Novelle (Bandello, 1910)/Parte I/Novella LIX

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Novella LIX - Uno diventato geloso della moglie, credendo quella con l’adultero ammazzare, una sua figliolina uccide

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Novella LIX - Uno diventato geloso della moglie, credendo quella con l’adultero ammazzare, una sua figliolina uccide
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IL BANDELLO

al molto magnifico e reverendo signor

giorgio beccaria


Secondo la commission vostra, venendo da Pavia a Milano il nostro piacevole e vertuoso messer Amico Taegio mi portò la vostra bellissima ed amorosa Psiche, da voi da l’Apuleio latino tradotta ne la lingua italiana, e strettissimamente mi pregò che io volessi con diligenza leggerla e rileggerla e con libero giudicio dirvene il mio parere, perché essendo voi d’animo di mandarla fuori, desiderate che possa lasciarsi vedere. Io di questa vostra amorevolezza e buona openione che di me avete ve ne rendo quelle grazie che per me si ponno le maggiori, e meco mi rallegro che tale mi stimate qual esser mi converrebbe a voler de l’altrui fatiche ne l’opere de le lettere far giudicio. Tuttavia ancora ch’io non mi riputo tale, non ho voluto mancar al desiderio vostro, e tanto piú volentieri quanto che mi pare con questo ufficio sodisfar in qualche parte a le tante vostre cortesie che meco la vostra mercé usate ogni volta che 10 vengo a Pavia. Presi adunque subito Apuleio in mano e conferendo di periodo in periodo, o come volgarmente si dice, di clausula in clausula il latino con l'interpretazion vostra, a me pare che voi ottimamente a l’ufficio del buono interprete abbiate sodisfatto, non vi curando render parola a parola, ma con circonlocuzioni in alcuni luoghi esprimendo chiaramente 11 senso de le parole e sentimento apuleiano. E perché possiate fermamente credere che io tutta la vostra Psiche abbia letta ed ogni cosa minima considerata, ho annotato qualche passo ed alcune poche parole, come nel foglio che vi mando M. Bandello, Novelle. [p. 290 modifica]290 FARTE FRIMA vederete, a ciò che parendovi le mie annotazioni degne di con¬ siderazione vi possiate pensar suso e cangiar ciò che vi parrà. Ora essendomi venuta a le mani una de le mie novelle che altre volte io scrissi, quella ho voluto al vostro nome intitolare e donarvela. Ella fu da messer Francesco Polizzo da Medole reci¬ tata a la presenza del magnanimo eroe il signor Federigo Gon¬ zaga di Bozzolo, essendo io a Bozzolo alloggiato con il detto signore. State sano. NOVELLA LIX Uno divenuto geloso de la moglie credendo quella con l’adultero ammazzare, ima sua figliuolina uccide. L’essersi parlato de le pazzie che ogni giorno fa quel nostro amico, m'ha fatto venir voglia di narrarvi un pietoso accidente che questi di in Mantova avvenne ad uno che in vero deveva esser geloso, dandogliene la moglie cagione, ma non seppe bene la sua gelosia con ragion governare. È la gelosia un male o sia vizio meritamente biasimevole molto, e che deverebbe ciascuno che abbia sai in zucca di continovo fuggire. Quando il marito s’accorge che la sua donna ad altrui di sé fa copia, non deve alora ingelosirsi, essendo certo de la vergogna che gli è fatta, ma deve ai casi suoi secondo l’occasioni prò vedere. E se non è certo de la vergogna ma resta in dubio per qualche segno che veda, apra ben gli occhi e metta mente a ciò che si fa, provedendo ove conosce esser il bisogno, e a modo veruno non apra il petto a! gelato e pestifero morbo de la gelosia, perciò che ove ella alberga e sparge i veleni suoi, adombra anzi del tutto acceca gli occhi de l'ingelosito, di modo che il povero uomo non farà mai cosa che buona né lodevole sia e le cose sue farà tutte fuor di tempo, come avvenne a un nostro giovine mantovano. Non è adunque, per dirvi come la cosa fu, molto che in Mantova un artefice si trovò aver una figliuola di quindeci anni, assai più avvenente e fuor di modo bella che a la sua bassa condizione non si conve¬ niva, non si trovando alora figliuola nessuna di gentildonna che di bellezze l’agguagliasse. Piacque ella sommamente a un signore [p. 291 modifica]NOVELLA L1X 291 di Gonzaga, di quelli, dico, che sono de la casa marchionale; il quale poi che s’avvide esser in tutto da le bellezze di Marga¬ rita vinto, ché cosi la giovanetta si chiamava, tanto fece e tanti modi usò che divenne di lei possessore e de l’amor di quella con grandissima contentezza godeva. E q'uanto più di quella aveva copia tanto più pareva che l’amore verso di lei crescesse; e di tal maniera andò la bisogna che egli ogni notte, o lo sapesse il padre de la Margarita o non, se n’andava seco amorosamente a giacersi. Durando questa amorosa pratica, il padre la maritò in un giovine che lavorava di spade, il quale era assai di casa e di qualche roba agiato, e da pari suo teneva la moglie molto como¬ damente insieme con una fanticella che faceva cotali servigetti per casa e attendeva a la Margarita. Il nostro giovine gonzaghe- sco che di core l’amava, ogni volta che poteva averne comodo e che in destro gli veniva, o fosse di giorno o di notte, con lei si dava buon tempo e vita chiara. Ora il marito di lei, che mera¬ vigliosamente n’era invaghito e la vedeva bellissima e gentilesca molto e gli pareva che ciascuno che la vedeva se ne devesse innamorare e via menarla, cominciò di lei in tal maniera ad