Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo ventunesimo

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Capitolo ventunesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
Capitolo ventunesimo
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La discussione sulla proposta di Mr. Collins era ormai quasi esaurita; Elizabeth doveva sopportare soltanto le inevitabili conseguenze e, ogni tanto, le stizzose osservazioni di sua madre. Quanto a Mr. Collins, non esternava i suoi sentimenti con un contegno imbarazzato o avvilito, o cercando di evitare Elizabeth, ma con un fare rigido e un silenzio risentito. Non le parlava quasi e, per il resto della giornata, le sue attenzioni furono trasferite a Miss Lucas, la cui gentilezza nell’ascoltarlo fu un vero sollievo per tutti; specialmente per la sua amica.

Il mattino seguente non portò alcun miglioramento né al malumore, né al malessere di Mrs. Bennet; e anche Mr. Collins perdurava nel suo contegno di uomo ferito nell’orgoglio.

Elizabeth aveva sperato che il dispetto avrebbe abbreviato la sua visita, ma i piani di lui non subirono alcuna modifica. Aveva stabilito di rimanere fino al sabato successivo, e fino a sabato era deciso a restare.

Dopo colazione le ragazze andarono a Meryton per informarsi se Mr. Wickham era tornato, e per esprimergli il rimpianto per la sua assenza al ballo di Netherfield. Egli le raggiunse proprio mentre entravano in città, e le accompagnò dalla zia, dove si poté a lungo discorrere del suo disappunto, del suo dispiacere, e dell’interessamento di tutti. Con Elizabeth, però, convenne di essersi imposto volontariamente di non intervenire alla festa.

«Ho pensato», disse, «che era meglio non incontrarmi con Mr. Darcy; essere insieme nella stessa stanza, nella stessa compagnia per tante ore, era più di quanto avrei potuto sopportare; potevano sorgere degli incidenti sgradevoli e non soltanto per me».

Elizabeth approvò pienamente la sua prudenza: ebbero tutto il tempo di discutere a lungo la cosa e di scambiarsi l’espressione della loro reciproca simpatia, perché Wickham e un altro ufficiale le accompagnarono fino a Longbourn, e durante tutta la strada egli rimase sempre con lei. Cosa dalla quale derivò un doppio vantaggio: ella ebbe modo di apprezzare tutta la gentilezza del giovane e poté poi presentarlo a suo padre e a sua madre.

Erano appena rientrati, quando fu recapitata una lettera per Miss Bennet: veniva da Netherfield e fu aperta immediatamente. La busta conteneva un elegante foglietto dalla slanciata calligrafia femminile, ed Elizabeth si accorse che l’espressione di sua sorella si alterava nel leggerlo; osservò pure che si soffermava attentamente su alcuni periodi. Jane si ricompose però subito e, mettendo via la lettera, cercò con l’usata serenità di prender parte alla conversazione generale; ma Elizabeth si sentiva così inquieta da non riuscire a occuparsi nemmeno di Wickham. Infatti appena i due amici presero congedo, un’occhiata di Jane la invitò a seguirla di sopra. Quando furono nella loro stanza, Jane, tirando fuori la lettera, disse: «È di Caroline Bingley: sono molto sorpresa di quanto mi annuncia. A quest’ora hanno già lasciato tutti Netherfield, e sono diretti in città, senza nessuna intenzione di ritornare. Senti che cosa dice».

Lesse quindi ad alta voce il primo periodo con la notizia che avevano deciso di seguire immediatamente il fratello in città, così che quella sera stessa avrebbero pranzato in Grosvenor Street, dove Mr. Hurst aveva una casa. Il secondo diceva così:



Non voglio fingere di rimpiangere nulla di quanto lascio nell’Hertfordshire, tranne la sua compagnia, cara amica, ma speriamo in avvenire di godere di altri periodi come quello trascorso; per ora inganneremo il dispiacere con una frequente e intima corrispondenza; sono sicura di poter contare su di te.



