Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo quarantaseiesimo

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Capitolo quarantaseiesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
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Al suo arrivo a Lambdon, Elizabeth era stata molto delusa di non trovare una lettera di Jane; delusione che si rinnovava ogni mattina; ma al terzo giorno non ebbe più da lamentarsi e sua sorella fu giustificata dall’arrivo di due lettere, una delle quali aveva avuto un disguido, cosa di cui non c’era da stupirsi, dato che Jane aveva scritto malissimo l’indirizzo.

Quando le lettere arrivarono, Elizabeth stava per uscire a passeggio con gli zii, i quali però vollero lasciarla al piacere di leggere e si avviarono da soli. Ella cominciò dalla più vecchia, che risaliva a cinque giorni avanti. Iniziava raccontando dei trattenimenti, festicciole, novità che può offrire la vita in campagna, ma la seconda parte, che recava la data del giorno dopo, dimostrava di essere stata scritta sotto il peso di una violenta agitazione. Diceva così:

Da che ti ho scritto quanto sopra, cara Lizzy, è accaduto qualcosa di inaspettato edi molto grave. Ma temo di agitarti. Rassicurati, di salute stiamo tutti bene. Quanto ho da dirti riguarda la povera Lydia. L’altra sera, mentre stavamo per andare a letto, arrivò una lettera del colonnello Forster, per informarci che essa era fuggita in Scozia con uno dei suoi ufficiali: con Wickham, per essere chiari. Immagina la nostra sorpresa; solo per Kitty non sembrò cosa del tutto inaspettata. Sono più che desolata. Un’unione così imprudente da ambo le parti! Ma voglio sempre sperare per il meglio e che il carattere di lui sia stato misconosciuto. Avventato e imprudente lo è di certo, ma questo passo (e almeno di questo rallegriamoci) non dimostra un cuore cattivo. La sua scelta è per lo meno disinteressata, perché deve sapere che nostro padre non può dar nulla a Lydia. La povera mamma è abbattutissima. Papà sopporta meglio la cosa. Che fortuna che non abbiamo mai fatto sapere quello che si dice contro di lui! Dobbiamo dimenticarlo noi stesse. Sono partiti sabato a mezzanotte, come sembra, ma nessuno se ne è accorto fino al mattino dopo, alle otto. Il messaggio è stato mandato immediatamente. Cara Lizzy, devono essere passati a dieci miglia da qui! Il colonnello Forster ci fa sperare che verrà da noi al più presto. Lydia ha lasciato poche righe per Mrs. Forster, informandola delle loro intenzioni. Devo smettere perché non posso lasciare a lungo la povera mamma. Temo che non potrai capirmi e non so neppure io che cosa ho scritto.

Senza perdere tempo a ragionare, e non rendendosi neppur conto di quello che provava, finita la prima lettera, Elizabeth prese subito quell’altra, e aprendola con estrema impazienza, lesse quanto segue:

