Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo quarantacinquesimo

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Capitolo quarantacinquesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
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Convinta com’era che l’antipatia di Miss Bingley avesse avuto origine dalla gelosia, Elizabeth già immaginava come la sua apparizione a Pemberley sarebbe stata sgradita, ed era curiosa di vedere con quanta gentilezza la signorina avrebbe rinnovato la loro conoscenza.

Giunte alla villa, furono introdotte attraverso l’atrio nel salone che, esposto a nord, era delizioso in estate. Le finestre aperte direttamente sul giardino inquadravano un’ariosa veduta delle alte boscose colline dietro la casa e delle bellissime querce e dei castagni sparsi a gruppi nei prati.

Miss Darcy si trovava in sala con Mrs. Hurst, Miss Bingley e la signora con la quale viveva a Londra. Georgiana le accolse molto affabilmente anche se non riusciva a liberarsi da quell’imbarazzo che, per quanto derivi solo dalla timidezza e dalla paura di sbagliare, è così spesso scambiato per orgoglio. Mrs. Gardiner e sua nipote, però, la compresero e la compatirono.

Le sorelle di Mr. Bingley si limitarono a salutare con un inchino, al quale seguì uno di quei silenzi così imbarazzanti e penosi. La prima a romperlo fu Mrs. Annesley, una signora graziosa dall’aspetto gentile, i cui tentativi di cominciare un discorso dimostrarono quanto fosse più educata delle altre due, e tra lei e Mrs. Gardiner, con l’aiuto di Elizabeth, la conversazione s’avviò. Miss Darcy mostrava tutto il suo desiderio di parteciparvi senza averne il coraggio, e solo talvolta si arrischiò ad azzardare una frase, quando c’era minor pericolo di essere sentita.

Elizabeth si accorse ben presto di essere osservata da Miss Bingley, e di non poter dire una parola, soprattutto a Miss Darcy, senza richiamare la sua attenzione, cosa che non l’avrebbe trattenuta dal parlare a quest’ultima, se non fossero state sedute troppo distanti l’una dall’altra. Non le dispiaceva però che le fosse evitato il dovere di parlare molto, tutta presa com’era dai suoi pensieri. Si aspettava di momento in momento che entrasse uno dei signori. Temeva e desiderava che il padrone di casa fosse tra questi, e non sapeva se era maggiore la paura o il desiderio. Era già passato un quarto d’ora senza che Miss Bingley avesse fatto udire la sua voce, quando Elizabeth si riscosse sentendosi chiedere freddamente notizie della sua famiglia. Rispose con uguale indifferenza e brevità, e nessuno aggiunse altro.

L’entrata dei domestici, recanti carne fredda, una torta e ogni genere di frutta, portò qualche diversivo, ma ciò non avvenne se non dopo molte occhiate significative da parte di Mrs. Annesley a Miss Darcy, per ricordare i suoi doveri di padrona di casa. Ora tutte ebbero qualche cosa da fare, perché, se non di parlare, tutte erano almeno capaci di mangiare, e le magnifiche piramidi di uva, mandarini e pesche le riunirono presto intorno alla tavola.

Mentre erano così occupate, Elizabeth ebbe modo di sincerarsi se era più forte il timore o il desiderio di vedere Mr. Darcy, dai sentimenti che provò al suo entrare in sala. Infatti, se fino a un momento prima aveva creduto di desiderare la sua venuta, ora incominciò a rimpiangere che fosse arrivato.

Darcy era stato qualche tempo al fiume con Mr. Gardiner e con altri due o tre amici, e lo aveva lasciato soltanto sentendo che le signore sarebbero andate da Georgiana quel mattino. Appena apparve, Elizabeth risolvette di essere molto calma e disinvolta, risoluzione tanto necessaria, quanto difficile a mantenersi; ella si accorse infatti che l’attenzione sospettosa di tutta la compagnia si era risvegliata, e che non c’era occhio che non spiasse il contegno di lui quando entrò nella camera. Nessuno però mostrò una così attenta curiosità come Miss Bingley, nonostante i sorrisi che le illuminavano il volto, ogni volta che si rivolgeva a uno dei protagonisti della sua curiosità, perché la gelosia non le aveva ancora tolto del tutto le speranze e lei non aveva certo smesso di rivolgere le sue attenzioni a Darcy.

Miss Darcy, dopo la venuta del fratello, cercò di parlare molto di più, ed Elizabeth si accorse che egli desiderava che sua sorella e lei diventassero amiche, e che cercava di facilitare in ogni modo la loro conversazione. Miss Bingley pure se ne accorse, e, con l’imprudenza della collera, colse la prima occasione per dire con ironica gentilezza:

«Ditemi, Miss Eliza, è vero che il reggimento è partito da Meryton? Deve essere stata una grande perdita per la vostra famiglia».

