Odi e inni/Inni/Al Re Umberto

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Inni - Andrée Inni - Al duca degli Abruzzi e ai suoi compagni
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AL RE UMBERTO


i


In piedi, sei morto, tra i suoni
dell’inno a cui bene si muore:
in piedi: con palpiti buoni
4nel cuore, colpito nel cuore:

tra grida, più fiere che squilli,
di Viva! sei morto: ed al vento
tra gli altri cognati vessilli
8batteva il vessillo di Trento:

sul campo; nell’ultima sera
guardando, tra i fremiti lieti,
che cosa, o Re morto? Una schiera
                    12di giovani atleti.


ii


Sul campo, sei morto, una mano
levando alla fronte severa,
vedendo da presso e lontano,
16vedendo, nell’ultima sera,

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nell’ultimo istante, con gli occhi
guizzanti una luce corusca
di lancie d’ulani, con gli occhi
20velati dall’ombra di Busca,

vedendo — là tra la minaccia
del nembo luceva una stella —
sei morto vedendoti in faccia
                    24L’Italia novella.


iii


Viveva l’Italia novella,
viveva! e tu, Sire canuto,
vedendo ch’ell’era assai bella,
28levavi la mano al saluto;

levavi al saluto la mano,
scoprendoti il cuore... Nel cuore
te un uomo — non era un ulano —
32trafisse... oh! il Quadrato che muore

per te!... Il gran mare ha il suo fondo:
Re morto, tu eri mortale:
chi grande nel mondo?... Nel mondo,
                    36di grande, c’è il Male!


iv


C’è il Male che piange, che prega,
ch’ha freddo, ch’ha fame; e quel Male

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che accusa il fratello e rinnega
40la madre; quel Male ch’è male.

Il Male è sol quello che ride
d’un lugubre riso di folle;
il Male è sol quello che uccide,
44che tempra di sangue le zolle,

le zolle che poi gli empiranno
la bocca, al Caino... ed esangue
poi sente in eterno che sanno
               48l’amaro del sangue.


v


Il Male è più grande di Dio!
Dio scende; ma l’uomo infrange;
Dio passa, Dio dice «Son io
52che piango in ogni uomo che piange!»;

ma presso il banchetto di vita
c’è un pianto che ancora non varia;
ma sordo trapassa il levita
56vicino al Gesù di Samaria;

ma niuno, nel mondo delle ire,
di fronte al comune destino,
niuno ama piuttosto morire
               60Gesù, che Longino.

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vi


Oh! il Male! bramito di belva
che in fondo al suo essere cupo
ravvisa l’antica sua selva,
64ravvisa il nativo dirupo;

e fiuta, la belva; e già crede
che sia l’avvenire che odora
nell’ombra; e d’un lancio si vede
68postato all’agguato d’allora;

e l’ali vuol mettere e tenta
l’abisso dei cieli, la fiera;
e mostro, con l’ali, diventa,
                    72Vampiro e Chimera...


vii


Tu Re, non vedesti. Con gli occhi
guizzanti una luce corusca
di lancie d’ulani, con gli occhi
76velati dall’ombra di Busca,

con gli occhi sì fieri e sì mesti,
davanti una giovane schiera
d’atleti, tu non la vedesti
80la ingorda di sangue Chimera

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notturna, che sibila ed alia
venendo e tornando dai morti...
Tu, Re, salutavi l’Italia
                    84de’ Liberi e forti:


viii


l’Italia che vive nel sole,
che vuole i suoi rischi e i suoi vanti,
le marre e le trombe, le scuole
88pensose e i cantieri sonanti:

l’Italia che spera, e s’adopra
concorde al suo lucido fine,
che foggia il suo fato, là, sopra
92le incudini delle officine:

l’Italia che già si disserra
nel grande avvenire il suo varco,
e avanti, sia pace sia guerra,
                    96San Giorgio o San Marco!


ix


Lui, non lo vedesti: vedevi
le vite d’Italia al lavoro:
un grido, Fa quello che devi!
100correva sereno tra loro.

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Vedevi le inerti paludi
domate da squallidi eroi,
che, come gli eroi sugli scudi,
104sul fieno riportano i suoi...

e lungi in un ultimo mare,
sott’aspre costellazïoni,
vedevi tre navi lottare
               108coi gravi monsoni.


x


Va, giovane Italia: t’aspetta,
ti chiama il tuo fato con voce
d’angoscia. O salute o vendetta,
112s’hai l’aquila antica e la croce,

va, portala! L’aquila vede
dall’alto la vasta pianura.
La croce... e tu fanne, alla fede
116degli avi, la spada più pura!

Va, memore Italia, tra i primi
tu giunta per ultima. Doma,
costringi, e rialza e redimi!
                    120va, giovane Roma!


xi


Lui... non lo vedesti. O Re forte,
nell’anima calma e serena,

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nel cuore cui pure la morte
124lasciava due palpiti appena,

lui, non lo vedesti; vedevi,
lontano lontano, in un mare
di ghiacci, tra pallide nevi,
128tra il cenere crepuscolare,

tra sibili sordi di vento,
tra l’ombra e il silenzio, là, solo,
vedevi un piroscafo lento
                    132dirigersi al Polo.


xii


Va!... all’Ideale la barra!
Va!... all’Ideale ch’è un punto,
ch’è un nulla; e la morte lo sbarra;
136ma quando sei giunto... sei giunto!

Va, principe giovane e giovane
Italia! Nel pelago eterno,
va, cerca il tuo Polo; va, trova
140nel mondo infinito il tuo perno!

Va, in mezzo alla grigia bufera,
va, dove s’incontra e s’indora
con questa che sembra una sera,
                    144la subita aurora!

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