Nova polemica/In mare

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In mare

../In musica ../Clam IncludiIntestazione 29 agosto 2012 100% Poesie

In musica Clam


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Pobre barquilla mia
entre peñascos rota,
sin velas desvelada,
y entre las olas sola.
Lope de Vega. La Barquilla. Oda I. [p. 137 modifica]
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PASSA la nave mia cupa tra i sibili
de’ farisei che su la riva seggono.
Vien la tempesta. Ne le negre nuvole
4i lampi azzurri strisciano.

Schiumano l’onde che la prua schiaffeggiano,
fra le corde distese urla la raffica:
laggiù, laggiù ne l’orizzonte livido
8è scomparsa la patria.

Solo ne l’ampio mar, solo ne ’l turbine,
navigo arditamente a rive incognite.
La mia bandiera l’ho inchiodata a l’albero
12come una sfida a ’l fulmine.

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Passa la nave mia, tutte le candide
vele de l’aquilon donate a l’impeto;
passa cacciata ne le dense tenebre
16da ’l fato inesorabile.

Ahi, vola forse destinata a frangersi
su le scogliere che da’ flutti emergono!
Volo forse con lei, cosciente vittima,
20a l’agonia de’ naufraghi!

Vedrò morendo de gli squali orribili
gli occhi feroci dove brucia il fosforo,
le aguzze scane sentirò configgere
24ne le mie carni lacere;

co ’l tenerume de le bocche viscide
a ’l moribondo aderiranno i polipi,
sentirò di morir, sentirò suggermi
28lentamente le viscere,

ma non mi pentirò, ma ne gli spasimi
de ’l mio lungo morir non voglio piangere
ma voglio il Dio de’ farisei deridere
32con l’ultima bestemmia.


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CANDIDE tortorelle innamorate,
delizia e cura de la donna mia,
che de ’l costante amor l’inno tubate
contente assai de la prigion natia,

candide tortorelle che ignorate
l’uggia, la sazietà, la gelosia
e il vecchio nido fedelmente amate
senza stanchezza e senza ipocrisia,

emblemi sacri de’ tranquilli affetti,
simboli de l’amor serio e composto,
de gli amplessi periodici e corretti,

dite a’ critici miei che ad ogni costo
vi vogliono veder ne’ miei sonetti,
che mi piacete sì, ma cotte arrosto.


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O bianche nubi che ne ’l ciel turchino
come fiocchi di lana il vento spinge,
perchè nova un’angoscia il cor mi stringe
quando lassù vi guarda il mio bambino,

ed un desio mi assal che ne ’l divino
azzurro a figger gli occhi mi costringe,
un desio di tentar l’ignota sfinge
che l’avvenir conosce e il mio destino?

Ma no, bambino mio, non ci diranno
queste nuvole bianche il gran mistero,
e, come noi, se viva Iddio non sanno.

Io stanco scenderò ne ’l cimitero,
i tuoi riccioli biondi imbiancheranno,
povero bimbo, e non sapremo il vero.