Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo quarantunesimo

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Capitolo quarantunesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
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Era già passata la prima settimana dopo il loro ritorno. Incominciò la seconda. Era l’ultima che il reggimento restava a Meryton e tutte le signorine del vicinato si struggevano dalla pena. L’afflizione era generale. Solamente le maggiori delle signorine Bennet erano ancora in grado di mangiare, di bere, di dormire e di continuare le loro abituali occupazioni. Kitty e Lydia erano disperate, e le coprivano di rimproveri non potendo rendersi conto di una simile durezza di cuore.

«Santo cielo! Che cosa avverrà di noi? Che cosa faremo?», esclamavano nel loro amaro dolore. «Come puoi sorridere ancora, Lizzy?».

La tenera Mrs. Bennet divideva tutto il loro affanno, ricordando quello che aveva sofferto lei stessa, in un’occasione simile, venticinque anni prima.

«Ricordo», disse, «che quando partì il reggimento del colonnello Miller, piansi per due giorni. Credevo che mi si spezzasse il cuore».

«È quello che avverrà a me», disse Lydia.

«Se almeno potessimo andare a Brighton! Ma il papà è così sfavorevole a questo progetto!».

«Un po’ di bagni di mare mi metterebbero a posto per sempre».

«Anche la zia Philips è sicura che a me farebbero molto bene», aggiunse Kitty.

Questi erano i lamenti che risuonavano continuamente tra le pareti di Longbourn. Elizabeth avrebbe voluto riderne, ma non ci riusciva, oppressa dalla vergogna. Sentiva come aveva colpito giusto Mr. Darcy col suo severo giudizio; e mai, come ora, era disposta a perdonargli di essersi intromesso nei progetti di matrimonio dell’amico.

Ma ben presto ogni nube scomparve dall’orizzonte di Lydia, che fu invitata da Mrs. Forster, la moglie del colonnello del reggimento, ad accompagnarla a Brighton. Questa amica preziosa era giovanissima, e sposata da poco. Una certa somiglianza di carattere e di gusti tra lei e Lydia le aveva avvicinate, e pur conoscendosi da tre mesi soltanto, una grande amicizia era nata fra loro.

Impossibile descrivere l’entusiasmo di Lydia, la sua adorazione per Mrs. Forster e l’avvilimento di Kitty. Incurante dei sentimenti di sua sorella, Lydia svolazzava per la casa in un’estasi incessante, aspettandosi che tutti si congratulassero con lei, e parlando e ridendo più forte del solito, mentre in salotto la sfortunata Kitty si lamentava sul suo fato con termini esagerati e in tono stizzoso.

«Non capisco proprio perché Mrs. Forster non mi abbia invitato insieme a Lydia», diceva, «anche se non sono la sua amica del cuore. Avrei avuto diritto quanto lei, se non di più, perché sono maggiore di due anni».

Elizabeth cercò inutilmente di farla ragionare, e Jane di ottenere che si rassegnasse. Elizabeth, ben lontana dal condividere i sentimenti di sua madre e di Lydia, temeva che quest’invito avrebbe segnato la fine di quel pochissimo buon senso che rimaneva a quest’ultima, e, sebbene le seccasse di fare un passo simile, consigliò in segreto a suo padre di non lasciarla partire. Gli fece presente la condotta leggera della sorella, il nessun vantaggio che le poteva derivare dall’amicizia di una donna come la signora Forster, e la probabilità che, con una simile compagnia, fosse ancora più imprudente e sventata a Brighton, dove certo le tentazioni sarebbero state maggiori, di quanto non lo fosse già a casa. Egli l’ascoltò attentamente, poi disse:

«Lydia non sarà contenta finché non si sarà resa ridicola in un posto o nell’altro, e non capiterà mai occasione migliore perché lo faccia con minor spesa e minor danno per la famiglia».

«Se voi poteste sapere», disse Elizabeth, «tutto il danno che il contegno sfacciato e imprudente di Lydia ci procura, anzi ci ha già procurato, sono sicura che la pensereste in un altro modo».

«Già procurato?», ripeté Mr. Bennet. «Dunque ha già fatto scappare inorridito qualcuno dei tuoi ammiratori? Povera Lizzy! Ma non lasciarti sgomentare... Giovani tanto schifiltosi da spaventarsi all’idea di acquistare per parente una simile citrullina, non meritano tanti rimpianti. Vieni qua e fammi un po’ la lista di quei poveretti che si sono spaventati per le follie di Lydia».