Non osò nominare Wickham alla presenza di Darcy, ma Elizabeth capì al volo che alludeva a lui, e i molti ricordi collegati a quel nome le diedero un attimo di smarrimento. Tuttavia, volendo sventare il perfido attacco, seppe rispondere in tono abbastanza disinvolto. Mentre parlava, un’occhiata involontaria le rivelò che Darcy, acceso in volto, la guardava fissamente, mentre sua sorella, sopraffatta dalla confusione, non osava alzare gli occhi. Se Miss Bingley avesse saputo il dolore che dava al suo amico, si sarebbe astenuta da questa allusione, ma invece pensava soltanto di sconcertare Elizabeth ricordandole una persona che credeva le piacesse, facendole così tradire un sentimento che sperava l’avrebbe danneggiata nell’opinione di Darcy; in più, voleva ricordare a lui tutte le sventatezze delle sorelle minori di Elizabeth durante il soggiorno del reggimento. Miss Bingley non aveva mai avuto il minimo sentore della progettata fuga di Georgiana Darcy. Il segreto non era stato rivelato ad alcuno, se non a Elizabeth, e Darcy lo aveva nascosto tanto più ai parenti di Bingley proprio per quel motivo che Elizabeth gli aveva tempo prima attribuito: per la speranza, cioè, che divenissero parenti di sua sorella. Certo egli aveva formulato questo progetto, e se non era per tale ragione che aveva tentato di separare Bingley da Miss Bennet, è probabile che, inconsciamente, la sua condotta verso l’amico ne fosse stata influenzata.

Ma il contegno calmo di Elizabeth lo tranquillizzò ben presto, e siccome Miss Bingley, seccata e delusa, non osò parlare più apertamente di Wickham, Georgiana si riprese abbastanza, anche se non fino al punto di riuscire a parlare ancora. Suo fratello, del quale temeva gli sguardi, non ricordava quasi che lei fosse implicata nella faccenda, e l’allusione, che avrebbe dovuto allontanarlo da Elizabeth, sembrò non raggiungere altro scopo che di farlo rivolgere a lei sempre più cordialmente.

La visita dei Gardiner non si protrasse più a lungo, e mentre Darcy scortava le signore alla carrozza, Miss Bingley si abbandonò a criticare la persona, i modi, gli abiti di Elizabeth. Ma Georgiana non le diede retta. A lei bastava che piacesse a suo fratello, il cui giudizio era per lei inappellabile, e lui le aveva parlato di Elizabeth in termini tali che non avrebbe potuto trovarla che graziosa e simpatica. Quando Darcy tornò in salotto, Miss Bingley non seppe trattenersi dal ripetergli in parte quello che aveva detto alla sorella.

«Come stava male, questa mattina, Eliza Bennet!», esclamò. «Non ho mai visto nessuno cambiare tanto. Come è mutata da quest’inverno! È diventata così bruna e scura di carnagione! Louisa ed io stavamo dicendo che non l’avremmo riconosciuta».

Per poco piacere che gli potesse fare quest’osservazione, Darcy si accontentò di rispondere freddamente che non vedeva in lei un gran cambiamento, se non una certa abbronzatura, cosa abbastanza naturale quando si viaggia d’estate.

«Per conto mio», continuò quella, «confesso di non averla mai trovata bella. Ha un volto troppo magro, una carnagione priva di splendore, e i suoi tratti non sono regolari. Il suo naso manca di carattere; non ha linea. I suoi denti sono passabili, ma niente fuor del comune, e i suoi occhi, che sono stati definiti “tanto belli”, non ho mai capito che cosa abbiano di straordinario. Hanno uno sguardo acuto e penetrante che non mi piace affatto, e in tutto il suo aspetto c’è una sicurezza priva di eleganza, veramente intollerabile».

Persuasa com’era che Darcy ammirasse Elizabeth, non era certo questo il modo di rendersi simpatica, ma chi è in collera dimentica spesso di essere prudente, e, vedendolo seccato, le parve di aver raggiunto il suo scopo. Egli era tuttavia determinato a tacere e lei allora per farlo parlare continuò:

«Ricordo, quando la conoscemmo nell’Hertfordshire, come fummo stupite nel sentire che era considerata una bellezza, e mi rammento che la sera che erano a pranzo a Netherfield, voi mi diceste: “Lei una bellezza! Sarebbe come dire che sua madre è un genio!”. Ma in seguito mutaste opinione, e la consideravate abbastanza bellina».

«Sì», disse Darcy, non sapendosi più frenare. «Ma fu soltanto al principio della nostra conoscenza, perché ormai sono già parecchi mesi che la considero come una delle più belle donne che io conosca».

Detto questo, se ne andò, lasciando a Miss Bingley la soddisfazione di averlo costretto a dire quello che addolorava soltanto lei.

Ritornando a casa, Mrs. Gardiner ed Elizabeth parlarono di tutto quello che si era svolto durante la loro visita, tranne di quanto stava più a cuore ad entrambe, discussero dell’apparenza e del contegno di tutti quelli che avevano visto, all’infuori della sola persona che più le interessava. Parlarono di sua sorella, dei suoi amici, della sua casa, dei suoi frutti, di tutto insomma, ma non di lui, eppure Elizabeth sospirava di sapere quello che ne pensava Mrs. Gardiner, e lei avrebbe dato qualunque cosa perché la nipote fosse la prima ad entrare in argomento.