ingelosire che non poteva star un’ora a bottega a lavorare che a casa non corresse a veder ciò che la moglie faceva, e con questo mordace verme che di continovo gli rodeva il core si trovava come disperato né sapeva che farsi. Da l’altra banda ella a cui poco gli abbracciamenti maritali sodisfacevano, ave¬ rebbe di continovo voluto giacersi con l’amante; ma la solenne guardia del marito vietava loro il potersi troppo spesso insieme trovare e continovare la lor amorosa pratica, il che agli amanti era di grandissimo cordoglio cagione. Nondimeno ogni occasione che aver potessero non pretermettevano. In questo tempo Mar¬ garita ingravidò, o fosse il marito il padre de la creatura o vero l’amante, perché tutti dui il poderetto di quella coltivavano. Partorì Margarita al tempo suo ed ebbe una figliuola la quale fu dal marito per buona e bella accettata. Avvenne che al marito bisognò far certi fornimenti di spada ad un gentiluomo franzese che in Mantova aspettava che si fornissero, onde dopo cena, essendo di state, disse a la moglie: — Margherita, mi convien [p. 292 modifica]PARTE l'RIMA andarmene a bottega e lavorar tutta notte per espedir questo mon¬ signor francese il quale mi paga molto bene e vorrebbe dimane partirsi, il perché io questa notte altrimenti non verrò a casa. — E cosi subito se ne tornò a bottega a far suoi lavori. La Mar¬ garita per non perder quella comodità, avendo udito più volte dire che tutte le lasciate son perdute e che tempo perduto mai non si racquista, deliberò quella notte farsi venir l’amante, onde perché egli passava tutto il di per la contrada, ella gli diede quella sera il consueto segno. L’amante lieto di cotal ventura, essendo passati molti giorni che con lei non s’era potuto trovare, accettò l’invito più che volentieri e a l’ora terminata si ritrovò con esso lei a giacersi. Lavorava il marito e s’affrettava con suoi ferri di ridur a perfezione l’opera che faceva, e tuttavia era dai fieri morsi e velenose punture de la traditola gelosia morso e trafitto. Più e più volte interruppe l’opera per andar a casa a veder la moglie ed altre tante ripigliò i ferri e lavorava. A la fine non potendo più contenersi, diposto ogni lavoro, poco dopo la mezza notte in fretta a casa ritornò, e picchiato a la porta e la fante per nome chiamata, gli fu da lei aperto, ché nulla degli amori de la Margarita sapeva. 1 dui amanti stracchi per le corse poste, avendo legato l’asino a buona caviglia, sicuramente dor¬ mivano. Il marito entrato in casa, ripose la spada che a lato aveva ne la stanza terrena, e di lungo salendo la scala montò di sopra e se n’andò a la camera ove gli amanti erano. Ardeva in un dei cantoni de la camera una lucerna. Accostatosi al letto il marito, vide la moglie che sola trovar credeva, assai meglio accompagnata che egli voluto non averebbe; e dolente fuor di misura, di sdegno, di gelosia e di mal talento pieno, si disperava di non aver disopra recata seco la spada, e tanto gonfio di còlerà che non vide l’arme de l’amante che al capo del letto era, se ne tornò indietro e scese la scala per pigliar l’arme ed uccider la moglie e il giovine senza veruna compassione. Nel discender giù borbottando e bestemmiando fece romore. De¬ statasi Margarita, conobbe la voce del marito, e saltando su sve¬ gliò il suo amante dicendo: — Oimè, oimè! su, su, signor mio, ché siamo morti, perché mio marito è venuto. — L’amante ciò [p. 293 modifica]NOVELLA LIX 293 sentendo a l’arme sua diede di mano per diffóndersi; ma la spa¬ ventata Margarita non volle che s’aspettasse il marito, e spento quel lume che in camera era, con l’amante animosamente giù da una finestra saltò ne la strada e insieme con lui via se n’andò senza aversi fatto male. L’adirato marito nulla del fuggir degli amanti avendo sentito, tornato di sopra ed in camera entrato, come vide la lucerna ammorzata — Ahi malvagia femina — gri¬ dando disse, — io t’ho pur còlta, e non ti varrà l’aver spento il lume. — Il dire e il dare de l’arme a traverso il letto fu tutto uno. E quivi furiosamente di man dritti, riversi, fendenti e stoccate gio¬ cando, sfogava l’accesa còlerà. Era nel detto letto in un lato la figliuolina de la Margarita corcata che poteva aver circa diciotto mesi; e menando il marito coltellate da orbo, avvenne che in un tratto d'una coltellata egli, non gli sovvenendo de la bambina, le tagliò via di netto tutte due le gambe. La povera creatura ge¬ mendo miserabilmente se ne mori. Del che avvedutosi lo sfortu¬ nato spadaro e brancolando per il letto né vi trovando persona se non il corpicino monco de la sventurata bambina, dolente oltra misiira e disperato di cosi pietoso caso, fece a la fanticella che al romore era corsa accender il lume. Il misero non sapendo che farsi e dubitando che se in mano de la giustizia andava non gli fosse mózzo il capo, raccomandata la casa a la fante, se n’andò al monistero dei frati o siano monaci di Gradara. 11 di poi divolgatasi la cosa per Mantova, empi la città di compassione e diede assai che dir al volgo. Fu la smembrata creatura quel di medesimo seppellita. Il signor gonzaghesco celatamente tenne la sua amante molto tempo in certa abitazione e con lei perse¬ verava a darsi buon tempo. A la fine con buon mezzi tanto si fece che al marito fu perdonato, e con questo egli anco perdonò a la moglie e per buona e bella la ripigliò. FINE DELLA PARTE PRIMA [p. 294 modifica].