Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/388

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382 nota

deformanti si siano annidati anche in B, non foss’altro che in grazia della sua non piccola distanza genealogica (non cronologica) da x, e conseguentemente, della presenza di grafie peculiari di singoli amanuensi giá intervenute a perturbare la grafia originale1. Ma, anche nell’ipotesi piú favorevole, ossia che B fosse la replica piú scrupolosa di x, noi non avremmo potuto qui contentarci di riprodurlo poco meno che diplomaticamente: ché la presente stampa non può, per correre tra piú largo stuolo di lettori, farsi oscura di grafie antiquate disformi dall’uso odierno, ed anche per quelle che tale uso pur consentirebbe, deve fare i conti con le norme speciali adottate per i volumi della nostra collezione. Perciò mi limiterò a dire in breve che, per quanto si attiene alla rappresentazione dei suoni, alla riunione e divisione delle parole, ai raddoppiamenti consonantici, ai troncamenti ed elisioni è stato seguito in tutto e per tutto, riservate pochissime eccezioni, l’uso corretto contemporaneo2. Dove poi l’incostanza di B gli fa alternare forme diverse che siano però tutte egualmente compatibili con l’uso stesso, mi sono indotto, dietro il prudente esame di ogni singolo caso, a ricondurre ad una sola tutte le altre, ristabilendo una regolare ma non pedantesca uniformitá3.

  1. Degli usi grafici di L, molto piú lontani di quelli di B dai boccacceschi, non è il caso di preoccuparsi; alle parti del Dec. per cui il fondamento del testo è appunto in L. basta estendere le grafie adottate per il rimanente.
  2. Tra le eccezioni registrerò le forme oppinione oppinare e deriv., presummere, suppremo, faccendo, che sono costanti in B e nell’ortografia trecentesca, riflettendosi anche nelle scritture in latino. In rapporto al cosí detto raddoppiamento sintattico, che naturalmente ho eliminato dappertutto in coerenza alla norma generica indicata su nel testo, rilevo l’improprietá della vulg., che stampa al lor potere, al lor diletto, al lungo andare, (andare o tornare), al letto ecc., dove la l di al non è certo l’elemento articolare e la preposizione non può figurare che semplice. La doppia di bella nella locuzione di I 2475, che in B si legge bella cacheremo, è stata ritenuta prodotta da assimilazione di n inn. l, «ben la»; sembrò con ciò di rendere la bizzarra frase un po’ piú sensata di quanto sia la lezione accolta nella vulg. (cfr. Fanf., I, p. 280, n. 4). La medesima vulg. conservò in II 5022 il plur. partice di L, che andrá sicuramente ricondotto a partiche (sul modello di catholiche I 7821 di B); anche Anthiocia II 22510 e II 2274 di B non persuade (L ha Anthioccia, la vulg. Antioccia).
  3. Ad es, la copula, che in B è rappresentata generalmente con la nota tironiana (salvo pochi casi, in cui, principiando un periodo, assume la forma Et, oppure, incorporandosi all’art., con o senza aferesi o raddoppiamento sintattico, dá luogo alle grafie ei = e i, ellee le, e = e’= e i, el = e ’l = e il ecc.), è da me resa di regola con e e ed, e innanzi a parola che cominci per consonante, ed in-