Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo quindicesimo

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Capitolo quindicesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
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Mr. Collins era privo d’intelligenza, e questa mancanza naturale non era stata attenuata dall’educazione o dal vivere in società; aveva trascorso gran parte della sua gioventù sotto la guida di un padre avaro e ignorante; e, benché avesse frequentato una Università, ne aveva seguito i corsi senza trame alcun profitto. Doveva la sua eccessiva umiltà alla tirannia con la quale era stato educato da suo padre, ma ormai questa umiltà era controbilanciata da una grande presunzione, propria delle persone di debole carattere che si trovano d’un tratto favorite da un’improvvisa prosperità. Per un caso fortunato era stato raccomandato a Lady Catherine de Bourgh, mentre la curia di Hunsford era vacante; e la reverenza che egli provava per il rango della sua patronessa, unita a una notevole fiducia in se stesso, nella propria autorità di ministro e nei suoi diritti di rettore, avevano fatto di lui uno strano impasto di orgoglio e di servilismo, di boria e di umiltà.

Ora che possedeva una bella casa e un reddito più che sufficiente, aveva intenzione di sposarsi, e nel cercare di riconciliarsi con la famiglia di Longbourn aveva in mente di trovare lì una moglie, pensando di sceglierne una tra le figlie, se le avesse trovate belle e amabili come avevano fama di essere. Era questo il suo piano per riparare, o ricompensarle, come diceva, di essere l’erede della proprietà di loro padre; e si compiaceva del progetto e lo trovava conveniente e straordinariamente generoso da parte sua.

Questo piano non mutò dopo che le ebbe viste. L’incantevole volto di Miss Jane Bennet lo confermò nelle sue vedute, rafforzò le sue rigide convinzioni sui diritti della primogenitura, e durante quella prima sera fu lei la prescelta. Il mattino seguente portò un cambiamento, perché in un quarto d’ora di tête-à-tête con Mrs. Bennet, prima di colazione, avendo iniziato la conversazione col parlare della sua casa parrocchiale e arrivando quindi alla naturale conclusione della sua speranza di trovarne a Longbourn la futura padrona, la stessa Mrs. Bennet, fra compiacenti sorrisi e un generico incoraggiamento, alluse all’inutilità di pensare proprio a quella Jane che lui aveva prescelta. Quanto alle figliole minori, non toccava a lei dirlo, non poteva proprio essere sicura, ma per lo meno ignorava che vi fosse nessun impegno; per la maggiore, doveva ammettere, le sembrava giusto far sapere che facilmente si sarebbe presto fidanzata.

A Mr. Collins non rimaneva che passare da Jane a Elizabeth, cosa che fece immediatamente, mentre Mrs. Bennet riattizzava il fuoco. Elizabeth, che veniva subito dopo Jane sia per bellezza che per età, le successe naturalmente. Mrs. Bennet chiuse in cuor suo le mezze confidenze ricevute e sperò di veder presto sposate due delle figlie; e l’uomo che il giorno prima non poteva neppur sentire nominare, salì di molto nelle sue buone grazie.

L’intenzione espressa da Lydia di recarsi a Meryton non fu dimenticata. Tutte le sorelle, tranne Mary, decisero di accompagnarla; le avrebbe scortate Mr. Collins, dietro invito di Mr. Bennet, il quale era impaziente di liberarsi del cugino e di riavere a sua disposizione la biblioteca dove questi lo aveva seguito, apparentemente assorto nel più voluminoso in-folio della sua raccolta, ma in verità non facendo che parlare della sua casa e del suo giardino di Hunsford. Questa cosa indisponeva moltissimo Mr. Bennet, abituato a fare i propri comodi e a godersi la pace della sua biblioteca e che, come diceva Elizabeth, anche se si aspettava di trovare stravaganza e presunzione in ogni altra camera della casa, era sicuro di esserne al riparo almeno lì dentro. Per cui si affrettò con sollecita cortesia a incoraggiare Mr. Collins a seguire le signorine nella passeggiata; e questi, che in realtà preferiva le passeggiate alla lettura, fu assai soddisfatto di chiudere il libro e uscire.

Tra l’ampollosa vacuità delle sue frasi e il cortese assentire delle cugine, arrivarono fino a Meryton, dove però non gli fu possibile riuscire a farsi ascoltare dalle più giovani. I loro occhi erravano per la strada in cerca degli ufficiali, e soltanto un bel cappellino o una nuova mussola in una vetrina potevano riuscire ad arrestare i loro sguardi.

L’attenzione delle ragazze fu ben presto attirata da un giovane signore che non conoscevano, dall’aspetto molto distinto, che passeggiava con un ufficiale dall’altro lato della via. L’ufficiale era proprio quello stesso Mr. Denny, sul cui ritorno Lydia era venuta ad informarsi; egli s’inchinò al loro passaggio. Tutti rimasero colpiti dall’aspetto del forestiero, domandandosi chi poteva essere; Kitty e Lydia, determinate a scoprirlo ad ogni costo, traversarono la strada col pretesto di acquistare qualcosa in una bottega di fronte. Avevano appena raggiunto il marciapiede, quando i due signori, tornando su. loro passi, le raggiunsero. Mr. Denny si avvicinò immediatamente chiedendo il permesso di presentare loro il suo amico, Mr. Wickham, venuto con lui il giorno prima dalla città e che, era lieto di annunciare, avrebbe fatto parte del loro reggimento. Era proprio quello che ci voleva, perché al giovane non mancava che un’uniforme per essere del tutto affascinante. Il suo aspetto rispondeva per lui; aveva ciò che vale anche più della bellezza: un portamento elegante, una figura alta e snella e un modo di fare simpatico e cordiale.

