Novelle lombarde (Cantù)/I morti di Torno

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I morti di Torno

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La Madonna d'Imbevera Isotta
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I MORTI DI TORNO1




Naviganti, che il lago fendete
     Presso Torno sul far della sera,
     3Fermi il remo su l’onde quiete,
     La devota dei morti preghiera
     Alternate con flebile voce
     6Degli sposi davanti alla croce.

L’aura udite che intorno le freme?
     A lambirla vedete quel fuoco?
     9Là due fidi riposano insieme.
     Ne bramate la storia? Per poco
     Date ascolto: la storia va al core
     12Come i detti d’un padre che more.

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Là in quel letto di fianco alla torre
     Visse Linda, sospiro di mille:
     15Ma per lei non v’è gioja; ma scorre
     Sempre il pianto dall’egre pupille
     Da quel dì che un severo comando
     18Le strappò dalle braccia Fernando.

Quante volte, fissata sul lago,
     Il mattin le ricorre al pensiero
     21Che ha veduto partire il suo vago
     Dai Francesi arrolato guerriero,
     Quattro dì dopo l’alba festosa
     24Che la fe’ gl’impromise di sposa!

Lì a quel salce, alla misera avvinto,
     I begli occhi coi baci asciugò:
     27Qui da truce sbirraglia sospinto,
     — Linda, addio» fra i singhiozzi iterò:
     Dal battello fin qui l’ha veduto
     30Accennarle il compianto saluto.

Or del duol coll’ingegno, la mesta
     Cerca i campi di là da Pirene,
     33Fra i cimenti di guerra funesta
     Paurosa seguendo il suo bene.
     Oh pensate se un solo momento
     36Abbia posa di Linda il tormento!

Del giardin più le ajuole non cura:
     A chi dar le primizie dei fiori?
     39Quando aprile ravviva natura
     Più non guida i festevoli cori:
     Dell’ottobre a la gioja vivace
     42Le memorie e il timor non han pace.

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A te, Diva; a te, Madre di doglie,
     Fida il pianto, offre i candidi voti.
     45Del Bisbin, del Soccorso alle soglie
     Chiede il prego dei pii sacerdoti:
     Ma una voce presaga di guai,
     48— No (le grida) non più lo vedrai».

Pure un dì, dalle Spagne tornato,
     Chiuso foglio recolle un guerriero.
     51Lo conobbe; il baciò: dell’amato
     Era un foglio di gioja foriero.
     Sette dì, poi nel patrio terreno
     54Stringerà la diletta al suo seno.

— Ei ritorna: ei ritorna!» La bella
     Dal tripudio all’eccesso mancò.
     57— Ei ritorna!» La fausta novella
     Alle amiche, ai parenti recò.
     A te, madre dei mesti Maria,
     60Di sue grazie il tributo offeria.

Del dì settimo l’alba s’en venne,
     La trovò sulle piume destata:
     63Ella è fuor: del desìo su le penne
     S’è tremando alla spiaggia recata,
     Donde il guardo sospinge bramoso,
     66Se discerna il tornante suo sposo.

Ogni prora che avvisa lontano,
     — Egli è desso» e distinguer lo crede:
     69Ma la nave sul liquido piano
     Oltrepassa e coll’aura procede.
     Ecco un’altra dal fondo s’avanza:
     72Trema il cor di novella speranza.

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Ma passò l’ansïosa mattina:
     Già le squille nunziâr mezzogiorno,
     75Dietro i monti il grand’astro declina,
     Buffa il vento, s’annuvola intorno.
     Lo sapete voi pur, naviganti,
     78Se a chi aspetta son pigri gl’istanti!

Or sicura la gioja figura
     D’abbracciarlo, di vivere insieme:
     81Oh i bei dì! — ma un’ignota paura
     Ogni fior le recide di speme.
     Sol disvia que’ pensieri funesti
     84Te invocando o regina dei mesti.

Alla fin, non s’inganna, alla fine
     Egli è desso in un piccol battello:
     87Verde assisa, il caschetto sul crine,
     Mostre rosse, alle spalle il fardello;
     Egli è desso; in tripudio d’affetto
     90Par che il core le sbalzi dal petto.

