Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/169

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delle preponderanze straniere 165

piú, quanto piú venne e viene allargandosi e moltiplicandosi questo mezzo. Ancora, venne e viene aggiungendosene un altro: la facilitá, la moltiplicitá de’ viaggi tra l’una e l’altra nazione cristiana, dell’orbe intiero. Stampa e viaggi crebbero notevolissimamente nel secolo scorso; stampa e viaggi crescono incomparabilmente a’ nostri dí. Quanto poi all’Italia del secolo decimottavo, si vede da tutte le memorie, che dal principio di esso e lungo esso s’accrebbe via via l’andare e venire di stranieri colti in Italia, e massime di colti italiani al di fuori; e che lo splendore delle colture nostre crebbe via via nella medesima proporzione. E quindi non ci sará giá possibile notare separatamente tutti i nostri uomini di lettere o di scienze che vissero piú o meno fuor d’Italia; perciocché sarebbe poco men che notare tutti quelli che avremo a nominare. — E prima, della poesia fu detto da alcuni storici letterari che ella risorse fin dal cader del secolo decimosettimo, per opera dell’accademia degli Arcadi allora istituita [1690]. Ma, come a molti, cosí a me paiono gli Arcadi aver fatto poco piú che mutare una vanitá, un’affettazione in un’altra, il seicentismo in un settecentismo poco migliore, i concetti in quelle sdolcinature pastorali che empierono tutto quanto questo secolo. Ma fu gloria di questo, che tra quel pessimo gusto e quella calca sorsero pur molti poeti diversissimi, occupatisi in quasi tutti i grandi generi della poesia, e molto opportunamente in quelli sopra tutti che mancavano per anche alla nostra. Perciocché ei bisogna pur dirlo; quell’«indulgere genio», quell’abbandonarsi alle volgari ispirazioni, quel venir facendo e rifacendo letteratura facile, che è vantato da taluni, seguito da tanti, massime in poesia, non riesce oramai né utile alla patria, né glorioso allo scrittore, nemmeno in poesia; e noi veggiamo all’incontro tutti i buoni e gloriosi del secolo scorso e del presente aver piú o meno fatto come Alfieri; cioè essersi messi di proposito, con fatica ed insistenza, a supplire a una mancanza, a riempire un vuoto delle lettere patrie. Ad ogni modo, fiorirono dalla fine del Seicento al 1814 Apostolo Zeno [1669-1750], Niccolò Forteguerri [1674-1738], Scipione Maffei [1675-1755], Metastasio [1698-1782], Alfonso da Varano [1705-1788], Goldoni