«Siete in errore. Non ho sofferto simili offese. Non mi dolgo di mali particolari, bensì generali. La nostra rispettabilità, di fronte alla gente, è compromessa dalla leggerezza, dallo sprezzo di ogni freno che distingue Lydia. Perdonate se parlo così apertamente. Se voi, caro papà, non vi date la pena di domare la sua esuberanza, di insegnarle che le sue attuali, aspirazioni non possono formare lo scopo della sua vita, fra poco non ci sarà più modo di correggerla. L’abitudine sarà presa per sempre, e a sedici anni sarà la più perfetta vanesia che possa rendere ridicola se stessa e la sua famiglia; e quel che è peggio, civetta e vanesia della peggior specie, senza nessuna qualità all’infuori della gioventù e della bellezza, e con la sua testolina così vuota e ignorante non sarà neppure capace di far fronte al disprezzo che le procurerà la sua mania di essere ammirata. E Kitty corre lo stesso pericolo. Seguirà le tracce di Lydia. Vanesia, oziosa, ignorante e senza freno! Oh, caro papà, come non vedete che saranno criticate e disprezzate dappertutto, e che le loro sorelle saranno coinvolte in quella vergogna?».

Mr. Bennet, che vide come Elizabeth parlasse con passione, accarezzandole affettuosamente una mano, le rispose:

«Non crucciarti, cara. Chiunque conosca Jane e te non può che rispettarvi e apprezzarvi, e questo tanto più in confronto alle vostre due, o anche tre, sciocchissime sorelle. Se Lydia non va a Brighton non ci sarà modo di avere un po’ di pace a Longbourn. Lasciamola dunque andare. Il colonnello Forster è un uomo di buon senso, che la terrà lontana dai guai, e per fortuna è troppo povera per attirare un cacciatore di dote. A Brighton, anche come civetta, non avrà la considerazione che ha qui. Gli ufficiali troveranno ben altre donne a cui dedicarsi. Speriamo dunque che questo soggiorno sia almeno una buona lezione per la sua smodata civetteria. Ad ogni modo non può diventare peggiore di quello che è, o saremo costretti a tenerla sotto chiave per tutto il resto della sua vita».

Elizabeth dovette accontentarsi di questa risposta ma in cuor suo non mutò opinione, e lasciò suo padre delusa e malinconica. Ma non era nella sua natura aumentare la propria tristezza soffermandovisi sopra. Sapeva di aver fatto il suo dovere e trovava inutile disperarsi per mali inevitabili, o accrescerli con nuove ansie. Se Lydia e sua madre avessero saputo del suo colloquio col padre, non sarebbe bastata la parlantina di tutte e due riunite insieme per esprimere la loro indignazione. Lydia si aspettava dal soggiorno a Brighton tutta quella felicità che è possibile raggiungere sulla terra. Con gli occhi della fantasia, vedeva già le strade della cittadina balneare brulicanti di ufficiali. Si vedeva al centro delle attenzioni di decine e decine di loro anche se ancora non li conosceva. Vedeva il campo in tutta la sua maestà, le tende allineate in ordine, perfette, affollate di allegra gioventù smagliante nelle uniformi scarlatte, e, per completare il quadro, lei stessa seduta presso una tenda a civettare teneramente con almeno sei ufficiali alla volta. Che cosa avrebbe provato sapendo che sua sorella aveva cercato di sottrarla a una simile felicità? Sua madre soltanto, che divideva il suo modo di sentire, avrebbe potuto dirlo. Infatti l’idea che almeno Lydia sarebbe stata a Brighton la consolava della malinconica certezza che né suo marito, né loro, ci sarebbero mai andati. Ma per fortuna ignoravano il passo di Elizabeth e la loro beatitudine non ebbe interruzione alcuna fino al giorno della partenza di Lydia.

Elizabeth doveva vedere Mr. Wickham per l’ultima volta. Lo aveva già incontrato spesso dopo il suo ritorno, così non provava alcuna agitazione, né tanto meno l’affanno dei primi giorni, quando era il suo preferito. Ormai aveva imparato a distinguere, in quella stessa gentilezza che tanto l’aveva affascinata un tempo, un’affettazione e una monotonia che la stancavano, disgustandola. E tanto più la disgustava il suo attuale contegno verso di lei, avendo egli subito mostrato di voler riprendere la consuetudine di quelle attenzioni con le quali l’aveva circondata al principio della loro conoscenza, cosa che, dopo quanto era avvenuto, non serviva che a indignarla. Non poteva più provare ora nessun interesse nel vedersi l’oggetto della sua oziosa e frivola galanteria; e, pur respingendo con fermezza la sua corte, si sentiva umiliata al pensiero che egli, anche dopo aver interrotto i suoi favori, qualunque ne fosse stato il motivo, credeva ora che bastasse rinnovare le sue attenzioni per farle piacere, e per essere sicuro di riacquistare subito tutta la sua preferenza.

