Nun c'è strada de mezzo
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NUN C’È STRADA DE MEZZO.
Er Papa dorme da una man de notte[1]
Nov’ora appena, e ss’arza, poverello,
Cór culo pe l’inzù,[2] cco’ ccerte fótte[3]
Da tajjalle a ggrostiniFonte/commento: Sonetti romaneschi/Correzioni e Aggiunte cór cortello;
Perché sto par de fijji de miggnotte[4]
Ch’è in zur proscinto de dajje er cappello,
L’ha scuperti ppiù lladri che mmarmotte:
E mmo sta ttra l’ancudine e ’r martello.
Si[5] li lassa in ner posto ch’hanno adesso,
Va a rrisico che ll’antra prelatura
Specchiànnose in sti dua facci l’istesso.
Si[5] ppoi l’incardinala, ha ggran pavura
Ch’un giorno uno de lòro entri ar possesso
De la Cchiesa,[6] e la manni[7] in raschiatura.[8]
1835.
Note
- ↑ Da cinque notti.
- ↑ Di strano umore.
- ↑ Ugge.
- ↑ Bagasce.
- ↑ 5,0 5,1 Se.
- ↑ [Cioè: “diventi Papa.„ Chi fossero poi questi due candidati al cardinalato, non si può dire con precisione. Nel 1835 (al quale anno, senza indicazione di mese e di giorno, il sonetto appartiene), Gregorio XVI pubblicò quattro soli cardinali, nel concistoro del 6 d’aprile; e di questi, tre soli appartenevano alla prelatura, ed erano stati creati e riservati in petto nel concistoro del 23 giugno 1834: monsignor Giuseppe della Porta-Rodiani, Uditore Generale della Reverenda Camera Apostolica; monsignor Giuseppe Alberghini, Assessore della Santa Romana ed Universale Inquisizione, e Avvocato Concistoriale per la città di Bologna; e monsignor Alessandro Spada, Decano di Rota. Bisogna dunque scegliere fra questi tre i due a cui, molto probabilmente, il Belli alludeva.]
- ↑ Mandi.
- ↑ [La mandi in rovina, l’annienti. Ma per gustare la frase, bisogna aver presente la chiusa del sonetto: La maggnona, 24 dic. 32, dove è detto che un tempo gli osti, tenenno la scrittura Scritta cór gesso, ar ripulì dder banco, Mannàveno li conti in raschiatura.]