Ma il tuon s’ode: più l’aura crescendo
     Dalla sponda il naviglio ricaccia.
     93Ella trepida, qua, là correndo,
     L’occhio aguzza, protende le braccia.
     — Lo vedrò da quel balzo più bene»;
     96E alla cima del balzo sen viene.

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      Ma il tuon s’ode: più l’aura cresendo
Dalla sponda il naviglio ricaccia.
Ella trepida, qua, là correndo,...


Per la rupe del muschio coverta,
     E di foglie che l’alno perdè
     99Su su poggia, ma a mezzo dell’erta,
     Mal posato le sdrucciola il piè...
     Vergin santa! Dall’ispida china
     102Capovolta ne’ flutti rovina.

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La conobbe Fernando; dall’alto
     Cader videla, e più non frenossi:
     105Gonfio è il lago — Che importa d’un salto
     Ei si lancia fra i gorghi commossi,
     E là drizza ove, scossi dall’onde,
     108Mira i veli e le chiome sue bionde.

Quanti seco venian nel naviglio
     Di spavento levarono un grido.
     111Del guerrier, della bella al periglio
     Molta accorse la turba sul lido:
     Qua, battelli, qua corde; — ma tutto
     114Rende vano lo sdegno del flutto.

Pur Fernando alla cara si spinge.
     Che lo vede, il conosce, ed ansante
     117Col vigor moribondo si stringe
     Contro il sen dell’intrepido amante:
     L’onda avversa con forza egli tiede;
     120Ma una spiaggia ove approdi non vede.

Ingrossando più sempre, il maroso
     Gl’irti scogli del lido flagella.
     123Già il meschin, per lei sola affannoso,
     Vinto cede all’infausta procella —
     Dalla riva odi il prego dei morti
     126Suffragar gli annegati consorti.

Come il mite dell’alba respiro
     Appianò l’agitata laguna,
     129Tutti afflitti alla spiaggia rediro
     Compatendo all’indegua fortuna.
     Fur trovate le salme là dove
     132L’aura i rami a quei salci commove.

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Linda ancora premevasi al petto
     Del suo fido... oh che abbracci funesti!
     135Questo è il gaudio nuzial, questo è il letto
     Delle nozze gli evviva son questi?
     Solo a tocchi la squilla risuona
     138Come il cor di morente persona.

C’è nessun fra di voi che sia padre?
     C’è nessun che ha perduto il suo caro?
     141Il lor padre, la povera madre
     Deh pensate qual doglia provaro!
     I garzon, le piangenti donzelle
     144Li fiorir di viole e mortelle;

E il suffragio per essi offerendo,
     Ne composer in uno le salme.
     147La sant’acqua i leviti aspergendo,
     Luce eterna pregarono all’alme:
     Quella croce ed un carme pietoso
     150Mostra il suol del congiunto riposo.

Lungo tempo ogni padre, alla sera,
     Quando in mezzo de’ figli adunati
     153Ripetea l’uniforme preghiera,
     Disse un Pater pei fidi annegati:
     Chi vogando la croce rimira
     156Prega requie in silenzio e sospira.

L’aura udite che intorno le freme?
     A lambirla vedete quel fuoco?
     159Son gli amanti che vagano insieme
     Ogni notte al tristissimo loco:
     Ed alcun nel più buio talvolta
     162Il lugubre lor gemere ascolta.

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Naviganti: la storia va al core
     Come l’ultimo addio degli amanti.
     165Se il cammin vi propizii il Signore,
     Se vi guardino l’alme purganti,
     Dite un Requiem con flebile voce
     168Degli sposi davanti alla croce.


Note

  1. Torno è un paesello sporgente sur un capo, a destra di chi, partendo da Como, solca quel lago, Bisbino è il monte più alto di que’ contorni, sulla cui vetta è un santuario devoto; e più frequentato dalla confidente devozione dei laghisti e della curiosità dei villeggianti è quello della Madonna del Soccorso sopra la Tremezzina.