Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo cinquantasettesimo

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Capitolo cinquantasettesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
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Non fu facile per Elizabeth vincere il turbamento in cui questa straordinaria visita l’aveva gettata; e per parecchie ore non le fu possibile pensare ad altro. A quanto pareva, Lady Catherine si era presa il disturbo di venire da Rosings unicamente allo scopo di rompere il suo supposto fidanzamento con Darcy. Il motivo era più che sufficiente, soltanto non riusciva a immaginare da chi fosse partita la voce del loro fidanzamento, finché, pensando che Darcy era l’amico intimo di Bingley, e lei la sorella di Jane, considerò che questo aveva potuto far sorgere l’idea che un matrimonio ne avrebbe trascinato un altro. Lei stessa, infatti, aveva pensato che il matrimonio di sua sorella li avrebbe, per forza, avvicinati e fatti incontrare più spesso. E i signori di Lucas Lodge (perché certo era stata una loro comunicazione ai Collins che aveva raggiunto Lady Catherine), avevano già dato per sicuro e immediato quello che lei non ardiva pensare possibile neppure in un lontano avvenire.

Riflettendo tuttavia alle espressioni di Lady Catherine non poté fare a meno di sentirsi un po’ inquieta per le conseguenze che esse avrebbero potuto avere, se avesse persistito a intromettersi tra loro. Data la sua risoluta volontà di impedire il loro matrimonio, Elizabeth pensò che la gentildonna era più che mai decisa a rivolgersi a suo nipote e non osava prevedere come egli si sarebbe comportato di fronte all’esposizione dei danni che gli sarebbero derivati dall’imparentarsi con lei. Non sapeva fino a che punto egli fosse affezionato a sua zia, o quanto potesse tenere ai giudizi di lei, ma era appena naturale che considerasse sua zia con maggior riguardo di quanto Elizabeth stessa non faceva, ed era anche certo che Sua Signoria, rappresentandogli tutti gli svantaggi di un matrimonio con una persona di famiglia tanto inferiore alla sua, lo avrebbe preso dal suo lato più debole. Con le idee che si faceva della dignità, avrebbe certo considerato come validi e legittimi proprio quegli argomenti che agli occhi di Elizabeth apparivano deboli e ridicoli.

Se egli aveva già tanto esitato su quello che doveva fare, il consiglio e le preghiere di una parente così stretta sarebbero bastati a risolvere ogni suo dubbio, decidendolo a scegliere quella felicità che soltanto un’intangibile dignità può dare. Ed in questo caso non sarebbe più ritornato. Lady Catherine lo avrebbe veduto passando da Londra, e l’impegno da lui preso di tornare a Netherfield, da Bingley, sarebbe stato abbandonato.

“Così, se fra qualche giorno si scuserà con il suo amico per non poter mantenere la promessa”, pensò Elizabeth, “saprò che cosa vuol dire. Rinuncerò a sperare, a desiderare che sia costante. Se lui, che avrebbe potuto aspirare alla mia mano e al mio affetto, si accontenterà di rimpiangermi, non sarò certo io a rimpiangere lui”.

La sorpresa del resto della famiglia nel sentire chi era stata la visitatrice fu enorme; ma per fortuna tutti si accontentarono delle stesse spiegazioni che avevano appagato la curiosità di Mrs. Bennet, e a Elizabeth fu così risparmiato un bel fastidio.

La mattina dopo, mentre scendeva le scale, incontrò suo padre che usciva dalla biblioteca con una lettera in mano.

«Lizzy», disse, «ti cercavo; vieni nella mia camera».

Lo seguì e la sua curiosità di sentire ciò che avesse da dirle era accresciuta dal pensiero che la cosa fosse in relazione con quella lettera. Immaginò subito che potesse essere di Lady Catherine, e pensò con sgomento a tutte le spiegazioni che avrebbe dovuto dare.

Seguì il padre accanto al fuoco e sedettero tutti e due. Allora egli incominciò:

«Ho ricevuto questa mattina una lettera che mi ha estremamente sorpreso. Siccome riguarda soprattutto te, è bene che tu ne conosca il contenuto. Non sapevo prima d’ora di avere due figlie sul punto di sposarsi. Lascia che mi rallegri con te per la tua conquista veramente eccezionale!».

Un vivo rossore salì alle guance di Elizabeth, la quale pensò immediatamente, dopo queste parole, che la lettera provenisse dal nipote invece che dalla zia, e non sapeva se essere più contenta che si fosse finalmente dichiarato, o più offesa che non si fosse rivolto direttamente a lei, quando suo padre continuò:

«Si direbbe che tu sappia di che si tratti. Le signorine hanno una grande penetrazione per questo genere di cose! Ma credo di poter sfidare perfino la tua sagacia, nell’indovinare chi è l’ammirato mittente! La lettera è di Mr. Collins!».

«Di Mr. Collins! E che può avere da dire lui?»

