O patria, degna di trionfal fama

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Dante Alighieri

XIII secolo Indice:The Oxford book of Italian verse.djvu Poesie Duecento O patria, degna di trionfal fama Intestazione 27 febbraio 2022 100% Poesie

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O
PATRIA, degna di trionfal fama,

De’ magnanimi madre,
               Più che in tua suora, in te dolor sormonta:
               Qual è de’ figli tuoi, che in onor t’ama,
               5Sentendo l’opre ladre
               Che in te si fanno, con dolore ha onta.
               Ahi quanto in te la iniqua gente è pronta
               A sempre congregarsi alla tua morte,
               Con luci bieche e torte,
               10Falso per vero al popol tuo mostrando.
               Alza il cor de’ sommersi; il sangue accendi;
               Sui traditori scendi
               Nel tuo giudicio; sì che in te laudando
               Si posi quella grazia che ti sgrida,
               15Nella quale ogni ben surge e s’annida.
          Tu felice regnavi al tempo bello
               Quando le tue rede
               Voller che le virtù fussin colonne:
               Madre di loda e di salute ostello,
               20Con pura unita fede
               Eri beata, e colle sette donne.
               Ora ti veggio ignuda di tai gonne:
               Vestita di dolor, piena di vizii;
               Fuori i leai Fabrizii;
               25Superba, vile, nimica di pace.
               O disnorata te! specchio di parte,
               Poichè se’ aggiunta a Marte,
               Punisci in Antenora qual verace
               Non segue l’asta del vedovo giglio;
               30E a que’ che t’aman più, più fai mal piglio.

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          Dirada in te le maligne radici,
               De’ figli non pietosa,
               Che hanno fatto il tuo fior sudicio e vano,
               E vogli le virtù sien vincitrici;
               35Sì che la fè nascosa
               Resurga con giustizia a spada in mano.
               Segui le luci di Giustiniano,
               E le focose tue mal giuste leggi
               Con discrezion correggi,
               40Sicchè le laudi ’l mondo e ’l divin regno:
               Poi delle tue ricchezze onora e fregia
               Qual figliuol te più pregia,
               Non recando a’ tuoi ben chi non n’è degno;
               Sì che prudenza ed ogni sua sorella
               45Abbi tu teco: e tu non lor rubella.
          Serena e gloriosa in sulla ruota
               D’ogni beata essenza
               (Se questo fai) regnerai onorata:
               E ’l nome eccelso tuo, che mal si nota,
               50Potra’ poi dir, Fiorenza.
               Dacchè l’affezion t’avrà ornata,
               Felice l’alma che in te fia creata!
               Ogni potenza e loda in te fia degna:
               Sarai del mondo insegna.
               55Ma se non muti alla tua nave guida,
               Maggior tempesta con fortunal morte
               Attendi per tua sorte,
               Che le passate tue piene di strida.
               Eleggi omai, se la fraterna pace
               60Fa più per te, o ’l star lupa rapace.
          Tu te n’andrai, canzone, ardita e fera,
               Poichè ti guida Amore,
               Dentro la terra mia, cui doglio e piango;

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               E troverai de’ buon, la cui lumiera
               65Non dà nullo splendore,
               Ma stan sommersi, e lor virtù è nel fango.
               Grida: ‘ Surgete su, chè per voi clango.
               Prendete l’armi, ed esaltate quella;
               Chè stentando viv’ella;
               70E la divoran Capaneo e Crasso,
               Aglauro, Simon mago, il falso Greco,
               E Macometto cieco,
               Che tien Giugurta e Faraone al passo.’
               Poi ti rivolgi a’ cittadin suoi giusti,
               75Pregando sì ch’ella sempre s’augusti.