Novelle (Bandello)/Seconda parte/Novella XLII

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Seconda parte
Novella XLII

../Novella XLI ../Novella XLIII IncludiIntestazione 30 luglio 2010 75% novelle

Seconda parte - Novella XLI Seconda parte - Novella XLIII
Pietro Simone in Zelanda con astuzia piglia per moglie
la figliuola del suo nemico e con lui fa la pace.


Medimborgo è terra principale de l’isola di Zelanda, molto ricca e mercantile, ed ubidisce a l’imperadore, ove sono di molte belle donne e piacevoli; ed io per me eleggerei di starvi sempre, cosí mi piace quella pratica e domestichezza, ma vorrei aver i danari d’Ansaldo Grimaldo per far tutto il dí de le cene a quei giardini ed averci sempre diece o dodici belle giovanette, bianche come la neve e tanto piacevoli che pare che tu sia stato cento anni con loro e solamente quella sera le averai vedute. Sono in quella due casate, riputate le prime di Medimborgo, tra le quali facendosi certa mischia venne una nemistá grandissima, perché nel menar de le mani un fratello di Pietro de la famiglia dei Simoni ammazzò il figliuolo d’Antonio Velzo e fu da l’isola per la giustizia bandito. Era restata ad Antonio una sola figliuola chiamata Maria, giovane assai bella, ma tanto aggraziata e di cosí belle maniere piena che piú non si potrebbe dire; ed ancora che Antonio non desse se non mille cinquecento ducati di dote a la figliuola, nondimeno ella dopo la morte del padre ne ereditava piú di trenta mila. Per questo ella era da molti desiderata e chiesta per moglie. Ma il padre, che che se ne fosse cagione, non la maritava, ed anco ella pareva che di marito poco si curasse e che molto piú le calesse di star insieme con la madre. Ora veggendola molto spesso Pietro Simone, e parendogli troppo piú bella ed avvenente di quante per a dietro vedute avesse ne l’isola giá mai, sí fieramente di lei s’innamorò che senza la vista di quella non sapeva vivere. E veggendosi de l’amore di Maria Velza in modo preso e sí ardentemente infiammato che allentar i lacci e scemar tante fiamme non poteva, si trovava il piú disperato uomo del mondo, sapendo che per la fiera e crudelissima nemicizia che tra loro interveniva non l’averebbe mai ottenuta per moglie. Fece egli prove assai per rivolger l’animo altrove e levarsi costei di mente; ma il tutto fu pur indarno, perciò che il povero amante senza pro si consumava. Era questo Pietro Simone molto ricco e dei primi de la terra, e viveva splendidissimamente. Praticava alora ne l’isola un mercadante fiorentino, Franco Mappa chiamato, il quale teneva amichevole e stretta domestichezza con Pietro Simone, e tra loro era sí fratellevole amicizia che spesso il Mappa albergava quindici dí ed un mese in casa di quello, ove era benissimo accarezzato, e se talora gli bisognavano mille ducati, Pietro gliene serviva per uno e dui mesi senza interesse veruno. Ora essendo Pietro sul fervore di questo suo innamoramento, discoperse il tutto al Mappa e caldamente lo pregò che gli volesse invitar Maria figliuola d’Antonio Velzo ad un giardino, ove da lui sarebbe ordinato un banchetto e non vi sarebbe altra figliuola, perciò che voleva, co l’imbriacar la fanciulla, conquistarla e prendere di lei amorosamente piacere, veggendo che altra via non aveva né sapeva imaginarsi per cogliere il frutto di questo suo amore, e con questo mezzo sperando poi d’averla per moglie. Il Mappa, udendo cosí fatta domanda, ne riprese agramente Pietro, dicendogli che per lui era prestissimo di esporre quanto al mondo possedeva, ma che non voleva a modo nessuno tradir una semplice fanciulla e tutto il suo parentado, e perder la grazia di tutti gli isolani dai quali conosceva esser amato, essortandolo a non tener questa via, perché sarebbe un risvegliare di nuovo la nemistá e pigliar l’arme in mano, ove egli cosí