A quest’ora, cara sorella, avrai avuto la mia frettolosa lettera; vorrei che questa fosse più comprensibile, ma la mia testa è talmente confusa che non posso promettere di essere coerente. Carissima Lizzy, non so come scriverlo, ma devo darti cattive notizie. Per quanto un matrimonio fra Wickham e la nostra povera Lydia possa essere una vera imprudenza, il nostro solo desiderio è di sapere che abbia almeno avuto luogo, perché si ha molto da temere che quei due non siano andati in Scozia. Il colonnello Forster venne ieri, poiché lasciò Brighton poco dopo avere scritto il messaggio espresso. Benché nel suo biglietto a Mrs. Forster Lydia parlasse di andare a Gretna Green, Denny manifestò invece il dubbio che Wickham non avesse nessuna intenzione di recarvisi, né che pensasse affatto a sposarla, cosa che venne subito ripetuta al colonnello, il quale, allarmato, partì da Brighton per rintracciarli... Poté seguire facilmente le loro tracce imo a Clapham, ma non più in là, perché in quel posto licenziarono la carrozza che li aveva condotti da Epsom, e ne presero una a nolo. Dopo questo non si sa altro, all’infuori che sono stati visti proseguire per la strada di Londra. Non so proprio che cosa pensare. Dopo aver fatto tutte le indagini possibili dalla parte di Londra, il colonnello Forster è venuto nell’Hertfordshire, rinnovando le sue ricerche a tutte le barriere, e alle locande di Bernet e Hatfield, ma senza alcun risultato. Nessuno li aveva visti passare. Con il più affettuoso interessamento, è venuto a Longbourn preparandoci alla notizia in un modo così delicato da far onore al suo cuore. Sono veramente desolata per lui e per Mrs. Forster, ma nessuno potrebbe riversare il biasimo su di loro. Il nostro dolore, cara Lizzy, è immenso. Papà e mamma temono il peggio, ma io non posso pensare così male di lui. Ci possono essere varie ragioni per cui abbiano preferito sposarsi privatamente in città, piuttosto che seguire il loro primo progetto, e se anche egli fosse capace di un atto simile verso una ragazza di buona famiglia come Lydia, non posso credere che lei abbia potuto perdere ogni dignità. Impossibile! Tuttavia mi affligge vedere che il colonnello Forster non crede molto al loro matrimonio; quando gli espressi la mia speranza, scosse la testa, e disse che Wickham non era uomo di cui fidarsi. La mamma è veramente ammalata e non esce di camera. Se potesse farsi forza, sarebbe meglio, ma non c’è da aspettarselo. Quanto a papà, non l’ho mai visto così abbattuto in vita sua. La povera Kitty ora è arrabbiatissima di aver nascosto il loro amore, ma non c’è da stupirsene, dato che si trattava di una confidenza segreta. Sono sinceramente contenta, cara Lizzy, che almeno parte di queste scene ti siano state risparmiate; ma ora che il primo colpo è passato, posso confessarti che sospiro il tuo ritorno? Non sono però tanto egoista da sollecitarlo, se tornare fosse per te un sacrificio troppo grande. Addio! Riprendo la penna per dirti proprio quello che non volevo, ma le circostanze sono tali che devo seriamente pregarti di venire al più presto. Conosco così bene lo zio e la zia che non ho paura di chiederlo anche se devo pregare proprio lo zio di un altro favore. Papà va a Londra sabato con il colonnello Forster per cercare di rintracciarli. Non so che intenzioni abbia; ma la sua estrema agitazione non gli può permettere di agire nel modo migliore e più prudente, e il colonnello Forster è obbligato a tornare a Brighton domani sera. In frangenti di simile gravità, il consiglio e l’aiuto dello zio sarebbero cosa preziosissima; egli capirà tutto quello che provo e mi affido alla sua bontà.

«Dov’è, dov’è lo zio?», gridò Elizabeth alzandosi di colpo, appena terminata la lettura, ansiosa di raggiungerlo senza perdere un solo attimo; ma era appena arrivata alla porta, che questa fu aperta da un servitore e apparve Mr. Darcy.

Il pallore e l’impeto di Elizabeth lo fecero trasalire, e prima ancora che potesse parlare, lei, che pensava soltanto alla situazione in cui si trovava Lydia, esclamò in fretta:

«Scusatemi, ma devo lasciarvi. Devo trovare Mr. Gardiner, per una cosa che non può essere rimandata. Non ho un minuto da perdere».

«Santo Dio! Che è accaduto?», esclamò Darcy con passione; poi, riprendendosi: «Non voglio trattenervi neppure un momento, ma permettete che vada io o il domestico a cercare Mr. e Mrs. Gardiner. Non state abbastanza bene per farlo voi stessa».

Elizabeth esitò, ma le ginocchia le tremavano, e comprese che non sarebbe riuscita a raggiungerli. Comandò al domestico, con una voce appena intelligibile tanto era tremante, di richiamare immediatamente a casa i suoi padroni. Appena il domestico fu uscito, si rimise a sedere, incapace di reggersi in piedi, così affranta che Darcy non poté lasciarla, né seppe trattenersi dal dirle con grande affetto:

«Lasciate che chiami la vostra cameriera. Che cosa posso fare? Posso portarvi un po’ di vino? Si vede che state male...».

«No, grazie», rispose Elizabeth cercando di ricomporsi, «non ho nulla, sto bene, sono soltanto sconvolta per alcune cattivissime notizie avute da Longbourn».

Nel dir così, scoppiò in lacrime e non poté proseguire. Darcy, terribilmente preoccupato, non poté che esprimere qualche confusa parola di conforto, e osservarla in silenzio, pieno di amorosa compassione. Finalmente lei continuò:

«Ho ricevuto ora una lettera di Jane con notizie veramente orribili. Non possono essere tenute segrete. Mia sorella minore ha lasciato gli amici presso i quali era ospite... è fuggita con Wickham. Sono partiti insieme da Brighton. Voi lo conoscete troppo bene per dubitare del seguito. Essa non ha denaro, non viene da una famiglia, l’ascendente della quale possa tentarlo... È perduta per sempre».

