Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/300

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294 annotazioni.


Così il Vossio, di cui, come ho detto nelle Varianti, ho preferita la lezione.

Si favoleggiò che i Siri si astenessero dal mangiar pesce, perchè Venere, inseguita dai giganti, potè con l’aiuto di due pesci valicar l’Eufrate. La favola vien riferita da Ovidio in versi così pittoreschi ed eleganti, che non mi so trattenere dal richiamarli alla memoria del lettore:

Terribilem quondam fugiens Typhona Dione
     Tunc, cum pro cælo Jupiter arma tulit;
Venit ad Euphratem comitata Cupidine parvo;
     Inque Palcestinæ margine sedit aquæ,
Populus et cannæ riparum summa tenebant:
     Spemque dabant salices hos quoque posse tegi.
Bum latet, insonuit vento nemus; illa timore
     Pallet; et hostiles credit adesse manus.
Utque sinu tenuit natum. Succurrite, nymphæ,
     Et diis auxilium ferie duobus, ait.
Nec mora, prosiluit: pisces subiere gemelli:
     Pro quo, nunc cernis, sidera numen habent.
Inde nefas ducunt genus hoc imponere mensis.
     Ne violent timidi piscibus ora Syri.


Pag. 190.           Quæque Ancona, Cnidumque harundinosam.

In Ancona era un tempio di Venere ricordato da Giovenale:

Ante domum Veneris, quam dorica sustinet Ancon.

Varie colonne di quel tempio furono conservate nella cattedrale dedicata a San Ciriaco, famosa per i sarcofagi di tre santi e per la cupola ottagona, ch’è delle più antiche d’Italia.