di leggero potrebbe esser ucciso come ammazzar altrui. Parve a Pietro che il Mappa dicesse la veritá e lo consegliasse da amico, facendo ufficio di leale e buon mercadante, e stette cosí senza far altro per alcuni giorni, perseverando tuttavia in amar la giovane vie piú di giorno in giorno. Ora devete voi sapere che in Medimborgo e negli altri luoghi de l’isola è general costume che ogni paesano o mercadante che sia conosciuto uomo da bene può andare a casa di qual si sia gentiluomo o borghese de la contrada, che abbia figliuole da maritare, e domandar la madre e dire: – Madonna, io vorrei pregarvi che vi piacesse dimane prestarmi la tal vostra figliuola, perché io la voglio banchettare ad un giardino. – La madre sempre dirá che molto volentieri e che il dí seguente ritorni a pigliarla. Venuta la matina, la madre vestirá la figliuola che le è stata chiesta ed ornerá piú pomposamente che saperá, ed attenderá che chi l’ha invitata venga per essa. Cosí vi va l’invitatore e la trova apparecchiata, e come arriva le fa riverenza e la bascia, e bascia anco la madre; poi piglia la fanciulla sotto il braccio e senza altra compagnia, favellando di cose piacevoli, con lei se ne va al giardino dove s’è messo ad ordine il banchetto, ed ove sono a simil modo ad altri condutte altre figliuole da marito. Quivi si sta tutto il dí sui piaceri, mangiando e bevendo, cantando, danzando e facendo di mille dilettevoli giuochi, tuttavia basciando quelle belle garzone quanto si vuole. La sera poi ciascuno piglia la sua e a casa l’accompagna, e quivi pigliando licenza da lei la bascia; e la madre molto cortesemente ringrazia colui de la buona cèra che ha fatto a la figliuola. Io per me mi troverei molto contento che ne la patria nostra di Milano fosse cotesta costuma. Verrei pur talora, signora Tomacella, a chiedervi una de le vostre figliuole, le quali tenete troppo chiuse, e le menarei a diporto a star su l’amorosa vita. O che buon tempo ci daremmo noi! dico onestamente, ché qualche volta voi non entrassi in còlera; ché del signor Nicolò non ho io paura, godendo ora egli il privilegio peculiare dei santi ambrosiani, che per troppa astinenza diventano podagrosi. Ma tornando a la nostra istoria, vi dico che Pietro innamorato de la Maria, dopo l’aver sofferto pur assai e non trovando mezzo a le sue passioni, affrontò un altro suo amico, il quale non la guardò tanto per sottile, ma andò ed ebbe la Maria, e quella condusse ad un giardino a ciò deputato. Quivi non era altra donna né altro uomo di conto se non che colui che condutta l’aveva. Pietro non s’era mostrato, ma stava in una camera ascosto. Come Maria fu giunta lá, colui che menata ce l’aveva cominciò seco a mangiar e bere e scherzare, come è il costume del luogo. Aveva Pietro preparati generosi e preziosissimi vini e confezionatone un gran fiascone, ed ordinato che di quello sempre a la giovane si desse bere. In quelle bande non nasce vino, ma i mercadanti ve ne portano in gran copia e dei migliori che si trovino, che io vi prometto la fede mia aver bevuto in Zelanda, in Inghilterra ed in quell’altre isole malvagía moscatella sí delicata, come abbia gustato non dico a Vinegia ma in Candia ove ella si fa. Ora tanto bebbero e ribebbero, (e in tutti i cibi era pepe ed altre spezierie che incitano la sete), che Maria soverchiamente bevendo, si trovò alloppiata, a subito dopo il desinare si corcò sovra un letto per dormire. Veduto Pietro che il suo dissegno gli riusciva, avendo il tutto da l’amico inteso, venne ove ella giaceva, ed appresso di lei si mise e tre volte amorosamente seco si trastullò. Ma ella, per cosa che Pietro si facesse mai non fece motto alcuno, né piú né meno come se fosse stata morta, tanto era dal vino confettato alloppiata. Ella dormí piú di quattro grosse ore, e vi fu assai che fare a farla tornar