Pagina:Boselli - Discorsi di guerra, 1917.djvu/105

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senso delle virtù civili: qui Massimo D’Azeglio pensò uno di quei romanzi che tanto parlarono all’anima nazionale; qui, in mezzo a voi, il primo regno italico fu la prima forma doli’unità italiana.

Qui fu pensata quella rivoluzione del 1821 che vergò la prima pagina del risorgimento; quel 1821 che si irradiò nel Piemonte e per l’Italia intera e dette combattenti e martiri alla libertà della Grecia; ed è vostro, nel suo spirito e nel suo martirio, quel Silvio Pellico che col suo libro inflisse la prima sconfitta morale all’Austria.

Poiché siete un popolo di precursori, io ben comprendo che s’intoni l’inno delle Nazioni, l’inno di quella società delle Nazioni che significa non utopia di fratellanza universale senza leggi e senza vigore, ma la ricostituzione degli Stati nel principio di nazionalità, con l’avvento del regno del diritto, e con la formazione di un progresso che, esplicandosi, giovi alla scienza, alla civiltà, alla felicità pubblica, alla pace sociale».

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Un’altra notevole manifestazione extra parlamentare dell’On. Boselli si ebbe il 6 Novembre dello stesso anno. In quel giorno si riunirono a Roma i Presidenti di tutti i Comitati della “Dante Alighieri„ allo scopo di svolgere quei lavori che, negli anni di pace, spettavano ai Congressi generali della patriottica Associazione Nazionale, della quale l’On. Boselli era da più anni Presidente e alla quale ha sempre dedicato con entusiasmo, mai diminuito, con fermezza di propositi, con fervore di italianità, le più ispirate energie.

In tale occasione pronunciò il discorso seguente:

Carissimi consoci — Vi sono momenti in cui il miglioro discorso è quello che si pensa e non si dice. In quest’ora io non vi dico ciò che penso: non ve lo