinnovò infatti, e presenta adesso il carattere singolare, che le due timoniere prime esterne, tanto di destra, che di sinistra, sono totalmente nere, e mancano della normale macchia bianca sul pogonio interno. Oltre a ciò è da notare che le prime tre di sinistra (la quarta, che viene ad essere la prima esterna, è ancora corta) presentano la punta bianca.

La colorazione giallo-zolfina, che vien distinta col nome di flavismo, xantismo, e simili, non è nuova nella E. citrinella. Il ch. prof. P. Pavesi nella sua interessante monografia, pubblicata negli Atti dell’i. r. Accademia degli Agiati di Rovereto, serie III, vol. I, fasc. 1 (1895) — e anche a parte, come estratto, a proposito di questa colorazione scrive (pag. 28 dell’estr.) che essa «ci dà interamente gialli i canarini da gabbia: negli uccelli liberi, giallo solfini i maschi vieppiù adulti di Emberiza citrinella

Per me trovo cosa notevole il veder riunirsi contemporaneamente in un individuo i fenomeni di flavismo, albinismo e melanismo. V’è un’affinità tra le varie maniere di metacromatismo. Il che avverte in parte anche il professor Pavesi, il quale (nel luogo testè citato) dice, che il flavismo è molto intimo coll’albinismo, e nei pappagalli è chiamato il loro modo d’albinismo. Più avanti (pag. 32-33) mostra quanto amino d’andar insieme l’albinismo e il melanismo. [p. 6 modifica]È da credere, che a tutte queste colorazioni anomale sottostia una causa comune. Il fenomeno è sempre quello, ma si presenta diversificato, secondo condizioni fisiologiche speciali.

Il prof. Pavesi si propone di tener distinte quelle variazioni di tinte, che sono dovute a ben determinate condizioni fisiologiche, quali non si possono ritenere anormali p. e. alcune variazioni che si connettono coll’età (elichiocroismo), da quelle variazioni, che propriamente si giudicano anomale.

Non pretendo di metter bocca in una così ardua questione. Timidamente peraltro mi permetto di esporre un qualche dubbio sulla precisa demarcazione di una tale distinzione. Tanto più, ch’io vedo, che lo stesso prof. Pavesi classifica il flavismo, col cianismo, coll’isabellismo ecc., tra le vere anomalie di ipercromatismo (pag. 31-32), mentre, per conto della E. citrinella nota (come si è veduto), che il flavismo si manifesta nei «maschi vieppiù adulti», con che si cadrebbe nell’elichiocroismo, com’egli lo chiama, e quindi nelle decolorazioni non anomale.

Comunque sia, non volendo io portar sentenza, certo è, che merita attenzione e studio la concomitanza di questi fenomeni di metacromatismo, messa a confronto col fatto, chiarito assai giudiziosamente dal Pavesi, che i due poli, a così dire, del metacromatismo sono il bianco ed il nero.

Tornando alla mia citrinella aggiungerò, benché ciò esca dall’argomento di questa nota, com’essa si nutre di miglio: è avida de’ pinocchi. Alla vita di gabbia s’adattò subito, senza scontento. Peraltro non prende confidenza: non si lascia mai vedere a mangiare. Le do un pinocchio: non va a prenderlo, finché non è sicura d’esser sola, e non esser vista. Ama spruzzarsi d’acqua, ma anche questo non fa, se è osservata. Sia per iscopo di studiarla, sia per cercare di domesticarla, quasi giornalmente l’ho tenuta un po’ in mano. È sempre riottosa allo stesso modo. Non vuol lasciarsi prendere: s’arrabbia, morde. Non ho [p. 7 modifica]ancora sentita la sua voce, tranne qualche insignificante ci o cri, cri.1 Quand’essa sta sull’avviso, in atto di ascoltare, solleva un pochino le penne del pileo a mo’ di grazioso ciuffetto.

È mia intenzione di conservare in vita questo individuo, e avrei piacere, che qualcuno, che s’occupa di questi studi, venisse ad esaminarlo. Per quanto è possibile bisognerebbe sostituire collezioni vive a collezioni morte. Quantunque non sia da farsi l’illusione di poter chiudere il mondo in gabbia.

Verona 12 maggio 1895. [p. 8 modifica] [p. 9 modifica] [p. 10 modifica]I [p. 11 modifica]

  1. Quando cominciò a far molto caldo, ciò fu col termine di giugno, l’uccello spiegò il suo trillo di festa. — Noto ancora, che mangia avidamente le mosche. (5 luglio 1895).