in sé; pure con alcuni rimedii che Pietro aveva apprestati fecero cosí che ella, quasi come se da gran sonno svegliata, diceva che si sentiva un poco doler il capo. Pietro s’era ridutto in luogo ove vedeva ciò che la sua innamorata faceva, la quale non dopo molto, essendo colá venute altre donne con alcuni uomini, si diede a star sui piaceri con esso loro. La sera dopoi fu condutta a casa, e la madre molto ringraziò colui che accompagnata l’aveva. Pietro, oltra modo lietissimo de l’amoroso inganno, andava cercando modo d’averla per moglie, ed almeno due e tre volte la faceva invitar a banchetto, ove egli con altre giovanette si trovava, e seco parlava talora mostrandole gran rispetto e riverenza. Ora la bisogna andò cosí, che ella de la giacitura che Pietro nel giardino aveva fatto restò gravida. La madre veggendo che la figliuola non aveva gli affari che una volta il mese sogliono a le donne venire, e che giá alquanto impallidiva e perdeva l’appetito, avendo lo stomaco distemperato, le disse un giorno, non ci essendo altri che esse due: – Figliuola mia, che cosa è questa ch’io veggio dei casi tuoi? che hai tu fatto? – Io non ho fatto nulla, – rispose ella. – Pur troppo averai fatto, – soggiunse mezza irata la madre; – bisognerá pure che tu lo sappia. Ma dimmi figliuola, il vero: con qual uomo sei tu giaciuta? – Oimè, madre mia, – disse Maria, – che vi sento io dire? Io non giacqui mai con uomo del mondo, madre mia cara, ed assai mi meraviglio di ciò che voi ora mi dite. – Figliuola mia, – disse alora la pietosa madre, – a quello ch’io veggio, tu sei gravida, e bisogna pure che qualche uomo t’abbia ingravidata. Tu non sei giá piena di Spirito santo. Ma guai a te se tuo padre se n’accorge! Egli certamente ti anciderá, ché non vorrá mai sopportare cosí fatta vergogna, e per forza ti fará egli dire a chi tu averai del tuo corpo compiaciuto. – La dolente figliuola faceva mille sagramenti che non sapeva ciò che si fosse e che uomo del mondo non era con lei giaciuto giá mai. Le parole ed i contrasti vi furono assai. Ella ne disse e la madre ne disse. Ma in effetto Maria non seppe mai altro dire se non che uomo del mondo mai non l’aveva disonestamente toccata, e che da baci in fuori ed esserle talora le mammelle state tocche, che in altro luogo non si trovarebbe che uomo si fosse né con mani né con altro approssimato. La madre veggendo il negare de la figliuola, che cosí costantemente negava non esser stata da uomo ingravidata, non sapeva che farsi, imaginandosi che questo forse potrebbe essere qualche accidente d’alcuna infermitá che in breve si risolverebbe. Ma il fatto andò tanto innanzi e la gravidezza cosí pigliò forza che il ventre fuor di misura crebbe, di modo che piú celar non si poteva, e ciascuno assai chiaramente s’avvide che la buona Maria aveva beccato di quella erba, che quanto piú si tocca o che si maneggia, piú grossa diviene. Tentò la madre pur assai cose per farla disperdere, ma non vi fu mai ordine, ché ogni cosa indarno s’adoperò, e tuttavia il ventre maggior diveniva; di che il padre accortosi, venne in tanta còlera che fu quasi per ammazzarla. Pur, temendo de la giustizia, non le fece altro male che di darle qualche schiaffo e dirle grandissima villania, con minacciarla fieramente. Volendo poi ad ogni modo sapere di chi ella fosse gravida, mai non puoté altro da lei cavare se non che egli la poteva uccidere e far di lei tutti gli strazii del mondo ma che mai non trovarebbe che uomo vivente ingravidata l’avesse. Diedele il padre dei punzoni e de le pugna pur assai ed in capo non le lasciò capello che ben le volesse. Ma che! egli la poteva, se voleva, strangolare e martoriar pur assai, che in effetto ella non averebbe mai saputo che altro dire di quello che si diceva. La cosa per tutto Medimborgo si divolgò, e come la figliuola