Novellette ed esempi morali (Bernardino da Siena)/L'ozio dei frati

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L’ozio dei frati

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L’OZIO DEI FRATI


Dicono questi lavoratori: “Noi siamo noi che duriamo fadiga: noi ne duriamo tanta, che noi siamo come martori tutto l’anno: dàlle, dàlle, dàlle e mai non aviamo requia. Se ’l sole è caldo, elli ci abruscia; o voliamo noi o non, ci conviene patirlo al segare, al tribiare e al miètare. Simile di verno, alle nevi, a’ freddi, a’ venti; e se non facessimo cosí, non si potrebbe ricògliare. Voi frati avete ’l piú bel tempo del mondo: di state al fresco, e di verno al sole.” Aspetta aspetta, io ti vo’ rispondere. E’ sònne forse uno, che dicono a questo modo? Elli mi pare ch’io dirò a molti quello ch’io voglio dire. Se questa è cosí piacevole vita, come voi dite, e che no’ godiamo tanto, d’una cosa mi maraviglio molto, che piú gente non ci viene a stare fra tanto agio; io non veggo troppi che agrappino a questo buon boccone. [p. 53 modifica]Tu dici forse, che raguni il grano nel granaio, e imbotti il vino nelle botti; e per chi? Per te, e anche per noi. Tu dici il vero: ma sta’ pure un poco saldo, e ode uno essempio, e poi dirai a tuo modo. E dirotti uno essempio da portarnelo e da non dimenticarlo... Questo intervenne a uno nostro luogo. Elli era uno apresso a uno nostro luogo, el quale spesso spesso andava a ragionare con quelli nostri frati; e fra l’altre parole che elli una volta disse, sí disse: “Io non cognosco chi abbi il piú bel tempo che voi avete voi;” assegnando sue ragioni dicendo: “Noi andiamo a lavorare quando co la zappa, quando co la vanga, al freddo, al caldo, a’ venti, a’ nievi, a grandine, a tempeste; e tutto l’anno stentiamo, e non potiamo mai avanzare nulla; che se noi duriamo fadiga, noi compriamo a mille doppi el pane e ’l vino che noi logriamo. Voi vi state qui riposati: quando legete, quando scrivete; quando vi fa caldo e voi al fresco; quando vi fa fresco e voi al fuoco. Voi vi date in sul piú bello godere del mondo. Se voi volete del pane, voi n’avete ogni dí di fresco; cosí del vino e di ciò che voi avete di bisogno.” Dice il guardiano, quando costui ha detto ciò che elli vuole: “Vuoi tu durare la fatica che noi, e noi duraremo quello che tu duri, e vedrai quale è piú dilettevole?” Disse quel contadino: “Sí, bene.” Dice il guardiano: “Oltre; qual voliamo provare prima, o la tua o la nostra?” Risponde colui: “Proviamo primo la vostra.” Dice el frate: “A le mani: viene stasera e cominciaremo, e pruova otto dí.” Colui rimane contento. La sera giògne all’Ordine, e [p. 54 modifica]gli dettero cena. Elli cenò di quello che loro gli dettero. Poi fu menato a dormire vestito in sul saccone de la paglia, come loro, sul quale non v’era se non una schiavina, e forse che era pieno di pulci. La notte a mezza notte ellino vanno a bussare a la camera di costui all’ora che agli altri frati: “Su su a mattino, o compagno, su.” Costui si leva e vassene in chiesa con gli altri. El guardiano gli diè un paio di paternostri, dicendoli: “Tu non sai l’ufficio: sta’ qui e dirai de’ paternostri tanto, quanto noi peniamo a dire mattino; e quando noi sediamo noi, e tu siede; e quando noi stiamo ritti, e tu sta’ ritto.” E cosí insegnatoli, e ellino incominciano a dire il mattino: Domine, labia mea aperies. Costui non era uso a stare desto: elli incomincia a chinarsi dal lato d’innanzi. Dice el frate: “Sta’ su, fratello, sta’ su; non dormire.” Elli si desta isbalordito, e ritorna a dire e’ paternostri. Sta un poco, e elli piega all’adietro; e’ paternostri li caggiono di mano. Dice il frate: “Sta’ su di buon’ora: di’ de’ patarnostri; vedi che ti so’ caduti in terra! Cògliali.” In somma, elli non fu fornito di dire mattino, essendo costui destato molte volte, che elli disse: “Oh, fate voi cosí ogni notte?” Egli rispose: “Questo continuamente ci conviene fare ogni notte.” El contadino disse: “Alle vangnele, io non ne vo’ piú già io!” E saziossi in una notte di tanto bel tempo, quanto noi aviamo; e rizzosi su, e disse: “Apritemi, ch’io me ne voglio andare.”