Monete e medaglie degli Spinola/Capo VII

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Del privilegio della Zecca concesso agli Spinola

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Del privilegio della Zecca concesso agli Spinola
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CAPO VII.


del privilegio della zecca concesso agli spinola




Giovanni Villani nel libro IX, capo XLVIII della sua Storia narra, che l’imperatore Enrico VII correndo l’anno 1312 sdegnatosi contro i Fiorentini, fece molte dure leggi [p. 62 modifica]contro loro. Egli ordinò fra le altre cose che non potessero battere monete d’oro nè d’argento, e consentì per privilegio a Messer Ubizino Spinola da Genova, e al Marchese di Monferrato, che potessero battere in loro terre fiorini di giglio contrafatti al conio dei nostri di Firenze. La qual cosa dai Savi gli fu messa in grande diffalta e peccato, che per cruccio, e mala volontà c’avesse contro a’ Fiorentini non dovea niuno privilegiare che battesse fiorini falsi. Questa notizia dataci dal Villani vien confermata dal Vettori nel suo Fiorino d’oro antico illustrato, ed egli ricorda oltre ciò, che Corrado dei Giotti Gonfaloniere di giustizia in Firenze l’anno 1325 proibì il fiorino d'oro che faceva battere in Genova Opizzino Spinola, perchè era simile a quello di Firenze. Le due testimonianze non lasciano dubbio sul privilegio ottenuto da Opizzino, nè sull’uso ch’egli ne fece, ma curioso è tuttavia, che di quello non è memoria nei diversi scrittori di cose liguri, nè fu mai pubblicato; e delle monete così contrafatte mai ebbe a vederne alcun Numismatico antico o moderno, che ne lasciasse ricordo. Che anzi Ignazio Orsini sebben riportasse nella sua Storia delle monete della Repubblica Fiorentina molti fiorini coniati a somiglianza di quelli di Firenze, tacque di questi che diconsi battuti dagli Spinola, indizio certo che mai gliene venner veduti. Nè è a credere che col nome di fiorini proibisse il Giotti gli zecchini, che faceva coniare la Repubblica genovese, uguali appunto in quell’epoca per bontà e peso al fiorino, perchè chiaramente parla di fiorino fatto battere da Opizzino Spinola, il quale allora non aveva ingerenza alcuna nelle cose pubbliche. Il Deza, che già ricordai come storiografo della Famiglia, afferma al libro VI, [p. 63 modifica]numero 5 che Enrico VII colle investiture di Serravalle, di Stazzano, Pastorana, Castelletto, San Cristoforo, Carlemonte; e tutta la Valle Scrivia concedesse altresì ad Opizzino la facoltà di battere moneta. Ma in quel diploma, che io pur reco tra i documenti, non è parola di zecca. Di essa parlasi invece nelle investiture, che i successori di Enrico diedero ai varii Spinola in tempi posteriori, e specialmente nel corso del decimosesto e decimosettimo secolo, nei quali innalzarono in favor loro a Marchesati e Contee varie terre della Valle Scrivia, della Borbera e del Lemmo. E sebbene il privilegio della zecca a molti altri Spinola si consentisse, pur che io sappia non ne usarono, che i Conti di Tassarolo, i Marchesi di Arquata, i Conti di Ronco, ch’erano altresì Marchesi di Roccaforte, ed una sola volta Gian Battista Marchese di Vergagni.

Chi descrive le monete di costoro dà piena contezza di tutte quelle che gli Spinola coniarono nei loro feudi, al che ora mi accingo.

Ma prima mi piace avvertire, che sebbene asserisca il Bottazzi nelle sue Osservazioni storico-critiche sui ruderi di Libarna di aver veduto una sola rara moneta degli Spinola di Serravalle, io sono d’avviso, che quel ramo degli Spinola mai ne battesse, e ch´egli abbia chiamata moneta la medaglia di Battista che io nei capi seguenti descriverò. E sebbene tale confusione sembri strana in un erudito di gran valore, com’era il Bottazzi, pur ci si fa sempre più manifesta da quelle espressioni, ch’egli aggiunge, moneta in prova del loro dominio, senza però diritto di zecca.