d’Antonio Velzi era gravida si diceva in ogni cantone. Ed ancora che in quelle contrade sia tanta domestichezza quanta v’ho narrato, accade di rado scandalo, e se una figlia da marito si truova gravida, ella resta infame e, per ricca che sia, con grandissima difficultá trova marito del grado che trovato averebbe se ella fosse stata pudica, tanto è l’onestá in prezzo appo tutte quelle genti. Ora intendendo questo, Pietro ne ebbe un piacere indicibile, parendogli il suo avviso riuscire al desiderato fine, e che questa era la strada d’aver la sua innamorata per moglie, la quale egli amava piú che mai. Venuta l’ora del partorire, partorí Maria un bellissimo figliuolino, e per tutta la terra si seppe; di che Pietro non si puoté contenere che non ne dimostrasse meravigliosa contentezza. Il che fu reputato che egli facesse per aver piacere del vituperio del suo nemico: ma egli aveva altro in animo. Aveva di giá la madre di Maria accordata una nutrice, a la quale aveva promesso un ducato il mese, e a quella diede il nipote a nodrire, pregandola molto caramente che n’avesse buona cura. E cosí la nutrice portò il bambino in una villetta vicina a Medimborgo un picciolo miglio, perché Antonio non volle che in casa sua fosse allevato. Il che sapendo Pietro, che aveva le spie per saper ciò che si farebbe del nasciuto figliuolo, andò a trovar, un dí di quella settimana che Maria aveva partorito, la nutrice e le disse: – Sorella mia, avvertisci bene a quello che io ti dico e guarda, per quanto ti è cara la vita, che tu a persona del mondo mai non manifesti cosa che io ti dica. Attendi diligentissimamente a questo figliuolo e non gli lasciar mancar cosa del mondo. Io ti darò ciascun mese dui ducati, e vederai come io ti saperò trattare, se tu ne hai buona cura. – Ed amorevolmente basciò il suo figliuolino piú volte, e molto lieto ritornò in Medimborgo. Levata di parto, Maria piú non era invitata a banchetti, né usciva fuor di casa giá mai se non le feste a buonissima ora che andava a la chiesa, e udita la messa subito se ne tornava a casa, ove come una romitella viveva, privata de la compagnia di ciascuno, eccetto di quei di casa, ancor che il padre non volle che piú innanzi ella gli andasse. La nutrice attendeva benissimo al fanciullo, e, conoscendo Pietro Simone esser dei primi ed onorati gentiluomini de la terra e nemico d’Antonio Velzo, forte si meravigliava di lui, né al vero si sapeva apporre, perché egli volesse che del fanciullino s’avesse cosí diligente cura. Tuttavia veggendo che ella vi guadagnava molto bene e che Pietro assai sovente veniva a veder il figliuolo e sempre le recava qualche cosetta, gli attendeva con grandissima sollecitudine. Il bambino veniva ogni dí piú bello. La madre di Maria da l’altra parte ne voleva due e tre volte il mese intenderne nuova, e non gli lasciava mancar cosa che si fosse. Ed essendo un dí Antonio andato fuor de la terra, e potevano esser circa dieci mesi che Maria aveva partorito, volle la madre di lei che la nutrice lo portasse a casa; il che ella fece. La buona ava come lo vide cosí in braccio se lo recò, e, lagrimando dolcemente, lo basciava. Poi lo portò di sopra ne la camera ove la figliuola dimorava e le disse: – Maria, eccoti qui il tuo figliuolo; – e glielo diede in braccio. Maria, veggendo il suo figliuolo che rideva e faceva certi atti scherzevoli come fanno i fanciulletti di quella tenera etá, tutta s’intenerí ed in lagrime si risolse. Poi dolcemente basciandolo, avendo le lagrime asciugate, disse: – Ahi sfortunato figliuolo, in che fiera constellazione sei tu venuto al mondo? e che peccato hai tu commesso, che se bene il padre tuo non si sa, l’avo tuo cosí crudele ti sia, che non gli sofferisca l’animo di volerti vedere e per nipote suo pigliarti? Se mia madre non fosse, figliuolino mio dolce, tu non saresti