Elizabeth ascoltava con diffidenza questo stile fiorito, ma, per quanto sorpresa di quella partenza improvvisa, non vedeva in essa nulla di preoccupante, perché la loro assenza da Netherfield non avrebbe impedito a Bingley di tornarvi, e, quanto alla perdita della loro compagnia, era convinta che potesse essere largamente compensata da quella di lui.

«È un peccato», disse dopo una pausa, «che tu non abbia potuto salutare le tue amiche prima che lasciassero la campagna. Ma perché non sperare che i felici giorni ai quali allude Miss Bingley, possano giungere prima di quanto ci si aspetti, e che quella deliziosa intimità che avete goduto come amiche, si rinnovi con più soddisfazione come cognate? Non saranno loro a trattenere Mr. Bingley a Londra».

«Caroline afferma chiaramente che nessuno tornerà nell’Hertfordshire per l’inverno. Ora ti leggo:



Quando ieri nostro fratello ci lasciò, credeva che gli affari che lo avevano condotto a Londra potessero concludersi in tre o quattro giorni; ma siamo convinte che ciò non sia possibile e, nello stesso tempo, sapendo che quando Charles è in città non ha tanta fretta di andarsene, abbiamo deciso di raggiungerlo perché non sia costretto, nelle sue ore libere, a stare in albergo. Parecchie delle mie amiche sono già tornate a Londra per l’inverno, e vorrei che anche tu, carissima, potessi essere del numero, ma non ci conto. Mi auguro sinceramente che il vostro Natale nell’Hertfordshire abbondi di tutta l’allegria propria di tali ricorrenze, e che i tuoi adoratori siano così numerosi da impedirti di sentire la mancanza dei tre di cui ti abbiamo privato.

È dunque evidente», aggiunse Jane, «che lui non tornerà per quest’inverno».



«È soltanto evidente che Miss Bingley non vuole che torni».

«Perché pensi così? Dipende tutto da lui. È libero. Ma non sai ancora tutto; ti leggerò il periodo che mi ha fatto più male. Non ti voglio nascondere nulla:



Mr. Darcy è impaziente di rivedere sua sorella, e a dire il vero anche noi non siamo meno desiderose di incontrarla. Non credo che Georgiana Darcy abbia chi la eguagli per bellezza, eleganza e compitezza, e l’affetto che ispira a Louisa e a me è rafforzato dalla speranza che possa diventare un giorno nostra cognata. Non so se ti ho mai accennato ai miei sentimenti al riguardo, ma non posso lasciare la campagna senza confidarteli, sicura che non li troverai irragionevoli. Mio fratello l’ammira già molto; avrà ora frequenti occasioni di vederla nella più grande familiarità, i parenti di tutti e due desiderano la cosa, e, se il mio affetto non mi acceca, credo Charles capace di conquistare qualsiasi cuore femminile. Con tante circostanze favorevoli, e nulla che possa contrariare questo affetto, sono forse in errore, diletta Jane, nel coltivare la speranza che si realizzi un evento che renderà felici tante persone?



Che ne pensi, Lizzy?», disse appena finito di leggere. «Non è abbastanza chiaro? Non dice esplicitamente che Caroline né si aspetta, né desidera che io diventi sua cognata; che è perfettamente convinta dell’indifferenza di suo fratello a mio riguardo, e che, sospettando la natura del mio sentimento per lui, cerca (con grande bontà) di mettermi in guardia? Si può avere un’altra opinione in proposito?»

«Sì, certo, perché la mia è totalmente diversa. Vuoi sentirla?»

«Ben volentieri».

«Te la dico in poche parole. Miss Bingley sa che suo fratello è innamorato di te; mentre lei desidera che sposi Miss Darcy. Lo segue in città con la speranza di trattenerlo lì e cerca di persuaderti che lui non si cura di te».

Jane scosse il capo.

