Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/292

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286 annotazioni.



Molto più potenti di quei versi d’Ovidio, che si vuol render ragione dell’amore e dell’odio:

Nequitiam fugio, fugientem forma redtllill,
     Aversor morum crimina, corpus amo.
Sic ego nec sine te, nec tecum vivere possum,
     Et videor voti nescius esse mei.

Meglio di lui Marziale:

Non amo te Sabidi, nec possum dicere quare.
     Hoc tantum possum dicere, non amo te.

Quest’incertezza, questa dolorosa contradizione dell’animo di chi veramente ama, è bene espressa dal Petrarca in quel sonetto:

Pace non trovo e non ho da far guerra,
     E temo e spero ed ardo e sono un ghiaccio,
     E volo sopra il cielo e giaccio in terra,
     E nulla stringo e tutto il mondo abbraccio.

Ma l’Amore, che, a dir di Platone, è moderato ed immoderato al tempo medesimo, e Dio immortale e morte volontaria; o come dice enimmaticamente il Marini:

Mutolo parlator, ricco mendico,
Dilettevole error, dolor bramato,
Ferità cruda dì pietoso amico,

l’amore, dicevo, riesce sempre a pigliare ilsoprav-