ora qui, perché io porto ferma openione che mio padre ti averebbe mandato a l’ospedale tra i poltronieri e furfanti; e tu pur sei de la sua carne e del suo sangue uscito. Misera me! se mia madre mancherá, che fia di te? chi piglierá di te cura? Io, caduta in disgrazia di mio padre, se mia madre muore, non posso sperar altro che d’esser cacciata di casa e lasciata lá su la strada a benefizio di natura. Oimè, sapessi io almeno chi è colui che in me t’ha ingenerato! E quando mai simil caso si sentí? chi piú udí che una giovane divenisse gravida né sapesse di chi? – Queste ed altre assai parole disse la dolente madre al suo figliuolino, quello piú volte teneramente basciando e facendo chi era presente lagrimare; ma temendo che Antonio in casa non lo trovasse, lo diedero a la nutrice, la quale un dí che Pietro era ito a vederla gli disse tutto ciò che Maria detto aveva, il quale ad altro non attendeva che a trovar occasione di chieder Maria al padre di lei per moglie. Avvenne che non molto dopo Pietro ed Antonio con quattro altri cittadini furono eletti consoli di Medimborgo, che è il primo magistrato de la terra. E ben che di compagnia fossero consoli, nondimeno non parlavano insieme. Ma essendo una matina assai a buon’ora andato Antonio al luogo de la Consolaria, e non vi essendo nessuno dei collegi, arrivò poco dopoi Pietro e vide Antonio che tutto solo passeggiava. Onde parendogli esser l’ora oportuna, se gli accostò e disse: – Signor Antonio, quando vi piaccia udirmi, io volentieri vi dirò diece parole. – Turbato, Antonio iratamente gli rispose: – Va e non mi dar molestia. Che diavolo ho io a far teco? – Soggiunse alora Pietro, dicendo: – Signor Antonio, se voi m’ascoltate, io dirò cosa che vi piacerá e vi fará conoscer il mio buon animo verso voi. – E che puoi tu dirmi che mi piaccia? – disse Antonio. – Io vo’ pregarvi, – rispose Pietro, – che mi vogliate dar Maria vostra figliuola per moglie. – Antonio a questo parlare tenendosi beffato, e che Pietro lo gabbasse per rinfacciargli l’incesto de la figliuola, cominciò a dirgli villania e minacciarlo. Tuttavia Pietro diceva: – Signor Antonio, io non burlo e parlo del meglior senno che io abbia. E se volete, io vi darò adesso la fede a la presenza d’un notaio e di testimonii e accetterò Maria per mia legitima sposa. – Antonio alora, deposta l’ira disse: – Pietro, se tu vuoi far questo, io ti darò tremila ducati per la dote e t’accetterò per figliuolo. – Io non cerco vostri danari, – rispose Pietro, – ma domando Maria, che so esser giovane da bene ed onesta. – Insomma s’accordarono e andarono a casa, ove Pietro toccò la mano a Maria e la basciò, accettandola per sua moglie ed in presenza di molti la sposò. Il matrimonio si divolgò, di modo che tutti gli amici di Pietro il biasimavano di questo, parendo loro che egli una puttana avesse sposata. Egli a tutti rispondeva che era fuora di curatore e tutore, e che sapeva ciò che si faceva, e che sua moglie era onestissima, e di tal modo parlò che nessuno piú ardiva dirgliene parola se non lodare ciò che fatto aveva. Ora è usanza che il primo dí de le nozze il marito non siede a tavola ma serve, ed il secondo serve la sposa. Fece Pietro fare venti saioni di raso carmosino pavonazzo, dei quali vestí sé e dicenove giovini che servirono a le mense il dí de le nozze, ove erano assettati cento venti persone tra uomini e donne. Vestí anco molto bene la nutrice, e del medesimo raso vestí il picciolo figliuolo e lo fece portar in una casa vicina. Nel mezzo del pasto fece venire la nutrice col figliuolino in braccio, accompagnato da’ sonatori; e come arrivò in sala, prese la nutrice per mano e la menò tuttavia sorridendo al capo de la tavola principale. Spiacque questa cosa cosí ai parenti d’Antonio come a quelli di Pietro, e molto se ne turbò la sposa che, abbassando