Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/307

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rassegna bibliografica 303

lo conchiude il poeta nella sua lìngua; e che spezzare altrimenti i costrutti, e gl’incisi stessi, diventi un continuo stonare. Se il Monti, col senso che aveva del verso italiano, senza intendere Omero, se lo fosse via via fatto leggere, e ricevuta nell’anima quella piena di suoni, si sarebbe avvisto da sé dello stonare che fanno da Omero le pose diverse e rotture del suo endecasillabo. E se noi leggessimo la prosa de’ Greci non a misura d’accenti ma della quantità metrica, come di necessità i versi leggonsi per sentire che versi sono, pregeremmo di più l’artifizio de’ suoni corrispondenti all’idea, e a ben tradurre ne avremmo norma, anzi ispirazione.

Questa e altre cose Ella potrebbe, signore, e col precetto e coll’esempio insegnare alla gioventù siciliana, che non può non tenere tuttavia degli spiriti greci. E acciocché l’insegnamento riesca e moralmente e civilmente più fruttuoso, essendo l’arte lunga e le ore fuggevoli, gioverebbe che, se Ella vuol dare ancora le dotte e ingegnose sue cure al tradurre, trascelga gli scritti e i luoghi più belli e più puri, e che più si confacciano alle condizioni del mondo odierno, non per lusingare i nostri difetti, ma per correggerli con la voce d’uomini i quali, con idee men rette e con sentimenti men alti, pur seppero e dire e operare così belle e nobili cose. Accolga i ringraziamenti e gli augurii del suo

dev.
Tommaseo.





Processo del Carnesecchi, e il T. X della Miscellanea
di Storia italiana.



Pochi fatti del cinquecento son tanto celebri quanto il processo di monsignor Pietro Carnesecchi, finito col fuoco nel 1569. Era il Carnesecchi un gentiluomo toscano di antico casato, poeta, bello scrittore, bel parlatore, talmente ben veduto dalla Corte toscana, che gli fu concesso d’aggiungersi il cognome de’ Medici. Divenne protonotaro apostolico, fu in corrispondenza coi più alti personaggi, e incaricato d’affari