Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo ventiduesimo

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Capitolo ventiduesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
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I Bennet furono invitati a pranzo dai Lucas, e per gran parte della giornata, Miss Lucas si prestò ancora cortesemente a dar retta a Mr. Collins. Elizabeth alla prima occasione cercò il modo di ringraziarla. «È tutto merito tuo se è di buon umore», disse, «e non ti so dire quanto te ne sia grata». Charlotte assicurò la sua amica che era molto contenta di poterle essere utile e che questo bastava a compensarla del tempo sacrificato. Era molto gentile da parte sua, ma la bontà di Charlotte andava più in là di quanto non potesse supporre la stessa Elizabeth; tendeva, nientemeno, a impedire ogni ripresa delle attenzioni di Mr. Collins per la sua amica, accaparrandole invece per sé. Questo era il piano di Miss Lucas, e le cose si mettevano così bene, che, quella sera, quando si separarono, si sarebbe sentita sicura del successo, se lui non avesse dovuto lasciare l’Hertfordshire così presto. Ma aveva sottovalutato l’infiammabilità ed il carattere indipendente di Mr. Collins che lo indussero, all’indomani, a svignarsela con ammirevole destrezza da Longbourn House e ad affrettarsi a Lucas Lodge, per gettarsi ai piedi di lei. Era ansioso di evitare le cugine, convinto che, se lo avessero visto partire, avrebbero indubbiamente compreso le sue intenzioni. Egli invece non le voleva rendere note fino a quando fossero coronate dal successo, perché, pur sentendosi a ragione quasi sicuro, dato che Charlotte era stata abbastanza incoraggiante, era diventato un po’ diffidente, dopo l’avventura del mercoledì. Invece fu ricevuto nel modo più lusinghiero. Miss Lucas lo vide giungere da una finestra del piano superiore e si affrettò a scendere per incontrarlo, come a caso, nel viale; però non avrebbe mai osato sperare che tanto amore e tanta eloquenza fossero lì ad attenderla.

Nel più breve tempo possibile, concesso dai lunghi sproloqui di Mr. Collins, combinarono ogni cosa con soddisfazione reciproca; ed entrando in casa, egli la pregò ardentemente di fissare il giorno nel quale lo avrebbe reso il più felice degli uomini; ma quantunque per il momento Miss Lucas dovesse esimersi dal dare una risposta a questa domanda, si capiva che non aveva nessuna intenzione di prendere alla leggera il suo amore. La stupidità di cui la natura gli era stata prodiga, privava Mr. Collins di ogni seduzione che potesse rendere accetta la sua corte, e Miss Lucas, che lo sposava soltanto per il puro e disinteressato desiderio di accasarsi, non aveva nessuna voglia di prolungare questo periodo preferendo concludere presto il matrimonio.

Il consenso di Sir William e di Lady Lucas fu subito richiesto e concesso con lieta premura. La posizione di Mr. Collins lo rendeva un ottimo partito per la loro figliola, alla quale non potevano dare che una dote modesta, e le sue prospettive di ricchezza e di carriera erano notevoli. Lady Lucas, con un interesse mai prima dimostrato, cominciò subito a calcolare quanti anni ancora poteva vivere Mr. Bennet, e Sir William espresse la ferma opinione che, quando Mr. Collins fosse entrato in possesso della tenuta di Longbourn, sarebbe stato veramente il caso che tanto lui come sua moglie fossero presentati a Corte. Insomma tutta la famiglia era esultante. Le sorelle minori accarezzavano la speranza di andare in società uno o due anni prima del previsto, e i fratelli furono sollevati dall’incubo che Charlotte morisse zitella. L’unica che si mantenne calma e serena era Charlotte: aveva raggiunto il suo scopo e ora poteva rifletterci sopra tranquillamente. Le sue conclusioni furono piuttosto soddisfacenti. Mr. Collins non era evidentemente né intelligente né simpatico, la sua compagnia era noiosa e il suo affetto per lei puramente immaginario. Ma sarebbe stato suo marito. Senza avere un concetto troppo elevato né degli uomini né del matrimonio, Charlotte aveva sempre avuto l’intenzione di sposarsi; era l’unica soluzione per una ragazza ben educata ma non troppo ricca, e quantunque non fosse del tutto certa di raggiungere la felicità, era questo l’unico mezzo per mettersi al riparo dal bisogno. Aveva raggiunto il suo scopo, e, a ventisette anni senza essere mai stata bella, poteva considerarsi fortunata. L’unica circostanza spiacevole era la sorpresa che avrebbe provato Elizabeth Bennet, la cui amicizia ella valutava più di ogni altra. Elizabeth sarebbe rimasta sorpresa e forse l’avrebbe biasimata, e per quanto questo non fosse sufficiente a smuoverla dai suoi propositi, Charlotte soffriva nel suo intimo di questa disapprovazione.

Risolse quindi di informarla lei stessa, e chiese a Mr. Collins che, tornando a Longbourn per il pranzo, non alludesse a quanto era avvenuto con nessuno della famiglia. Il segreto fu debitamente promesso, ma non fu facile mantenerlo, perché la curiosità suscitata dalla sua lunga assenza esplose in domande così esplicite al ritorno, che gli occorse non poca abilità per sventarle, tanto più che tacere rappresentava per lui un vero sacrificio, impaziente com’era di proclamare il suo amore fortunato.