Darcy rimase a lungo senza fiato per lo stupore.

«Quando penso», ella aggiunse con voce anche più agitata, «che avrei potuto impedirlo! lo, che lo conoscevo, sarebbe bastato che avessi narrato solo in parte quanto avevo saputo sul conto di lui, alla mia famiglia! Se avessero immaginato di che persona si trattava, la cosa non sarebbe avvenuta. Ma ormai... è troppo tardi!».

«Sono veramente desolato», esclamò Darcy, «desolato... indignato. Ma è certo? È assolutamente certo?»

«Oh, sì! Hanno lasciato insieme Brighton sabato notte e sono stati rintracciati fin quasi a Londra, ma non più in là; ma non sono certo andati in Scozia».

«E che cosa è stato fatto, tentato, per ritrovarli?»

«Mio padre è andato a Londra, e Jane in questa sua lettera prega lo zio di accorrere in suo aiuto, e spero che potremo partire tra mezz’ora. Ma non si può far nulla, so benissimo che non si può far nulla. Cosa c’è ormai più da fare con un individuo simile? E come, del resto, scoprirli? Non ho la minima speranza. È veramente orribile».

Darcy scosse il capo annuendo silenziosamente.

«Quando mi furono aperti gli occhi su quello che egli era veramente... Oh, se avessi saputo quello che dovevo fare! Ma non lo sapevo, temevo di esagerare. Triste, triste errore!».

Darcy non rispose. Pareva quasi non sentirla e camminava su e giù per la stanza, pensando intensamente, con la fronte aggrondata e l’espressione piena di corruccio. Elizabeth, osservandolo, comprese immediatamente. Ogni suo potere su di lui svaniva; qualsiasi sentimento doveva scomparire davanti a questa prova della debolezza dei suoi, davanti a una tale vergogna. Non poteva né stupirsi né condannarlo, ma questo pensiero non le recò alcuna consolazione, né era il più adatto a lenire il suo dolore. Tutto sembrava anzi portarla a chiarire finalmente i suoi sentimenti, e non aveva mai capito così sinceramente di amarlo tanto come ora, quando l’amore era vano.

Ma la forza di un sentimento egoistico, anche se affiorato per un breve istante, non poteva occuparla a lungo. Lydia, l’umiliazione, la pena che l’accaduto portava a tutti loro, soppressero ben presto ogni altra cura e, nascondendo il volto nel fazzoletto, Elizabeth si immerse nei propri pensieri. Dopo qualche momento però fu richiamata alla realtà dalla voce del suo compagno che, in tono pieno di compassione, ma anche di ritegno, diceva: «Temo che da tempo desideriate che io me ne vada, né posso trovare alcuna scusa all’essermi trattenuto se non nel profondo interesse col quale divido la vostra pena. Volesse il cielo che potessi dire o fare qualcosa per potervi consolare di questo dolore! Ma non voglio affliggervi con desideri vani che sembrerebbero espressi soltanto per suscitare la vostra gratitudine. Credo che questa disgraziata circostanza toglierà a mia sorella il piacere di avervi oggi a Pemberley».

«Oh, sì! Siate così gentile da scusarci con Miss Darcy. Ditele che affari urgenti ci richiamano a casa immediatamente. Nascondete la triste verità più a lungo che sia possibile... so che questo, purtroppo, non potrà essere per molto tempo».

Egli l’assicurò prontamente della sua discrezione; ripete il suo dolore nel vederla così afflitta; augurò che le cose si mettessero meglio di quanto si aveva ragione di sperare, e con i saluti per i suoi parenti e un grave sguardo di addio, la lasciò.

Mentre se ne andava, Elizabeth sentì come fosse difficile che si potessero mai più ritrovare con quella cordialità che aveva contraddistinto i loro incontri nel Derbyshire, e ripensando tutta la loro conoscenza, così piena di contrasti e di mutamenti, sospirò, rimpiangendo la perversità di quei sentimenti che le avrebbero fatto ora desiderare di continuare quell’amicizia che un tempo desiderava vedere troncata.

