Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/249

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VARIANTI.

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piare. La ripetizione del quæ aggiunge molta forza all*espressione. Dei codici a penna ed a stampa parecchi hanno nulla; taluni nulli. Lo Scaligero invece di scelesta tene, legge scelesta rere sulla fede d’un manoscritto, ch’egli forse non ha mai veduto, e spiega: Tecum reputa quæ te manet vita; e non s’accorge, che esortar l’amica a pensare, a calcolare qual vita le rimanga, non è proprio di questo luogo, in cui la passione prorompe, e non è in corrispondenza con l’epiteto di scelesta, in cui si compendiano il disinganno il dolore e lo sdegno del poeta tradito, e la crudele soddisfazione di vedere abbandonata da tutti colei, che si disponeva ad abbandonarlo.

Il Vossio trovando in alcuni libri: nulla scelesta nec te, abborracciò subito: nullam scelesta noctem, con più coraggio del Fusco, che si era contentato di nulla nocte.


Pag. 174.          At tu, Catulle, destinatus obdura.


Turnebo emenda:

At tu, Catulled, obstinatus obdura;

la qual lezione, come Scaligero osserva, sembra più degna di Nevio ed Andronico che di Catullo. Non c’è ragione d’altronde di cambiare il destinatus in obstinatus, quando sì l’uno che l’altro hanno in origine lo stesso significato; e animo destinato diceano gli antichi per esprimere animo pervicace. Così infatti in certi dialoghi greco— latini, citati dallo Scaligero, troviamo: Uno animo destinati aut perire aut punire Alexandrum; dove destinati significa determinati, risoluti, ostinati. E destinare in senso di deliberar fermamente, stabilire, è usato