Siccome l’indomani sarebbe partito troppo presto per poter salutare la famiglia, la cerimonia del congedo ebbe luogo quando le signore si ritirarono per la notte; e Mrs. Bennet con estrema cortesia e cordialità disse che sarebbero stati contenti di rivederlo a Longbourn appena i suoi altri impegni glielo avessero concesso.

«Cara signora», rispose, «il vostro invito mi è tanto più gradito proprio perché speravo di riceverlo e potete essere certi che ne approfitterò appena mi sarà possibile».

Rimasero tutti sorpresi, e Mr. Bennet, che non desiderava affatto un così sollecito ritorno, disse immediatamente:

«Ma non vi è pericolo che Lady Catherine vi disapprovi, signore? È meglio trascurare i parenti anziché correre il rischio di offendere la vostra protettrice».

«Vi sono particolarmente grato per il vostro amichevole consiglio, e potete esser certo che non farei mai un passo simile senza il consenso di Sua Signoria».

«Non potrete essere mai abbastanza cauto. Rischiate qualunque cosa, ma non la sua disapprovazione, e se credete possibile che le dispiaccia che ritorniate da noi, cosa che mi sembra assai probabile, restate tranquillamente a casa vostra e siate sicuro che non ci offenderemo».

«Credete, caro signore, nella mia estrema gratitudine per questa vostra affettuosa premura, e non dubitate che riceverete presto una mia lettera per ringraziarvi di questo come di ogni altro segno di stima da me ricevuto durante il mio soggiorno nell’Hertfordshire. Quanto alle mie belle cugine, anche se la mia assenza non sarà così lunga da renderlo necessario, mi prenderò la libertà di augurare loro salute e felicità, non eccettuata mia cugina Elizabeth».

Dopo i convenevoli di circostanza, le signore si ritirarono, tutte sorprese che egli meditasse un così prossimo ritorno. Mrs. Bennet sperava che fosse per dedicarsi a una delle figlie minori e che Mary si sentisse disposta ad accettarlo: aveva del talento di Mary un concetto assai superiore a quello che ne avevano gli altri; era impressionata dalla solidità dei suoi ragionamenti e benché non credesse Mr. Collins intelligente come lei, pensava che, se incoraggiato a leggere e a coltivarsi dal suo esempio, avrebbe potuto diventare un compagno assai gradevole. Ma il mattino seguente anche questa speranza doveva svanire. Miss Lucas venne a trovarle, subito dopo colazione, e raccontò prontamente a Elizabeth quanto era accaduto il giorno precedente.

Elizabeth negli ultimi due giorni aveva subodorato che Mr. Collins potesse credersi innamorato della sua amica, ma l’idea che Charlotte lo incoraggiasse, le sarebbe parsa impossibile come se l’avessero attribuita a lei stessa e rimase quindi talmente sorpresa da dimenticare ogni convenienza al punto di esclamare:

«Fidanzata a Mr. Collins! Charlotte cara, è impossibile!».

Il fare sicuro che Charlotte si era imposta per raccontare la sua storia cedette a un momentaneo smarrimento nel ricevere un rimprovero così diretto, ma, poiché non era più di quanto si fosse aspettata, si riprese ben presto, e rispose calma:

«Perché ti sorprende tanto, cara Elizabeth? Ti sembra impossibile che, perché non ha avuto la fortuna di ottenere il tuo, Mr. Collins possa ottenere il consenso di un’altra donna?».

Ma Elizabeth, che con uno sforzo di volontà era riuscita a dominarsi, fu in grado di affermare con bastante naturalezza che era lietissima all’idea di diventare parenti, e che le augurava tutta la felicità.

«Immagino quello che provi», rispose Charlotte. «Devi essere sorpresa, molto sorpresa, dato che Mr. Collins così recentemente desiderava sposare te. Ma quando rifletterai meglio sulla cosa, spero troverai che ho fatto bene. Tu sai che non sono romantica, né lo sono mai stata. Tutto quello che desidero è una casa comoda e bella e, dato il carattere di Mr. Collins, la sua parentela e la sua posizione sociale, sono convinta che la probabilità che ho di essere felice con lui, è all’incirca quella che chiunque può sperare nel contrarre il matrimonio».

Elizabeth non seppe rispondere che: «Indubbiamente», e dopo una pausa penosa per entrambe, raggiunsero il resto della famiglia. Charlotte non si trattenne a lungo, ed Elizabeth poté riflettere bene su quanto aveva sentito. Ci volle del tempo prima che potesse assuefarsi all’idea di un matrimonio così poco assortito. La stranezza di Mr. Collins che in meno di tre giorni aveva fatto due diverse domande di matrimonio, scompariva di fronte al fatto che qualcuno poteva avere accettato. Elizabeth non ignorava che Charlotte aveva del matrimonio un concetto ben diverso dal suo, ma non si sarebbe mai immaginata che, messa alla prova, avrebbe potuto sacrificare ogni sentimento migliore al benessere materiale. Charlotte moglie di Mr. Collins! Le sembrava una cosa troppo umiliante! E alla delusione di vedere un’amica abbassarsi e scadere nella sua stima, si univa la triste convinzione che sarebbe stato impossibile per quella stessa amica essere neppure passabilmente felice nel destino che si era scelto.