L’ultimo giorno di permanenza del reggimento a Meryton, Wickham pranzò con alcuni altri ufficiali a Longbourn, ed Elizabeth era così poco disposta a separarsi da lui amichevolmente che, quando egli le chiese come si era trovata a Hunsford, raccontò che il colonnello Fitzwilliam e Mr. Darcy avevano passato tre settimane a Rosings, chiedendogli se conosceva il colonnello.

Egli sembrò sorpreso, contrariato ed inquieto, ma, riprendendosi prontamente, rispose sorridendo che un tempo lo vedeva spesso, e osservò che era un vero gentiluomo. Le chiese se le era piaciuto. Ella ne parlò molto cordialmente. Con aria indifferente egli aggiunse poco dopo:

«Quanto avete detto che si sono fermati a Rosings?»

«Quasi tre settimane».

«E li vedevate spesso?»

«Quasi ogni giorno».

«E molto diverso da suo cugino».

«Sì, molto. Ma trovo che Mr. Darcy ci guadagni a essere conosciuto più da vicino».

«Davvero?», esclamò Wickham con uno sguardo che non sfuggì a Elizabeth. «E, di grazia, posso chiedere...?», ma si trattenne e aggiunse in tono più gaio: «Ha forse migliorato il modo di trattare il prossimo? Si è deciso ad aggiungere un po’ di cortesia al suo stile abituale? Perché non oso sperare», aggiunse in tono più sommesso e più grave, «che sia migliorato come carattere».

«Oh, no», disse Elizabeth, «credo che il suo carattere sia quello che è sempre stato».

Ascoltando, sembrava che Wickham non sapesse se rallegrarsi delle sue parole o diffidare del loro senso. C’era qualcosa nel contegno di lei che lo costringeva a seguirla con un’attenzione inquieta e preoccupata. Ella soggiunse:

«Dicendo che guadagna a essere conosciuto, non volevo dire che il suo spirito o i suoi modi andassero migliorando, ma piuttosto che, conoscendolo meglio, si impara a comprenderlo».

Il rossore e l’agitazione di Wickham tradirono tutta la sua inquietudine; tacque per un momento, poi, scuotendosi dal suo imbarazzo, si rivolse ancora a lei dicendole col tono più gentile e compito:

«Voi che conoscete così bene i miei sentimenti per Mr. Darcy, potete capire come io mi rallegri vedendolo assumere almeno l’apparenza di un uomo leale. Da questo lato il suo orgoglio può servire, se non a lui, almeno agli altri, col trattenerlo dall’agire pessimamente, come fece con me. Temo soltanto che questa prudenza alla quale, credo, avete alluso, sia adottata unicamente durante le sue visite alla zia, della quale teme il giudizio e l’opinione. Quando è vicino a lei, la paura agisce sempre su di lui, e penso che ciò sia dovuto al suo desiderio di sposare Miss de Bourgh, cosa che gli sta molto a cuore».

Elizabeth non poté trattenere un sorriso, ma rispose soltanto con un lieve cenno del capo. Vedeva che lui voleva tornare al discorso dei soprusi sofferti, e non aveva nessuna voglia di accontentarlo. Per tutto il resto della serata Wickham cercò di ostentare l’abituale allegria, ma non fece altri tentativi di occuparsi di lei, e alla fine si salutarono con reciproca cortesia e forse con il reciproco desiderio di non incontrarsi mai più.

Quando la compagnia si sciolse, Lydia andò con Mrs. Forster a Meryton, da dove sarebbero partite il mattino seguente, di buon’ora. Il distacco dalla famiglia fu più rumoroso che commosso. Kitty fu l’unica a versare lagrime, ma piangeva per il dispetto e l’irividia. Mrs. Bennet si dilungò nei suoi auguri di felicità per la figliola e insistette nel raccomandarle di non perdere nessuna occasione per divertirsi il più possibile, consiglio che si può ben credere sarebbe stato seguito con entusiasmo; e, nella clamorosa gioia del commiato, Lydia non parve neppure sentire i saluti più affettuosi delle sorelle.