gli occhi, lasciò il mangiare e cominciò forte a piangere. Antonio medesimamente, imaginatosi quello essere il figliuolo di Maria, si turbò meravigliosamente e vorrebbe essere stato in ogni luogo fuor che lá dove era. E mormorando ciascuno, Pietro si recò in braccio il suo figliuolino, e poi che teneramente due e tre volte l’ebbe basciato, alzando la voce disse sí che da tutti fu inteso: – Signori e dame che sète venuti ad onorare le mie nozze, non vi meravigliate di ciò che io faccio con questo bambino, perciò che egli è veramente figliuolo di mia moglie e di me, e voglio che sia. E udite come: io, trovandomi fieramente innamorato di mia moglie, e pensando per la nemistá che tra noi era, che mio suocero non me l’averebbe data, usai qualche inganno per venire al mio intento. – E quivi narrò come il caso era stato, e volle che l’amico che l’aveva invitata rendesse testimonio al tutto. Il che colui, che era dei vestiti per servire, con ammirazione ed allegrezza di tutti fece. E cosí la festa si raddoppiò. E dopo Antonio fece rimetter il bando al fratello di Pietro, il quale si trova oggidí contentissimo di sua moglie, e viveno insieme in tranquillissima pace; ed esso Pietro è da Antonio tenuto ed amato come figliuolo, e dopo la morte di suo suocero erediterá quello che vale piú di trenta mila ducati, con una casa sí ben fornita di tutti i mobili che ci bisognano, come qual altra che in Medimborgo sia.


Il Bandello al magnifico capitano
messer Giovan Battista Olivo salute


Si partí questo agosto ultimamente passato dal contado d’Agen madama Gostanza Rangona e Fregosa, mia signora, per ischifare i perigliosi tumulti senza occasione veruna scioccamente nati da la feccia del volgo de la cittá di Bordeos, alora che ammazzarono monsignor di Monino, luogotenente del re cristianissimo. Il che molto caramente costò loro, per l’agro castigo e debita punizione che gli fu data. Si condusse madama in Linguadoca a San Nazaro, castello de la badia di Fonfreddo vicino cinque o sei miglia lombarde a l’antica cittá di Nerbona, che giá diede il nome a la provincia nerbonese. Quivi fermatasi, perché la badia è d’uno dei signori suoi figliuoli, (ed ha molte castella con giurisdizione di far sangue, e ci sono luoghi bellissimi di caccie di cervi, caprioli, cinghiari e altre fere e d’augelli da terra e d’acqua, essendo presso a la marina), era tutto ’l dí dai circonvicini signori e baroni visitata. È costume del paese che quei gentiluomini e signori con le dame e mogli loro di brigata si vanno visitando, e fanno insieme una vita allegra e gioiosa, avendo per l’ordinario in tutto dato bando dagli animi loro a la malinconia e gelosia, e d’ogni tempo ballando e facendo mille festevoli giochi, e basciandosi in ogni ballo assai sovente. Avvenne un dí che ragionandosi degli inganni che alcune de le mogli hanno fatto ad Enrico di questo nome ottavo re d’Inghilterra, e de la vendetta che egli di loro ha presa, il signor Ramiro Torriglia spagnuolo, che lungo tempo è stato in Italia, a proposito de le beffe che le donne fanno ai mariti, narrò una picciola istoria. Piacque essa istoria agli ascoltanti, onde mi venne voglia di descriverla. Sovvenutomi poi di tante mie novelle non ve n’aver ancor donata una, me stesso di trascuraggine accusai, deliberando che questa fosse quella che appo tutti facesse testimonio de la cambievol nostra benevoglienza e de la vostra gentilissima cortesia. Ma io non voglio ora entrar a dire de l’amorevolezza vostra, de la diligenza sempre vivacissima che ne le cose degli amici mostrate, a di tante altre vostre lodate condizioni, ché sarebbe opera troppo lunga, ed io non mi mossi a scrivervi per voler raccontar le vostre lodi, ma per donarvi questa istorietta e rendervi certo che ovunque io sia, sono e sarò sempre del mio generoso Olivo. State sano.