«Qualcosa di veramente a proposito, com’è naturale. Incomincia con il rallegrarsi per il prossimo matrimonio della mia figliola maggiore, di cui sembra essere stato informato da qualcuno degli ottimi pettegoli Lucas. Ma non voglio mettere a dura prova la tua pazienza nel leggerti tutto quello che dice a questo proposito. Quanto riguarda te, è questo:

Avendovi così porte le più sincere congratulazioni di Mrs. Collins e mie per questo felice evento, permettete che alluda a un altro del quale avemmo notizie dalla stessa fonte. Si dice che vostra figlia Elizabeth non porterà a lungo il nome di Miss Bennet, dopo che sua sorella maggiore vi avrà rinunciato, essendo stata scelta come compagna della sua vita da chi può essere considerato come una delle più illustri persone della regione...

Capisci tu, Lizzy, a chi voglia alludere?

...Questo giovane gentiluomo è favorito in maniera veramente eccezionale da tutto quello che un cuore umano può desiderare: grandiose proprietà, famiglia nobilissima e vastissime aderenze mondane. Eppure, malgrado tutti questi allettamenti, permettete che io metta in guardia mia cugina Elizabeth e voi stesso, contro i guai in cui potreste incorrere accettando affrettatamente l’offerta di questo gentiluomo, cosa della quale vorrete naturalmente approfittare subito...

Hai un’idea, Lizzy, di chi sia questo gentiluomo? Ma ecco che sta per venir fuori...

...Il motivo che ho di avvisarvi è il seguente: abbiamo ragione di credere che sua zia, Lady Catherine de Bourgh, non veda quest’unione di buon occhio...

Come vedi, il gentiluomo è Mr. Darcy! E ora, Lizzy, credo di averti strabiliata a dovere. Avrebbero mai potuto, lui o i Lucas, andare a trovare tra le nostre conoscenze un altro nome che avrebbe meglio smentito le loro supposizioni? Mr. Darcy, che non può vedere una donna senza scoprirvi dei difetti, e che probabilmente non ti ha mai guardata in vita sua? È magnifica!».

Elizabeth cercò di dividere la giocosità paterna, ma poté soltanto abbozzare un sorriso sforzato. Il suo spirito non gli era mai sembrato così inopportuno.

«La cosa non ti diverte?»

«Oh, sì! Seguitate a leggere, vi prego».

«Quando l’altra sera parlai a Lady Catherine della eventualità di tale matrimonio, ella, con la sua abituale condiscendenza, si affrettò ad esprimere in proposito i suoi septimenti. Da essi appare evidente che, per ragioni contrarie alla famiglia di lei, non avrebbe mai dato il suo consenso a un matrimonio che definì addirittura disonorevole. Ho creduto mio dovere avvertirne al più presto mia cugina, perché lei e il suo nobile pretendente sappiano che cosa li aspetta, e non si gettino in un matrimonio che non sia stato debitamente sanzionato.

Inoltre Mr. Collins aggiunge:

Mi rallegro sinceramente che la triste faccenda di Lydia sia stata così bene messa a tacere, e l’unica cosa che mi preoccupa è che sia stato così generalmente risaputo della loro convivenza, prima del matrimonio. Non posso quindi trascurare i doveri del mio stato, e trattenermi dal dichiararmi più che stupito che abbiate ricevuto in casa vostra la giovane coppia, appena sposata. È questo un vero incoraggiamento al vizio, e se fossi stato rettore a Longbourn, mi sarei strenuamente opposto. Come cristiano, è giusto che voi dobbiate perdonare, ma non avreste mai dovuto ammetterli alla vostra presenza, né permettere che siano nominati davanti a voi.

Questo è il suo concetto del perdono cristiano! Nel resto della lettera parla soltanto della sua cara Charlotte e della loro attesa di un giovane erede! Ma, Lizzy, non pare che ciò ti diverta. Spero che non farai la signorina delicata che si offende per un pettegolezzo. Perché di che cosa si vive, se non per essere oggetto di ridicolo agli occhi dei nostri vicini, e per ridere di loro a nostra volta?»

«Oh», esclamò Elizabeth. «Mi diverte moltissimo, ma è tutto così strano!».

«Sì, è questo che rende divertente la cosa. Se si fossero messi in mente un’altra persona, non sarebbe stato nulla; ma la perfetta indifferenza di lui e la tua spiccata antipatia, rendono tutto così assurdo! Per quanto io detesti scrivere, non rinuncerei alla corrispondenza di Mr. Collins per tutto l’oro del mondo! Quando leggo le sue lettere, arrivo perfino a preferirlo a Wickham, per quanto io apprezzi nel loro giusto valore l’impudenza e l’ipocrisia di mio genero. E, dimmi, Lizzy, che cosa ha detto Lady Catherine a proposito di questa notizia? È venuta per rifiutare il suo consenso?».

Elizabeth rispose con una risata; e siccome la domanda era stata fatta senza ombra di malizia, non ebbe la pena di sentirsela ripetere. Non sapeva proprio come nascondere quello che provava. Doveva ridere quando avrebbe voluto piangere. Suo padre l’aveva crudelmente mortificata parlando dell’indifferenza di Mr. Darcy e lei non poteva che stupirsi di tanta mancanza di penetrazione, o temere invece che, forse, non fosse stato lui ad aver visto troppo poco, quanto lei a essersi immaginata troppo.