Né si può biasimare il cambiamento dei sentimenti di Elizabeth, se stima e gratitudine possono essere le basi per un affetto. Ma se si vuole ritenere che il vero amore è quello che nasce a prima vista e prima ancora che si siano scambiate due parole con l’oggetto amato, allora nulla può essere detto in difesa di Elizabeth, se non che, avendo provato questo metodo con la sua inclinazione per Wickham, così mal riuscita, era naturale che fosse ora portata a tentare un’altra forma di affetto, anche se meno romantica. Ma qualunque ne fosse la ragione, Elizabeth vide con rimpianto Darcy allontanarsi, e in questa prima prova di quelle che sarebbero state le conseguenze del disonore di Lydia, trovò una nuova ragione di angoscia che aggravava una situazione già così triste. Dopo la lettura della seconda lettera di Jane, non aveva più nessuna speranza che Wickham intendesse sposare Lydia. Nessuno tranne Jane, pensò, poteva abbandonarsi a una simile illusione. Ma non era la sorpresa il sentimento più forte che provava. Leggendo la prima lettera, sì, era rimasta stupita che Wickham sposasse una ragazza priva di ricchezza; e del resto le sembrava ancora più incomprensibile che Lydia avesse potuto conquistarlo fino a indurlo a contrarre un matrimonio così privo di interesse per lui. Ma sotto il nuovo aspetto, la cosa appariva molto più naturale. Per un legame di quel genere, Lydia era abbastanza seducente, e, quantunque a Elizabeth ripugnasse l’idea che la sorella si fosse decisa alla fuga senza aver avuto una promessa di matrimonio, non aveva abbastanza fiducia né nella sua virtù, né nel suo buon senso, per non temere che diventasse una facile preda per Wickham.

Finché il reggimento era ancora nell’Hertfordshire, non si era mai accorta che Lydia avesse una simpatia particolare per Wickham, ma era convinta che le bastasse il più lieve incoraggiamento per innamorarsi di chicchessia. Ora l’uno, ora l’altro degli ufficiali era stato volta a volta il preferito, a seconda di come si occupavano di lei. Il suo affetto oscillava continuamente da questo a quello, ma non restava mai privo di oggetto. Come si rendeva conto, ora, del male che la poca sorveglianza e una sbagliata indulgenza, potevano aver fatto a una ragazza simile!

Desiderava solo di arrivare a casa: di sentire, di vedere, di essere sul posto a dividere con Jane tutto il peso che certo lei portava da sola, in una famiglia così colpita; compito reso maggiormente grave dall’assenza del padre e dall’ assoluta incapacità della madre a vincersi e farsi animo. Benché fosse quasi certa che non si poteva fare nulla per Lydia, era sicura che l’intervento dello zio sarebbe stato di grande importanza. Mr. Gardiner e sua moglie si erano affrettati a rientrare, allarmatissimi, temendo, dalle parole del servitore, che la nipote si fosse improvvisamente sentita male, ma, rassicuratili su questo punto, Elizabeth spiegò la ragione per cui li aveva chiamati, leggendo forte le due lettere, e indugiando, con voce tremante, sul poscritto della seconda. Benché Lydia non fosse mai stata la loro preferita, Mr. e Mrs. Gardiner furono profondamente sconvolti. Non si trattava di Lydia soltanto, tutta la famiglia era colpita da questa sciagura, e dopo le prime esclamazioni di sorpresa e di dolore, Mr. Gardiner promise prontamente di dare tutto il suo aiuto. Elizabeth, anche se non si aspettava di meno, lo ringraziò con lacrime di gratitudine, e trovandosi tutti e tre dello stesso animo, si prepararono in fretta alla partenza. «Ma che faremo per Pemberley?», esclamò Mrs. Gardiner. «John ci ha detto che Mr. Darcy era qui quando ci hai mandato a chiamare, è vero?»

«Sì, e gli dissi che non ci era più possibile mantenere il nostro impegno; così anche questo è sistemato».

«Che cosa è sistemato?», si chiese Mrs. Gardiner, mentre scappava in camera a prepararsi. «Sono così intimi da potergli rivelare l’intera verità? Oh, se potessi sapere come stanno le cose!».

Ma era un desiderio vano, che bastò tutt’al più a distrarla, nella fretta e nella confusione dell’ora che seguì. Se Elizabeth avesse potuto rimanere in ozio, sarebbe stata convinta che nessuna occupazione era possibile a una persona disperata come lei, ma dovette invece dividere il lavoro della zia, e, fra l’altro, scrivere dei biglietti a tutte le conoscenze di Lambdon, giustificando con dei pretesti la loro affrettata partenza. In un’ora riuscirono a fare tutto; e dopo che Mr. Gardiner ebbe pagato il conto dell’albergo, non rimase che partire, ed Elizabeth, dopo tante ore angosciose, si trovò in minor tempo di quanto avrebbe supposto, nella carrozza, alla volta di Longbourn.