«Jane, dovresti credermi. Nessuno di quelli che vi hanno visti insieme può dubitare del suo affetto. Neppure Miss Bingley stessa. Non è così ingenua. Se avesse potuto scoprire che Mr. Darcy nutriva verso di lei soltanto la metà di quell’affetto che suo fratello nutre per te, avrebbe già ordinato il corredo. Ma la verità è questa. Non siamo né abbastanza ricche né abbastanza altolocate per loro; e lei è tanto più ansiosa di unire Miss Darcy a suo fratello, in quanto spera che un primo matrimonio possa provocarne più facilmente un secondo, idea che mi sembra abbastanza ingegnosa, e la cosa potrebbe anche andare, se non ci fosse di mezzo Miss de Bourgh. Ma, cara la mia Jane, tu non vorrai credere davvero che, perché Miss Bingley ti racconta che suo fratello ammira Miss Darcy, egli sia per questo meno sensibile alle tue qualità di quando ti lasciò martedì scorso, o che lei abbia il potere di persuaderlo di essere profondamente innamorato della sua amica, invece che di te».

«Se avessimo la stessa opinione su Miss Bingley», rispose Jane, «il tuo modo di vedere la cosa mi conforterebbe molto. Ma io so che il tuo giudizio è ingiusto. Caroline è incapace di ingannare volontariamente qualcuno; e il massimo che io possa sperare, in questo caso, è che lei stessa si sbagli in perfetta buonafede».

«Benissimo. Non avresti potuto avere un’idea migliore, visto che non vuoi consolarti con la mia. Pensa pure che si inganna, così avrai fatto il tuo dovere verso di lei e non ti cruccerai oltre».

«Ma, Lizzy mia, potrei essere felice, anche supponendo che tutto andasse per il meglio, accettando un uomo, le sorelle e gli amici del quale desiderano che sposi un’altra?»

«Questo sta a te deciderlo», disse Elizabeth, «e se, dopo matura riflessione, trovi che il dolore di scontentare le sue sorelle è superiore alla felicità di essere sua moglie, ti consiglio senz’altro di rifiutarlo».

«Come puoi dire una cosa simile?», disse Jane con un pallido sorriso. «Sai benissimo che, per quanto addolorata dalla loro disapprovazione, non potrei esitare».

«Né io pensavo che lo avresti fatto, ed è per questo che posso considerare la tua situazione senza troppo compiangerti».

«Ma se non torna quest’inverno non avrò da pormi davvero nessuna alternativa. Quante cose possono accadere in sei mesi!».

Ma Elizabeth non volle prendere in considerazione l’idea che egli non tornasse. Le pareva che questa ipotesi fosse soltanto l’espressione dei desideri di Caroline, e non poteva supporre neppure per un attimo che questi desideri, manifestati in modo aperto o subdolo, potessero influenzare un uomo come Bingley che non dipendeva da nessuno.

Cercò di infondere nella sorella la propria fiducia, ed ebbe ben presto la gioia di constatare che vi era riuscita. Jane non era di carattere pessimista e si lasciò gradatamente indurre a sperare, anche se il timore ispirato dall’affetto vinceva talvolta la certezza che Bingley sarebbe tornato a Netherfield per appagare tutte le speranze del suo cuore.

Furono d’accordo nel convenire che avrebbero annunciato a Mrs. Bennet soltanto la partenza della famiglia, senza allarmarla a proposito della condotta di Bingley; ma quella parziale notizia bastò a preoccuparla, e si lamentò sulla disgraziata circostanza che faceva partire le signore di Netherfield proprio quando stavano per stringere una così bella intimità con loro. Dopo essersi rammaricata diffusamente, si consolò tuttavia pensando che Mr. Bingley sarebbe presto tornato in campagna e avrebbe pranzato a Longbourn; e concluse con la confortante dichiarazione che, anche se era invitato a un semplice desinare di famiglia, avrebbe avuto cura lei di fargli servire un pranzo coi fiocchi.