Non appena presentato, Mr. Wickham iniziò una conversazione animata, ma assai corretta e priva di qualsiasi presunzione; e il gruppo era ancora fermo, assorto in piacevoli chiacchiere, quando si udì uno scalpitio di cavalli e Darcy e Bingley apparvero all’imbocco della via. Riconoscendo le signore, i due amici si diressero subito verso di loro scambiando le usuali cortesie: Bingley parlava più di tutti e Jane era il principale oggetto delle sue attenzioni. Stava appunto recandosi a Longbourn, disse, per informarsi della sua salute. Mr. Darcy confermava il tutto con un inchino, più che mai determinato a non degnare di un’occhiata Elizabeth, quando il suo sguardo fu improvvisamente attratto dal forestiero, ed Elizabeth che sorprese per caso il contegno dei due mentre si fissavano, fu assai stupita dell’effetto provocato da quell’incontro.

Tutti e due avevano cambiato colore: uno era diventato bianco, l’altro rosso. Mr. Wickham, dopo un istante, toccò il suo cappello, saluto che Mr. Darcy si degnò appena di ricambiare. Che cosa poteva significare tutto ciò? Era impossibile immaginarlo, ma impossibile anche non desiderare di saperlo.

Poco dopo, Mr. Bingley, che sembrava non aver notato nulla, prese congedo e si allontanò a cavallo con il suo amico.

Mr. Denny e Mr. Wickham accompagnarono le signore fino alla porta di casa di Mr. Philips, dove si congedarono, nonostante le insistenze di Lydia perché entrassero e quelle di Mr. Philips che, dalla finestra aperta del salotto, assecondò l’invito ad alta voce.

Mrs. Philips era sempre contenta di vedere le sue nipoti; le due maggiori, data la loro recente assenza, furono accolte con particolari espansioni. Stava esprimendo vivacemente la sua sorpresa per il loro improvviso ritorno a casa, – ritorno del quale non avrebbe saputo nulla, poiché non era stata la loro carrozza a ricondurle, se casualmente non avesse incontrato per la strada il garzone della farmacia il quale le aveva detto che Mr. Jones non mandava più medicine a Netherfield poiché le signorine Bennet erano partite, – quando Jane richiamò la sua attenzione per presentarle Mr. Collins. Lo accolse con la più grande cortesia, ed egli la ricambiò con altrettanto se non maggior garbo, scusandosi per essersi preso la libertà di venire in casa sua prima di essere conosciuto, libertà tuttavia che confidava potesse essere giustificata dalla sua parentela con le signorine che lo raccomandavano alla sua benevolenza.

Mrs. Philips fu ridotta al silenzio da questo eccesso di urbanità; ma la sua contemplazione di quel forestiero fu ben presto interrotta da esclamazioni e domande su quell’altro, del quale tuttavia poté dire alle sue nipoti solo quanto già sapevano: che era stato condotto da Londra da Mr. Denny, e che sarebbe entrato come sottotenente nel reggimento di stanza a Meryton. Lo stava osservando da mezz’ora, disse, mentre passeggiava su e giù per la strada. Occupazione nella quale Lydia e Kitty l’avrebbero imitata se Mr. Wickham fosse riapparso, ma disgraziatamente nessuno passò sotto la finestra, tranne alcuni ufficiali che, paragonati al forestiero, erano diventati «stupidi e antipatici». Alcuni di essi dovevano pranzare con i Philips il giorno dopo, e la zia promise di indurre suo marito a far visita a Mr. Wickham, per poter invitare lui pure, a patto che la famiglia di Longbourn fosse venuta per la sera. La cosa fu combinata e Mrs. Philips promise un’animata tombola, e, sul tardi, una cenetta calda. Con questa seducente prospettiva, si separarono con gran soddisfazione. Mr. Collins, nel lasciare la casa, rinnovò le sue scuse e fu rassicurato, con grande affabilità, che non erano affatto necessarie.

Sulla via del ritorno, Elizabeth narrò a Jane quello che era accaduto fra i due signori, ma, sebbene Jane fosse disposta a difendere l’uno o l’altro, o tutti e due, se fossero stati nel torto, non poteva, più di sua sorella, spiegarsi una simile condotta.

Una volta a casa, Mr. Collins entrò sempre più nelle grazie di Mrs. Bennet, lodando i modi e la cortesia di Mrs. Philips. Dichiarò che, ad eccezione di Lady Catherine e di sua figlia, non aveva visto mai una signora così compita; perché, non soltanto lo aveva ricevuto con estrema bontà, ma, pur avendolo conosciuto solo in quel momento, lo aveva incluso nell’invito per la sera seguente. Certo, tutte queste cortesie e questi riguardi erano forse dovuti al fatto di essere parenti; nondimeno, non aveva mai incontrato in vita sua persona più cortese.